VISCERALE AFFIDAMENTO - IV Domenica di Avvento (Anno B)

Una delle più grandi fake news dei nostri tempi e che purtroppo ha milioni di followers, è quella che presenta il Signore come lontano, irraggiungibile, praticamente inutile ed inesistente. Basterebbe guardarsi attorno per raccogliere motivazioni sufficienti a suffragare tale giudizio. Questa però è la religione di crede nella notte e si prostra al tanto male c’è. Quando diamo credito alla tempesta, chiudiamo ogni finestra e tappiamo la bocca ad ogni possibile angelo che viene a visitarci. E così la nostra fede si ammala, perché tarpare le “ali” all’angelo significa tagliare i ponti con il sovrannaturale di Dio per accontentarsi e arrendersi all’evidenza, al già visto, a quello che semplicemente c’è, e sappiamo che in questa fotografia colpisce sempre più quello che non va che il buono che c'è… E allora è vero che tutto sembra naufragare come tanti salmi descrivono. Passano le generazioni e i secoli e tutto rimane uguale, ma in realtà - il Natale ce lo vuole ricordare - Dio non ha dimenticato la sua promessa, perché “davanti al Signore un giorno è come mille anni e mille anni come un solo giorno”. “Il Signore non ritarda nell’adempiere la sua promessa” (2Pt 3, 8-9). Così a suo tempo è “pienezza del tempo” (Gal 4, 4), e nella sconosciuta Nazareth, attraverso la semplice Maria, l’antica profezia fatta a Davide si realizza al di là di ogni pensiero e possibilità umana. Maria può vincere il suo timore e la sua debolezza contando sulla relazione che Dio instaura con lei: “Come è possibile?” - “Maria, ti basta la mia grazia”- . Un atto di viscerale affidamento.

E quanto avvenuto allora ci spinge a pensare in grande e guardare con occhi nuovi, il che significa affidare i tanti “perché”, al “come” di Dio, il turbamento alla fiducia accordata ad un Padre. AFFIDARE ALLE SUE MANI, L’OPERA DELLA NOSTRE MANI e questo è CONCEPIRE (cose, concetti, azioni) verginalmente. Dare il primato a Dio.

Questo tempo liturgico è la terapia intensiva del sogno di Dio, di quello che di domenica in domenica, di preghiera in preghiera intuiamo, e se non rispondiamo “alla cura” prendendocene cura, il rischio è quello di mandare questo sogno in coma o addirittura farlo morire. L’angelo oggi è per te, parla la tua lingua ma con parole, aggettivi e tempi nuovi! Al rassegnati, dice “rallegrati!”, al bicchiere mezzo vuoto risponde con la “pienezza di grazia”, ai mille anni delle profezie con l’oggi di Dio. Forse anche il Re Davide ad un certo punto del suo percorso, si era illuso che tutto fosse nella sue mani: nonostante avesse sperimentato la visita speciale di Dio mentre pascolava il suo anonimo gregge, dimenticato da tutti; ed è come se si sentisse responsabile della custodia di Dio, un Giuseppe fuor di presepio; e vuole costruirgli una casa. Ma cosa possiamo noi? Non siamo noi a costruire Dio, l’idea di Dio, ma è lui a creare noi, a costruire il nostro cuore, la nostra salvezza, la nostra coscienza; certo in comunione con noi, ma Lui rimane l’architetto noi gli operai,… E se non è il Signore a costruire, noi invano fatichiamo (cfr. Sal 126)…. Allora questa pagina ci fa chiedere la liberazione da noi stessi, dalle intuizioni che non vengono da Dio. Come se Maria pronunciasse “Eccomi” ma aggiungendo “Secondo me, A modo mio” … o come se avesse detto: “ti servirò e ti seguirò ma non toccare il mio matrimonio”…. Non costruiamo noi la volontà di Dio, a noi sta il saper accoglierla, il saper fidarci della sua iniziativa; tutto parte da Lui.

E riporto la provocazione di un confratello di qualche giorno fa: ma il Signore non avrebbe potuto aspettare un po’ e fare le cose per benino, aspettare che Maria e Giuseppe fossero stati sotto lo stesso tetto, avrebbe evitato anche a loro un grande imbarazzo... O non avrebbe potuto attendere tempi migliori, un tempo nel quale non ci fosse stato più Erode e il dominio dei Romani…

Ed ecco raggiungerci quello spietato: “i miei tempi non sono i vostri tempi, le mie vie non sono le vostre vie”, che dà una profonda libertà a Dio, e a noi un senso di vertigine… Non esiste un tempo migliore, esiste un tempo favorevole, che si realizza quando è abitato dal Signore!

Se a Maria e Giuseppe fosse andata diversamente quella sarebbe stata tutta un’altra storia! Una normale conseguenza della natura, e della ragione e della logica causa ed effetto e forse la storia non sarebbe cambiata. Da allora la fede rimane sempre “certezza delle cose che non si vedono”! Allora al diavolo tanti ragionamenti, ci basti far risuonare quel “Io sono con te” qui ed ora, da ora e per sempre! E iniziare a rallegrarci, perché per il Signore non c’è tempo o terreno che non possa essere fecondo!

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei. (Lc 1,26-38)
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