RESTI IN ATTESA... - XXXII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

Il tempo che stiamo vivendo ci aiuta ad entrare nel ritmo della parabola che il Vangelo ci ha regalato questa domenica. Giovani fanciulle in trepidante attesa… Ed improvvisamente ci accorgiamo di essere tutti nella stessa situazione, chiamati a guardare a quella “tensione temporale” che ci abita e ci mette tutti in attesa rispetto a qualcosa o qualcuno. In attesa che arrivi lo sposo loro, noi in attesa di una risposta, che arrivi una buona notizia, che il sogno si realizzi, che la Promessa si compia. E pensando a questi giorni, potremmo aggiungere, in attesa che arrivi il vaccino, che il Covid ci lasci; mentre invece i numeri che ci vengono forniti disegnano scenari sempre più drammatici. E più passano i giorni più corriamo il rischio di credere alla notte che avanza, e diventiamo anche noi sempre più stanchi, con il rischio di smettere di sperare e credere. La tentazione è quella che sia meglio dormirci su, per non svegliare una realtà scomoda, per recuperare le forze, o forse anche solo per staccare un po’ nella speranza di risvegliarci e pensare che si sia trattato solo di un brutto sogno. Non è facile l’arte dell’attesa. Oggi come ieri sembra tempo buttato via in una rocambolesca giornata storta: nella parabola tutti si addormentano, sia le fanciulle sagge che le stolte, lo sposo tarda, volano le risposte secche ed ingenerose, la porta viene chiusa…. Ma in tutto questo, ci viene assicurato che la notte non durerà per sempre, e che nascerà un nuovo giornobisognoso di essere lubrificato in tutti i suoi complessi ingranaggi da olio. Forse le prove quotidiane ci torchieranno non poco, ma come olive al frantoio, sapremo che quella spremitura produrrà l’olio necessario! L’olio, è sempre richiamo all’unzione dei re, sacerdoti e profeti, simbolo dello Spirito… Ecco per essere quello che sono chiamato ad essere la spremitura deve essere la mia, passando da quella del mio egoismo, del mio cuore, delle mie paure, dei miei desideri, dei miei peccati, delle mie ossa, e non può essere quella di un altro, come nessun altro può vivere al posto mio! Allora quel rifiutare l’olio - delle vergini sagge - non è cattiveria, quanto piuttosto la risposta giusta da dare, perché tanto quell’olio funziona solo con la tua lampada: il tuo dna, la tua storia, il tuo desiderio, il tuo linguaggio, la tua responsabilità personale.

Allora come le fanciulle, non ci resta che aspettare, restare in attesa, anche nella notte, e mi viene da dire, anche nell’assenza di olio (!) senza scappare, accettando l’eventuale fallimento proprio e quell’apparente ed estenuante ritardo che Dio sembra sempre accumulare rispetto alle nostre tabelle di marcia: 800 anni rispetto alle profezie di Isaia, trent’anni rispetto all’annunzio del Regno, più di 2000 anni rispetto alla sua attuazione in questo nostro oggi; fino ad accorgerci, in realtà, di una sua perfetta puntualità rispetto all’Evento della salvezza, che proprio come il mistero dell’amore, scatta e sboccia al momento opportuno, come, quando e perché non lo sappiamo mai! Certe cose o accadono al momento giusto o un attimo prima o dopo, sarebbero una forzatura, un nulla o persino un disastro… In quest’ottica un solo compito: restare in attesa e vegliare, perché “non sappiamo né il giorno, né l’ora”, ma sappiamo solo che quel momento accadrà e che quell’incontro ci sarà, e se anche il tempo ci logorasse e portasse via tutto l’olio, noi ci presenteremo con le lampade accese del desiderio e delle opere di luce compiute, che niente e nessuno potrà sottrarci. Allora in quest’attesa, diventa importante restare e dare il benvenuto anche ad ogni eventuale ospite “in-atteso” come fosse l’invitato d’eccellenza alla festa di nozze, e vivere ciò che capita, non sempre come un problema ma come una opportunità per produrre olio… Se non scappiamo possiamo rimanere sorpresi, perché in qualche modo come dice Rilke: “la vita ha sempre ragione”. La realtà ha sempre una verità più profonda della superficie. Quel vegliare diventa allora un scavare in profondità, un andare oltre, in un pregare, un meditare, un riflettere e agire che producono olio, fede in atto, Spirito Santo per un fuoco d’amore, luce di Sapienza che “si farà trovare fin dal mattino alla nostra porta”… Un teologo mistico Eckhart, diceva che “Dio è come un fiume carsico”: quando non lo vedi, è perché sta scorrendo in profondità per poi riaffiorare in superficie, al tempo opportuno, così è la sua luce e la sua voce nel buio. Il Signore ci aiuti a credere che dopo ogni notte ci sarà ancora un nuovo giorno. “La notte è avanzata, il giorno è vicino”, dice la Scrittura, allora alla Tua luce Signore, noi dichiariamo che vedremo la luce, porteremo luce, saremo luce, una lampada sempre accesa.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora». (Mc 25,1-13)
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