UOMO TUTTO D'UN PREZZO - XXIX Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

Quante volte nel parlare comune diciamo che “tutto ha un prezzo”!

La vita lo attesta: quanto impegno, quanti sforzi di volontà, quanti sacrifici, quanta sofferenza… E così, quasi a voler dribblare questi aspetti, passiamo buona parte della vita alla ricerca dei saldi, e la restante a come non fare “sconti” agli altri (senza contare i giudizi che sprechiamo per abbassare il “prezzo” altrui… quasi a volerli svendere o azzerare!).

Ma in una accezione positiva questa affermazione - tutto ha un prezzo - ci può ricordare che la vita è davvero preziosa e che ogni moneta, ogni fatica, ogni sorriso ed ogni lacrima devono avere il loro perché! Purtroppo - con Wilde - dobbiamo attestare con una buona dose di cinismo che sempre più conosciamo il prezzo di tutto e il valore di nulla!

E se “ogni cosa vale il prezzo che il compratore è disposto a pagare per averla”, dobbiamo davvero augurarci di non essere dei taccagni avari, per essere capaci di dirci in onestà cosa siamo disposti a perdere e quale prezzo siamo disposti a pagare per rimanere umani e vivere di fede. E per questo non si può e non si deve mai staccare l’anima dalla storia. Essere cristiani non significa essere disincantati ed avulsi dalla storia e i suoi contesti, d’altronde Gesù era un uomo ebreo, cresciuto sotto le ali della Torà trasmessa da Maria, Giuseppe e l’ombra dello Spirito Santo.

Dare a Cesare quello che è di Cesare non significa immediatamente e per forza essere conniventi con una logica anti-evangelica, o essere dalla parte di una politica corrotta, o essere atei, quanto piuttosto accettare che il mondo abbia le sue leggi e i suoi re… Per questo abbiamo così tanto bisogno di rivolgerci a Dio con il titolo di “Signore” e “Re”, perché sia ben chiara la signoria e la regalità da onorare e servire, nel pieno rispetto del mondo in cui siamo. E perché rimanga accesa la riflessione che permetta e mantenga lo scarto anche per una obiezione di coscienza e una sana critica dei tempi che viviamo, nella libertà dei figli di Dio.

Il tributo a Cesare era una tassa che tutti gli abitanti della Giudea e della Samaria dovevano versare al potere imperiale. E poiché il cristiano è nel mondo, deve stare a quella moneta versata all’uomo “tutto d’un prezzo”. L’amore e la fedeltà all’imperatore passano attraverso il denaro; ma l’uomo “non del mondo”, sente di dover anche andare oltre ad uno stile nel quale tutto è misurato in base al prezzo pagato alla propria e altrui immagine, e rimane affascinato dall’uomo tutto d’un pezzo, Gesù, l’uomo dalla tunica di Lino che veste il legno della Croce.

Questa pagina riflette un nuovo volto dei rapporti. L’immagine di Cesare sulla moneta che serve per pagare, e l’immagine di Cristo-nella-nostra-persona, che serve per pregare.

L’uomo tutto intero appartiene a Dio e porta con sé l’immagine di Lui, e allora tutto intero deve ritornare a Dio. Purtroppo nella nostra vita l’immagine di Dio non è sempre così evidente. Concedere tempo e spazio alla vita spirituale significa lasciare che Dio metta mano all’immagine che ha dipinto in noi, e la riporti alla sua bellezza originaria. Se c’è una “moneta” che ap-paga il mondo di Dio, questa è proprio l’uomo, fatto di poco meno degli angeli, dice il salmo 8 - o secondo la traduzione moderna - fatto di poco meno di un dio…

Come diceva sant’Ireneo “la gloria di Dio è l’uomo vivente”. L’uomo risanato dalle ferite del corpo e dello spirito, liberato da tutte le sue catene… l’uomo capace di portare il cielo nella sua carne, il paradiso in ogni inferno. L’uomo capace di ascoltare e seguire la cartina geografica esistenziale, che conduce in quella Terra dove si può mangiare e bere e vino e latte gratuitamente, perché Cesare e Dio saranno eternamente riconciliati.

In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». (Mt 22,15-21)
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