SVEGLIATE L'ATTESA - I Domenica di Avvento (Anno B)

In tante situazioni, forse anche noi abbiamo l’impressione che, come il signore della parabola che parte e lascia la casa, il Signore dei Signori, il nostro Dio, abbia abbandonato la terra, e ci abbia lasciati un po’ orfani… vittime di noi stessi, in balia degli eventi. E scatta la complicità con il profeta Isaia che lotta a nome nostro contro “l’assenza” di Dio: “ritorna per amore dei tuoi servi... O se tu squarciassi i cieli e discendessi”, che ricorda quell’evangelica esclamazione “O Se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto”…

E il tempo d’attesa non va vissuto mani nelle mani, ma attraverso il ricordo del compito che ci è stato affidato “nell’attesa della sua Venuta”, del suo ritorno… La Parola ci ricordava “A ciascuno ha affidato un compito”, come a dire: tu hai diritto-di-vita, è bello che tu esisti, tu hai il tuo posto su questa terra, la tua missione. E per capirla bene e crederci, hai bisogno di “fare attenzione”, di “aprire gli occhi”, di “attendere”, “vegliare e vigilare”… che sono i verbi che ci consegna il tempo forte dell’Avvento gridandoci: SVEGLIATE L’ATTESA e fate quello che dovete fare!! E in questi giorni - in attesa di giorni migliori - stiamo imparando bene che cosa significhi vigilare e vegliare. Il Covid ce lo sta imponendo: stare svegli e attenti, sempre sul pezzo, perché ogni imprudenza potrebbe essere deleteria non solo per noi ma anche per chi ci circonda. Sempre desti… come il portiere e la sentinella che sono esperti della notte, attenti ai dettagli, e che non lasciano passare chiunque, che affinano la vista e sanno vedere anche nel buio.

Spesso pensare al Signore che deve tornare, si riduce al più a sentire che abbiamo i giorni contati. Ma il salmo 89 ci fa andare oltre e ci fa pregare così: “Insegnaci Signore a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore”. Non si tratta semplicemente di essere commercialisti e ragionieri, per non rischiare di andare in rosso sui nostri propositi e poi finire all’inferno. Quanto piuttosto uno svegliare l’attesa aprendo occhi, cuore e orecchie su quello che abbiamo vissuto e stiamo vivendo per inserirlo in una mappa di senso, all’interno di una storia che non è solo la “mia” storia votata alla morte, ma che è Storia di Salvezza promessa alla redenzione, e che fa parte delle grandi narrazioni di Israele, di un popolo che camminava nelle tenebre e che ha incontrato la luce della liberazione di Dio ed ha imparato a riconoscere nel suo cammino la presenza costante e fedele del suo Signore. Ecco il vero senso del saper vedere anche nel buio. Non perché si hanno gli occhi dei gatti, ma gli occhi della fede!

Sappiamo tutti cos'è una vita distratta e approssimativa, che perde pezzi, che non vede e si perde gli incontri. L’amore è cura vigile del dettaglio, è veglia sul riposo del neonato, e siamo tutti piccoli davanti al mistero della vita. E’ vero non sappiamo molte cose, soprattutto riguardo a quando queste accadranno… ma l’Avvento traduce così: “Se non ora, quando?”.

E così la vigilanza, accende e trasfigura il tempo incastonandolo in un “adesso” pieno di quella “Sapienza del cuore” che mi fa vivere l’oggi con Gesù, secondo il suo Vangelo, senza rimandare ad un imprecisato domani, come studenti che rimandano la preparazione dell’esame perché non hanno ancora la data e poi si riducono all’ultimo…

In portoghese aspettare si dice “Espera!” - ha in sé la parola sperare…Aspettare è anche sperare. E aspettare e sperare, hanno il sapore del CREDERE … credere che quel Signore tornerà, credere che nel buio c’è luce, nel silenzio una voce, nell’assenza una presenza… credere anche quando nessuno più lo fa, anche nella stanchezza di chi va controcorrente, per mantenere il cuore libero e accogliente, cosicché quando in una notte come tante, in un paesino come tanti, un giorno come tanti, arrivasse il Messia, l’atteso da tutti, non si faccia più l’errore che nessuno se ne accorga o dica che non c’è posto.

Dobbiamo sempre recuperare la certezza che “il Signore è vicino”, questo il cuore dell’Avvento. Egli è Colui che viene sempre incontro…

E in questa veglia vigile, ricorda che anche se sei manchevole in tutto, non manchi di nulla. San Paolo ci ha detto che non manchiamo di carismi, di doni di grazia, il primo dei quali è l’ascolto che domenica dopo domenica esercitiamo insieme… L’ascolto è la porta della fede ecco perché è necessario un portiere, perché le porte dei nostri sensi non perdano senso e soprattutto sappiano riconoscere colui che “sta alla porta e bussa”…

In un momento di silenzio proviamo a chiederci attraverso quale parola, persona, situazione, il Signore sta bussando alla nostra porta…e svegliando l’attesa, accogliamo la grazia.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!». (Mc 13,33-37)
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