PANDEMIA: FARSI TUTTO A TUTTI - IV Domenica di Quaresima (Anno A)

Nessuno lo avrebbe mai potuto immaginare.

Quello che stiamo vivendo si presenta come lo scenario di un film di fantascienza, un racconto di Isaac Asimov… Eppure é tutto vero, e questa volta non è toccato agli altri, ma ad un noi che prende il nome di PAN-DEMIA: “tutto il popolo”. Un anonimo e abbondante TUTTI che diventa così tristemente un familiare NOI che pur isolandoci ci fa tutti così vicini e sulla stessa barca!

In tutto questo buio, la liturgia ci orienta oggi, ancora una volta, al coraggio e alla forza della luce, la prima “creatura” ad aver gridato “basta” alle tenebre! Fu la prima lotta, che si ripresenta oggi tra un virus-buio che non guarda in faccia a nessuno, e un sole che sorge su giusti e ingiusti, in uno sguardo che cerca di illuminare gli occhi di tutti. E quella luce biblica non è quella che si ferma all’altezza o alla bellezza di Eliàb, perché non è “secondo apparenza”. Quei fotoni non si fermano su quello che vede l’uomo… Il Signore vede in HD, e vede il cuore! Il suo sguardo va oltre e non si lascia sedurre dalla borraccia fashion quanto piuttosto da chi toccato dissetato dall’amore dimentica la sua brocca come la Samaritana, e diventa egli stesso vaso d’acqua, fiaccola che arde.

Allora quell’”apri gli occhi” che spesso ci rimbalziamo l’un l’altro, diventa: “Svegliati tu che dormi, il Signore ti illuminerà”… Nella rilettura di quello che stiamo vivendo in molti continuano a sperare in un risveglio che possa aprirci gli occhi. Avevamo gli occhi chiusi e pensavamo che tante cose potessero ormai essere date per scontate: la libertà, l’economia, la scienza, la tecnologia… grati per una buona qualità della vita, ora scopriamo quante cose ci mancano davvero, e di quanto eravamo ciechi o fermi su immagini e narrazioni false. E la realtà sembra lanciarci fango in faccia… Ma proprio questo è stato il sistema non convenzionale che ha usato Gesù, “fango negli occhi”, con quella profonda funzione di richiamare la nostra realtà creaturale e guarire la nostra cecità, costringendoci a risintonizzarci. Forse dovevamo essere spogliati di tutto per sentirci stirpe di Adamo e figli creati e amati da Dio. Certo a quale prezzo?!? Ma quante volte solo quando siamo con il sedere a terra prendiamo sul serio la vita, e quei campanelli d’allarme che magari da tempo ci dava il nostro fisico, o ci richiamavano i nostri amici e familiari, che ci sottolineava quella pesante stanchezza, o che provenivano dalla stessa sorella terra, e così via… Quante volte vogliamo perpetuare quel naturale gesto di chiudere gli occhi come appena usciti dal grembo materno. E quando ci sforziamo di aprirli siamo tentati di chiederci ma: “Di chi è la colpa?” Ecco non si tratta tanto di colpe. Il male fa parte della storia umana, ma è anche il luogo dove può emergere la forza buona che vuole vincere, e soprattutto la forza di Dio che vuole salvare! Quella luce non è per vedere tutto, ma per attraversare la valle oscura! E allora per fede e nella fede vogliamo credere che anche qui e oggi, ancora una volta, si manifesteranno le opere e la gloria di Dio, perché Dio trae l’uomo dal fango! Dio fa risorgere dalla morte! Dio fa passare dalle tenebre alla luce!

L’invito ad immergersi nella piscina di Siloe, vuole essere un forte richiamo battesimale: voler sprofondare ed essere avvolti in tutto, dal tutto di Dio.

Non è un tuffo a bomba, ma un cammino graduale, pian piano… come è avvenuto a quell’altro cieco del Vangelo che quasi in un miracolo mal riuscito, in un primo tempo dice di vedere confusamente alberi che camminano e solo in un secondo tempo mette a fuoco che si tratta di uomini; così oggi, questo cieco, parla in un primo tempo di essere stato guarito da un semplice “uomo”, che poi diventerà “profeta” e solo successivamente “il Signore!”…

“Forse siamo anche noi ciechi?”. Può essere che mai come oggi me ne stia rendendo conto, ma ecco, ora so più di prima che la nostra cecità dalla nascita, quando non è negata, non è senza rimedio! E io vedrò la gloria di Dio!


In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so». Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!». Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori. Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane». (Gv 9,1-41)
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