UN AMICO VALE LA VITA - VI Domenica di Pasqua (Anno B)

In questa domenica, le metafore delle ultime settimane vengono come incise e dispiegate, e per l’Evangelista Giovanni, le parole di Gesù sull’amore, sono quella linfa vivificante che lo fa diventare “tralcio" dalla testa sul petto di Cristo, l’amato capace di ascolto, l’amico dello sposo, come l’altro Giovanni, il Battista. E l’amicizia resta una delle forme di amore più puro che esista, e che forse oggi è tra le più maltrattate. Infatti con molta, forse troppa, leggerezza ci si chiama tutti “amici”, va di moda chiamarsi fratelli, mentre in realtà basta rileggere a propria storia per ricordarci quanto sia vero che gli amici si contano sulle dita di una mano… In tal senso è disarmante entrare nell’intensità che ci consegna Gesù chiamandoci suoi “amici”. L’amico è colui che ha deciso di rimanere, il servo no, perché gli manca la libertà per sentirsi a casa; in lui tutto è ricerca di compiacimento in funzione di un compenso. E Gesù lega in maniera profondissima amicizia e vita, fino a dire che: “non esiste amore più grande di chi offre la propria vita per i suoi amici”. Un amico vale la vita… non solo nel senso che rende bella e piena l’esistenza, ma anche e proprio nel senso che ti chiede la vita… in termini di tempo, forze, energie, ascolto, perdono. L’amore è questo: “tutto di te nel tutto di me”. Questo è stato Gesù per i suoi discepoli. E l’amore rimane infatti il comandamento per eccellenza: “che vi amiate gli uni gli altri”… Ai nostri gironi sembra semplicemente una frase da chiesa, una frase da circostanza, un romanticismo fine a se stesso, ed invece è il segreto della vita, perché le relazioni, rimangono la ricchezza più grande!! Per Gesù è importante innanzitutto che tutti i suoi amici si amino gli uni gli altri, e questo ben oltre la sola reciprocità infatti… “Se amate solo quelli che vi amano…” (Mt 5,46). Troviamo qui un volano che rilancia continuamente: il Padre ama il Figlio, il Figlio i discepoli, i discepoli le genti, i “lontani”… fino ai nemici! Dobbiamo ammettere di non essere sempre all’altezza di un amore così. Sono troppe le ferite che magari hanno graffiato il nostro cuore, forse ci siamo sentiti traditi da sedicenti amici, che ci hanno sedotti e abbandonati, e ci ritroviamo nei versetti del sal. 54: “Se mi avesse insultato un nemico, l'avrei sopportato; se fosse insorto contro di me un avversario, da lui mi sarei nascosto. Ma sei tu, mio compagno, mio amico e confidente; ci legava una dolce amicizia, verso la casa di Dio camminavamo in festa”. Qui il cuore si spacca.

In questa domenica impariamo che quando si vive nell’amicizia con il Signore, si attira l’effusione spontanea dello Spirito, si calamita l’azione del Santo Spirito sceso su quei tali ancor prima del Battesimo . E proprio dallo Spirito prendiamo la forza per imparare l’amicizia che è amore esigente che richiede sempre obbedienza alla verità. É vero amico, chi sa anche contrariarti in nome del vero bene (!), e anche Gesù chiede obbedienza: “Voi siete miei amici (-non se fate tutto quel che volete!-) ma se fate ciò che vi comando”. Obbedire all’amore è bello, è liberante, è già portare frutto; obbedire senza amore, invece, è uno sterile ed infruttuoso legalismo!

Siamo amici perché “sulla tavola” ci è stato condiviso il Suo intimo segreto, e questo segreto è il Padre che ci ama per primo. Noi facciamo fallire l’amore quando lo trasformiamo in una nostra opera, quando vogliamo fare noi la differenza e portare noi la novità, invece: “non voi avete scelto me”. Non siamo chiamati ad inventarci nulla di nuovo per raggiungere la felicità. Gesù si pone come La Relazione che porta “la gioia PIENA"! Quella che san Francesco chiamava Perfetta Letizia! Il Signore sa che ci sono cose che danno gioia parziale, gioia in percentuale, gioia a metà, gioie mutilate, gioie incomplete… qui si parla di gioia piena! Una gioia che non è assenza di fatiche, ma qualcuno con cui attraversarle; partecipazione condivisa ad un amore più grande!

Ecco basta confrontarci seriamente sulle parole del Signore di questa domenica, per sentirci davvero piccoli: nel mio oggi, c’è qualcuno per cui sarei disposto a dare la vita (come sanno fare le madri, che oggi vogliamo ricordare in modo speciale)? Se la risposta è no, forse non sono vero amico di nessuno, forse non sto amando nessuno…

Allora ancora una volta ci mettiamo alla scuola di Gesù, ricordando che all’amico non si chiede che ci risolva i problemi, che renda facile l’esistenza, che paghi i nostri debiti, che ci faccia felici… insomma all’amico non si chiede la vita, ma la si dona… Lo sappiamo, nel Vangelo, amare fa sempre rima con dare, esperienza che ci fa scoprire che “c’è più gioia nel dare che nel ricevere”… che si trova la vita solo perdendola e perdendola non in sciocchezze ma nell’amore… e in un amore così mai più si muore, e si vive in eterno…

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri». (Gv 15,9-17)
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