SIEDITI E MANGIA - XXVIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

L’immagine della festa del banchetto di nozze, è l’immagine del dono di Dio che ci viene incontro, ci invita, ci chiama a prendere parte con Lui, dei suoi beni, della sua generosità, della sua grazi…

Ma spesso sembra che non ci possiamo concedere questa gioia, sotto tanti punti di vista: ci sentiamo inadeguati, poveri, non sappiamo cosa metterci, ci sentiamo fuori luogo perché diamo più ascolto alla tristezza e ai motivi di sofferenza che ci abitano dentro, siamo troppo indaffarati per fermarci e così manchiamo quell’appuntamento con la vita. In questa parabola il Signore racconta del suo popolo, parla di noi… Molte volte nelle pagine bibliche e ieri come oggi, sembra di avere a che fare con un popolo nauseato, malato nel gusto, tanto che spesso abbiamo “cattivo gusto” nelle cose, nelle relazioni, nei modi e nelle parole…

E come si può mettere a tavola un popolo inappetente o già sazio? E’ la domanda di tutte le pastorali… Ed ecco raggiungerci il solito scoraggiamento che ci assale quando vediamo declinare l’invito o assistere allo spettacolo della sala del banchetto vuota… si sente il retrogusto dell’ingratitudine, si ha l’amaro in bocca… ma il Signore sembra volerci dire che se anche il wedding planner non ce lo ha detto, nel “pacchetto” è da mettere in conto anche la delusione, fosse anche solo un pochino… Noi da soli non siamo all’altezza dell’amore, della fedeltà, del dono, del perdono, della grazia… in senso pieno.

Andarono ciascuno al proprio campo”… Non gli interessa!! Ciascuno coltiva il proprio orticello. Si fanno i fatti propri. Hanno altro per la mente, altri impegni, altre priorità… E addirittura abbiamo sentito in quella narrazione che dall’indifferenza si passa persino alla violenza. Talvolta l’indifferenza è una grande violenza! Violenza spesso distribuita a gratis, semplicemente perché la felicità e la gioia dell’altro irritano, indice di un non sano equilibrio dentro. (non è esagerato, pensate anche solo a qualche pagina recente di cronaca “li ho uccisi perché erano felici”)

Resta vero che invitare ad una festa espone sempre al rischio del rifiuto. Ma anche in questo caso, restando al testo, la festa non è rovinata! La festa non è rimandata! La festa non è finitaIl nostro Dio è lento all’ira ed è ostinato nell’amore e nell’invito a tavola. Condividere la tavola è condividere ben di più delle portate, è indice di fiducia, familiarità, confidenza, amore… lo sanno bene gli sposi per i quali la lista degli “ospiti da invitare” ha una grande rilevanza. Ecco perché… fuor di parabola il nostro Dio, che vuole fare alleanza con te, patto sponsale, andrà a cercarTI e a pescarTI, anche in mezzo alle piazze e alle vie più impensate! Perché questo banchetto è per te. La Chiesa è questo: è il popolo dei crocicchi, delle strade del mondo, delle periferie, dei confini…è edificio di pietre vive, spigolose e lisce, buoni e cattivi… perché a fare la differenza, non è la nostra, ma la sua, di bontà! “Tu imbandisci per me una tavola sotto gli occhi dei miei nemici”… i tuoi nemici vedranno il banchetto ricco di cibi deliziosi… E sapranno che quella festa è per te. E spesso “quei nemici” non sono gli altri, ma piuttosto il tuo carattere, la tua sofferenza, i tuoi fallimenti, la tua gelosia… che saranno disarmati dalla bontà di Dio. Quando si voleva onorare l’ospite gli si riempiva il bicchiere di vino … qui non basta … Quella coppa, dice il salmo - traboccherà - e sarà vino di Cana, il più buono che ci sia!

Siamo invitati all’abbondanza di Dio… eccedenza di chi non ha paura di “sprecare” bellezza e bontà.

E come in ogni banchetto che si rispetti si brinda alla motivazione che ci ha portati lì.. qui si brinda alla tua vita, alla tua storia, che in Dio è storia di salvezza: “Tutto posso in Colui che mi dà la forza”… il mio Dio è il Dio che mi dà la forza per andare avanti nella povertà e sobrietà come nell’abbondanza che mi dà la forza e dignità di esistere e resistere qualunque pandemia possa sussistere…

Allora siediti, mangia e fai eucarestia, apriti cioè al ringraziamento… E come come quando sei al ristorante con amici e familiari, e stanno passando portate via via sempre più pregiate e impegnative… e ti viene un po’ di ansia perché non è proprio chiaro chi pagherà, anche qui per noi si sta per passare un pane molto particolare, ma stai tranquillo perché c’è già chi ha pagato per tutti, tu devi solo ricordarti che non puoi stare nella festa senza cambiare abito. Senza cambiare le abitudini, le brutte abitudini, senza convertirti! La cosa bella è che troverai in quel pane la forza per farlo

Siediti, mangia, fai eucarestia… È per te!

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti». (Mt 22,1-14)
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