NELLA STESSA BARCA - XIX Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

La pagina del Vangelo di questa domenica, è stata l’icona biblica che ci ha accompagnati in questi tristi mesi di Pandemia, proclamata da Papa Francesco quasi “come fosse la prima volta”, in una piazza “congedata”, deserta.

I discepoli portano ancora in grembo una cesta di pane avanzato a testa, segno tangibile della Provvidenza di Dio e della forza della condivisione fraterna che moltiplica, e sazi negli occhi, nel cuore e nella pancia, vengono congedati da Gesù e “OBBLIGATI” alla traversata del mare - anche perché diciamocelo - Non è facile lasciare un luogo dove si è avuto successo e si è mangiato gratis! Ma talvolta alcune cose vanno lasciate altrimenti ci rubano il cuore, alcune scelte sono necessarie per passare dal segno al senso più grande a cui questo rimanda, dal dono a Colui che ha elargito quel dono… per non rimanere a bocca aperta davanti a quel “uomini di poca fede” …“voi mi seguite solo perché vi siete saziati”…

Allora Gesù spinge i discepoli ad entrare nel mare, come Lui stesso sarà spinto nel deserto dallo Spirito… perché la vera fede non promette di far evitare le prove che la vita porta con sé, ma le fa attraversare! E proprio come all’improvviso può venire una brezza leggera, e Dio lì si può rivelare, come accadde ad Elia in fuga dal re Acab… All’improvviso può venire la tempesta, e ci sono tempeste che neppure il meteo.it può prevedere… ma dove ancora Dio può provvedere (!) Perché dobbiamo metterci in testa che i venti contrari non significano che Dio sia contro di noi! D’altronde le contrarietà rientrano proprio nella promessa che Cristo ci ha fatto insieme al centuplo (cfr. Mc 10,30), e sono importanti perché l’euforia del centuplo non offuschi e perverta il senso della fede: non credo per quello che Dio può fare, ma per quello che Dio è. E i miracoli rimangono solo dei meravigliosi segni transitori, che dovrebbero portare a vivere la festa della fede.

Spesso, come dice il salmo, “nella prosperità l’uomo non comprende” e ha bisogno di uno scossone per attuare quel passaggio dal “sentito dire” al fare esperienza, dall’emozione al sentimento, dalle parole alla fede,…

E per questo passaggio è emblematica la figura di Pietro in balia delle onde, costretto ad uscire fuori da sé e dalla sua barca, dalla sua professione di pescatore, dalla sua capacità di saper nuotare, un Pietro che oscilla fra Gesù e l’abisso, fra fede ed incredulità. Un Pietro che saggiamente non chiede di far cessare la tempesta, ma di camminare sulle acque agitate dalla tempesta… e che quando guarda a Gesù compie l’impossibile, ma appena pone l’attenzione sulle circostanze, sul rumore del vento, sulla violenza delle acque, sui fulmini e sui lampi, sprofonda… perché la paura paralizza tutto il resto. Impariamo allora che nella paura, la manovra d’emergenza è rinnovare la nostra fede! Fidarci ancora e ancora di Dio. Se andiamo per un attimo a fondo é solo per rivivere l’immersione nel nostro battesimo, per ricordarci il nostro essere totalmente avvolti da Lui e totalmente salvati da Lui: “Signore Salvami”…. E’ tutto contenuto in questa giaculatoria. Da soli non ci salviamo! Da soli non ce la facciamo! Allora davvero come troviamo nella prima lettera di Giovanni “la vittoria che vince il mondo - che vince la tempesta, la paura, i venti contrari - è la nostra fede”! E questa fede ci fa guardare alla mano che ci viene offerta nella prova, come alla nostra àncora che ci tiene saldi e fermi, credenti e credibili nello sviluppare e produrre nuove energie di amore e strategie di solidarietà, capaci di arginare e “battezzare” le acque del male nella certezza di essere “più che vincitori” (Rm 8,37) allora “coraggio non abbiate paura!

E per concludere vorrei riprendere proprio il messaggio di Papa Francesco nell’eco di quella piazza s. Pietro vuota: “[…] Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca […] ci siamo resi conto che non possiamo andare avanti ciascuno per conto proprio, ma solo insieme […] E’ tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri […] L’inizio della fede è saperci bisognosi di salvezza - Signore salvami! - […] Abbiamo bisogno del Signore come gli antichi naviganti, delle stelle […] Con Lui a bordo, non si fa naufragio. Egli porta il sereno nelle nostre tempeste, perché con Dio la vita non muore mai! Abbiamo un’àncora: nella sua croce siamo stati salvati. Abbiamo un timone: nella sua croce siamo stati riscattati. Abbiamo una speranza: nella sua croce siamo stati risanati e abbracciati affinché niente e nessuno ci separi dal suo amore”.

[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo. La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!». (Mt 14,22-33)
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