IO NON SONO... MA TU SEI! - III Domenica di Avvento (Anno B)

Ci stiamo avvicinando alla celebrazione del Natale, Evento dell’incarnazione del nostro Dio, e questa terza domenica d’Avvento, porta con sé tutta questa luce e gioia…! È vero, stiamo vivendo giorni tutt’altro che luminosi, giorni pieni di tante ombre, ma nella fede vogliamo “battezzarle” e disarmarle, leggendole come attestazione e testimonianza della luce stessa, perché che se c’è ombra allora vuol dire che c’è luce!

E la liturgia, anche questa settimana, ci presenta Giovanni Battista, “l’uomo mandato da Dio”, il testimone per eccellenza di questa luce, che già nel suo nome annunzia profeticamente “il Signore fa misericordia”; perché tutti i Giovanni della terra, tutti i testimoni e tutti noi, possiamo essere ricettori e portatori del messaggio di Isaia che è messaggio di consolazione e di risveglio del desiderio di Dio: "Lo Spirito del Signore mi ha mandato a portare un lieto annuncio”. Giovanni viene a noi vestito di essenziale, per non togliere attenzione al messaggio e a colui che lo incarna. Lo “svestito” Giovanni viene a rivestirci a festa, con un abito nuovo, con il mantello della liberazione, l’efod della libertà, i calzari della consolazione, il turbante della scarcerazione, la tunica della verità… in un abbinamento - oggi d’obbligo - con una mascherina e il motto: “su le mascherine e giù la maschera”… Giovanni è un testimone che si mette a nudo, per ricordarci che il Signore, che viene anch’egli nella nuda carne di un bambino, è venuto a rivestirci di grazia come un giardino fiorito…con i colori e le sfumature che neppure Salomone con tutte le sue ricchezze e i suoi sontuosi abiti può eguagliare. E Giovanni sa rimanere nella verità, sa rendere ragione alle domande di quella commissione di inchiesta che gli è stata inviata: “Chi sei?” - “Adamo dove sei?” - “Giovanni chi sei?”.

E Giovanni di cui Gesù stesso dirà “non vi fu tra i nati di donna, un uomo come lui” non risponde con quell’arrogante “ma lei sa chi sono io”, anzi controbatte: “Io non sono”. Io non sono nulla!! Se sei in Dio, sei nella pace e non hai bisogno di idoli e di false immagini, né etichette o titoli.

Allora ha senso far risuonare anche in questo tempo quel “Siate sempre lieti e rallegratevi in ogni tempo”…Perché se ciascun giorno ha la sua pena, è anche vero che ogni tempo ha la sua luce, la sua salvezza, perché abitato dal Redentore…

Benedetto Giovanni, che in un'epoca malata di protagonismo e piena di narcisismo, non porta se stesso, ma porta semplicemente una voce, che è ancora di meno che una parola! Benedetto Giovanni che con franchezza, coraggio e realtà ci insegna il registro del limite: “io so di non essere”! Io con acqua, Dio con Spirito. Siamo chiamati a mettere in gioco il nostro poco, il nostro semplice, il nostro limite… Siamo chiamati ad essere Giovanni e a raddrizzare la via, perché la via già c’è (!), e anche colui che la abita (!). Chiamati a togliere gli ostacoli di una fede pesante, di una osservanza sterile, di una predicazione diabolica… che seduce e porta a sé bloccando l’azione di Dio… Chiamati a svegliarci, perché forse dobbiamo ammettere di non aver fatto tanti passi in avanti rispetto a quella situazione che Giovanni tratteggia: … “in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete”. Allora siamo esortati a non perdere più tempo, per crescere in questa conoscenza dell’amore di Dio e chiamati a portare la sua luce, perché se non illuminiamo, rischiamo di spegnerci.

Per farlo e per continuare a dire che non dobbiamo arrenderci alla notte, talvolta dobbiamo essere contro-corrente come il Battista, dei santi “ribelli” - cioè capaci di combattere - bellum - la buona battaglia, lasciando quelle inutili!

Benedetto Giovanni, perché ci insegna a guardare agli altri come a semplici “voci”, cioè come a poveri fratelli, senza caricare le loro spalle di cose impossibili. L’altro, per sapiente e grande che sia; e per forte che sia il legame che ci stringe a lui, non è il Messia!

Il Natale ogni anno ce lo fa ricordare: il Messia non sei tu, il Messia non sono gli altri, e tutti ci mettiamo in Sua attesa perché tutti ne abbiamo bisogno!Lasciamoci ispirare dal presepe per non smarrirci nell’immaginazione di un dio diverso, e anche noi, andiamo ad adorarlo!

Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa». Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando. (Gv 1,6-8.19-28)
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