UNA TERRA PROMESSA - XV Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

Potremmo dire che per la Scrittura non c’è cosa più sacra della Parola. Attraverso la Parola, Dio crea l’universo. Una Parola che è vita per la vita, per donare e mantenere la libertà dell’uomo. Una parola che genera, guida e sostiene la vita anziché ingannarla e toglierla. Invece, sui campi della storia, quanti morti causati dalle parole, quanti uccisi dalle promesse tradite, quanti feriti per parole vuote e vane! Abbiamo ascoltato nel profeta Isaia che la Parola che Dio pronuncia “non ritornerà senza effetto, senza aver compiuto ciò [...] per cui è stata mandata” (Cfr. Is 55,10-11). Ogni parola che Dio dice, Dio la porta a compimento, perché per Lui ogni parola è Promessa.

Certo questo non significa dimenticare le fatiche, le lotte e le lentezze dei tempi e delle modalità dei pensieri di Dio, quanto piuttosto trovare un invito a concentrarsi maggiormente sulla fedeltà e sull’onore di chi ha dato la sua Parola, da compromettersi a tal punto da diventarne garante, ipotecando la sua stessa vita nella vita del Figlio. Se il verbo si è fatto carne, è perché la carne possa parlare di Dio e con Dio, ed essere per sempre in Dio.

Vederla così ci permetterà di rimanere nella realtà di oggi con la fiducia nel domani di Dio. Non viviamo per ciò che passa, ma per ciò che resta, e troviamo nel Vangelo di Matteo (24,35) “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”. Abbiamo bisogno di una parola certa per nutrire la speranza e mettere a digiuno il dubbio. Abbiamo bisogno di una parola ferma per restare saldi e mettere radici. E per questo, nel Vangelo, ci viene incontro una parabola che ha per protagonista il seme.

La preoccupazione del Signore è proprio come quella di un padre che ha seminato il duro mestiere della vita nel cuore del figlio e che sogna di veder “ritornare le sue parole” nella vita stessa del figlio, nei suoi frutti. Proprio allo stesso modo, la Parola di Dio, che potrà ritornare al cuore del Padre, se il cuore del figlio la pronuncerà nella preghiera e la incarnerà nelle scelte e nelle azioni di ogni giorno.

Nel Vangelo di questa domenica, troviamo Gesù che sulla barca parla alla folla che ascolta dalla spiaggia, folla che in qualche modo si è “imbarcata” di lui ma sta a debita distanza, non è facile stare sulla stessa barca… Quante volte vogliamo il miracolo della risurrezione senza passare dalla fatica della croce… Quante volte vogliamo la pace della gita in barca senza passare dalla possibilità della tempesta.

Quei tali ascoltano, senza comprendere, ma quella santa ignoranza diventa il segreto per liberarsi dall’illusione di aver già capito tutto, e così sono costretti ad approfondire, a stringere una relazione ancora più autentica per dare da mangiare ai loro punti interrogativi, e scoprire che alla fine il segreto per capire è convertirsi… Non si tratta semplicemente di interpretare quelle parole con un sapere e una scienza umana, né di raccontare al meglio una pagina biblica, magari per sentirci confermati in quello che alla fine tutti in un modo o in un altro pensiamo e desideriamo, quanto piuttosto di salire nella stessa barca di Gesù e vivere di quella parola che dà la vita! Allora oggi vogliamo accostarci alla parabola del seminatore, non tanto per capire quale terreno siamo, quanto piuttosto per professare la potenza dell’unico-stesso seme, e di quel Dio in cui crediamo, che sparge il seme in qualunque terreno ci troviamo, e continua a lavorare, vangare, irrigare come uno zelante contadino… senza arrendersi, perché il nostro frutto è in qualche modo ciò che “lo fa vivere”, la sua ragione di vita.. e di morte!

Quella del seme è allora la parabola che racconta il modo in cui Dio si prende cura delle colture dei suoi figli… di ogni carattere, di ogni impedimento, di ogni fede! “perché egli sa di che siam plasmati” (Sal 102) E’ vero nel nostro cuore anche se crediamo, ci sono le preoccupazioni, l’inconstanza, le seduzioni di false ricchezze, le distrazioni, la superficialità, le sofferenze, spine e sassi, ma il Dio Contadino è interessato a quell’1% di disponibilità, di terra buona. Di tutte le ferite, piaghe e rughe della vita lui ne fa solchi dove piantare e seminare con abbondanza, senza paura di gettare e sprecare, perché neppure la pietra possa arrendersi alla sua durezza e dire sono stata scartata! Lui sa che da quella roccia può sgorgare acqua! “La pietra scartata è diventata testata d’angolo” (cfr. Mt 21)

E allora raggiunti da una parola così, dovremmo essere come i prati e le valli descritte dal salmo pregato, che “danzano e cantano di gioia”. Siamo destinatari di una Buona Notizia, di una parola feconda che può fare cieli nuovi e “terra” nuova, UNA TERRA PROMESSA!

Prendiamoci un attimo di pace e dopo aver fatto tutte le valutazioni del caso sediamoci e guardiamo davanti a noi, in noi(!) c’è un campo vastissimo tutto seminato, in ogni lato, in ogni angolo… Possibile che non spunterà e crescerà qualcosa di buono? La cosa davvero importante è stare nelle mani del seminatore, in una relazione di fiducia con il contadino e… le percentuali di produzione, sono un problema tutto suo!

Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti». Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice: “Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!”. Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono! Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno». (Mt 13,1-23)
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