OGNI BENEDIZIONE - II Domenica dopo Natale (Anno B)

Come ogni anno, la liturgia ci fa aprire l’Anno Nuovo all’insegna della Benedizione. E poiché non si tratta di un gesto scaramantico o di un semplice esercizio retorico o di ottimismo, e perché talvolta è così difficile pronunciare buone parole su un tempo complicato, come il nostro, è il Signore stesso a farlo, a benedirci: “con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo”. È Cristo la nostra benedizione in ogni tempo… Quanta energia sprecata a cercare di attirare la benedizione su di noi, nel cercare qualcuno che dica bene della nostra vita, del nostro operato, del nostro aspetto, del nostro vivere le relazioni. Ma su di te c’è già ogni benedizione in Cristo!

La pagina del Vangelo, ripresentandoci la figura di Giovanni il Battista, sembra farci ritornare indietro, all’inizio dell’Avvento, all’origine del cammino che ci ha condotti al Natale di Gesù, e ci riporta a quella voce profetica che preparava la strada. Per capire ogni oggi, occorre tornare al principio… ed “In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio”. Una parola, una sapienza che viene a farsi carne, a mettere la tenda tra di noi, per abitare in mezzo a noi. Mentre la superbia abita le altezze e ci fa altezzosi, la sapienza cerca di mettere “i piedi per terra” e venirci in contro. E poiché non si tratta di un “principio filosofico” ma di un principio vivo, di un Dio Vivo, l’autore sacro, parla di radici… E se anche fosse difficile fargli spazio, se anche tutti gli alberghi della terra fossero pieni, basterà un piccolo spazio di fortuna, come una stanza degli animali adibita a grotta di cielo, palazzo regale per accogliere il re umile, affinché egli venga. Come a dire che basta un piccolo angolo di me, un piccolo spiraglio di desiderio, un quadratino di terra di volontà, e quella Sapienza, con l’audacia della ginestra, pianta le radici e fiorisce… a dire che non è la circostanza avversa a fermare l’azione di Dio e neppure il nostro peccato!! Anzi quella Sapienza viene ad aiutarci a “mettere pace nei nostri confini”… a riconciliarci con i nostri limiti, a farci fare pace con le nostre fragilità e con i nostri fratelli.

In questo tempo di parole negative, di parole-contro, il Vangelo continua ad affermare che la parola vera è quella che pronuncia Dio. Gesù è il verbo del padre, la Buona Notizia. Quanto sarebbe importante mettere, nella vita di tutti i giorni, tra la reazione spontanea e l’azione responsabile, la sua Parola… Tra l’istinto e la decisione la sua Parola, tra le nostre parole e azioni, la sua Parola.

Sappiamo bene che nelle nostre case e nelle nostre relazioni, la fine dell’amore inizia quando cominciamo a non rivolgerci più la parola buona, quando smettiamo di benedirci gli uni gli altri, quando non comunichiamo più perché “abbiamo gettato la spugna”… (Nel pugilato, per evitare una brutta sconfitta al pugile, l'allenatore può gettare sul ring l’asciugamano - una volta la spugna - per terminare il combattimento). Ecco il Signore non si stanca di camminare con noi e di benedirci, di combattere con noi, le nostre battaglie, di incarnare la sua parola, perché qui la partita è troppo importante! Allora, tra i tanti rumori del mondo, dobbiamo imparare da Giovanni a farci voce di quella parola che dice: “Sono con voi tutti i giorni, e sono venuto perché abbiate la gioia, e la vostra gioia sia piena!”. E dobbiamo imparare a farlo con quella semplicità ed umiltà del precursore, che mette argini al narcisismo: la luce non sono io! Ma voglio vivere di quella luce! Che belle quelle persone che illuminano da dietro le quinte… sono gli operatori del set, operatori della luce, eppure per il mondo, le star, le stelle piene di luce, sono quelle che si trovano davanti ai riflettori…

In questo senso Giovanni ha preparato la strada anche per noi. C’è un potere tutto da imparare: “A quanti […] lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio”… Uno stato di grazia da ricevere! Se prima stavi su questa terra in punta di piedi e con terrore, quasi a chiedere permesso ad ogni movimento, come uno schiavo - e ciascuno sa di chi, e di che cosa - ecco da figlio, puoi abitare con più serenità e disinvoltura, perché nonostante i forti venti degli eventi contrari, quella tenda piantata in mezzo a noi, è ben salda, forte dei suoi picchetti, la cui parola ebraica ha la stessa radice del nostro “Amen”, parola solida, come un tronco di faggio, che si fa croce robusta per la tenuta di tutto e di tutti… Possiamo capire e vivere il potere dei “figli di Dio” , solo così: se accettiamo con Gesù il cammino verso la pasqua. Solo se ci specchiamo nel mistero d’amore del Padre e del Figlio, figlio che è venuto a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, con quelle fasce che conosce bene, con cui è stato avvolto a Betlemme e bendato nel sepolcro di Gerusalemme.

Ecco Signore sei venuto ad abitare in mezzo a noi, fa’ che né morte, né vita ci facciano abitare lontano da te.

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato. (Gv 1,1-18)
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