IMMUNITÀ DI GREGGE - IV Domenica di Pasqua (Anno A)

Nella prima lettura di questa domenica risuona una domanda familiare: “Che cosa dobbiamo fare?” E’ l’interrogativo di colui che è divorato dal senso del dovere, magari inculcatogli dai genitori fin da piccolo o semplicemente appreso dallo stile responsabile della vita o il segno, forse, di una iperattività che vuole tenere lontana l’inattività e il silenzio, per “non pensare troppo”, ma anche l’espressione dal benevolo desiderio di colui che vuole semplicemente prendersi in mano la vita, reagire ed agire e capire bene la propria vocazione, il proprio posto nel mondo …

In tutto questo il segreto liberante, che ci consegna la Pentecoste dei discepoli, è quello dello spostarsi dall’ottica del “fare…fare”, per mettersi in quella del “lasciarsi fare”, lasciarsi usare, lavorare, condurre, lasciarsi parlare dallo Spirito Santo… Mettersi nell’ordine delle idee che per il Figlio di Dio, il battezzato è colui che è immerso nell’iniziativa dello Spirito Santo che precede e accompagna ogni azione, che la illumina, la fa intuire e la sostiene: “Se viviamo nello Spirito, camminiamo altresì nello Spirito” (Galati 5:25); così come in Giovanni 6,57 si legge: “Colui che mangia di me, vivrà per me” (Gv 6,57). Camminare nello Spirito significa comportarsi in maniera “degna della vocazione ricevuta” (Ef 4,1) cercando di conformarsi a Cristo che “patì per noi, lasciandoci un esempio, perché ne seguiamo le orme” (1Pt 2,21). E in quel camminare nello Spirito, siamo i primi a testimoniare, ciascuno nella propria vocazione, che c’è sempre Qualcuno che cammina davanti a noi, Qualcuno che apre cammini e traccia sentieri come un buon pastore sa fare con le sue pecore:“Eravate erranti come pecore, ma ora siete stati ricondotti al pastore e custode delle vostre anime”. La “voce alta” (At 2,14), con cui il Signore risorto si presenta a noi oggi, non è altro che la potente voce del pastore capace di condurci verso l’abbondanza (Gv 10,10), la pienezza di una vita nuova: il senso di ogni vocazione.

Quando si vuole arrivare alla vita piena per altri sentieri, si diventa ladri e briganti, quando si vuole raggiungere Dio, per altre strade, spesso ci si inganna e ci si fa del male.

La fatica del mestiere del vivere è quella di affidarsi ad una voce sicura che spesso ci chiederà territori incerti: “Essi non capirono di che cosa parlava loro”, come quando Abramo ricevette quel “Vattene dalla tua terra”, Mosè quel “libera il mio popolo”, Maria, il saluto di un angelo e la promessa di un figlio di cui essere figlia e madre. Senza tante garanzie e sicurezze se non quelle di una voce affidabile, è la fiducia che basta alle pecore, anche per via della loro poca vista. Non è la logica del branco, dei pecoroni, di chi non usa la testa, quanto piuttosto quella dei discepoli fedeli, che conoscono e sanno in Chi hanno riposto la loro fiducia.

In questi giorni abbiamo sentito parlare di una possibile via di salvezza in quella che è definita “l’immunità di gregge”. In questa domenica questa immagine si apre al senso della Chiesa, della comunità, della famiglia: ci salviamo insieme! Questo “insieme” non livella l’identità, ma la libera e la fortifica, rendendoci capaci di affrontare anche i lupi rapaci. Solo in questo insieme santo saremo pronti per celebrare nuovamente l’eucaristia … che forse tante e tante volte abbiamo “consumato” senza renderci conto che la “comunione tra di noi” ne è, come direbbe San Paolo, la condizione necessaria per la sua vera celebrazione: essere corpo nel corpo di Cristo, Corpo di cui Cristo è il capo. Chiesa di cui Cristo è la porta. La porta, mai come in questi giorni, ha assunto nelle nostre quarantene un forte significato simbolico, l’abbiamo guardata con tenerezza e con rabbia, come un limite, un confine ... e con il gran desiderio di una “gita fuori porta”. La porta diventa sintesi di tutta la vita umana che è un continuo entrare ed uscire, dal grembo materno fino alla bara, un dentro e un fuori… un entrare ed uscire da situazioni, incontri, emozioni, male e bene, salute e malattia, connessioni e disconnessioni, alti e bassi… e così (non solo fisicamente!), abbiamo pulito e lustrato gli stipiti delle nostre porte, anzi li abbiamo unti con l’olio del Cristo, con il sangue dell’Agnello, a chiedere di lasciar fuori il nemico invisibile e ad implorare di far entrare dentro il mondo buono degli affetti e delle relazioni che abbiamo dovuto necessariamente lasciare fuori! Cristo Gesù, morto e risorto, è la Porta che fa entrare la vita nella vita del Padre.

Per noi mettere al centro la porta significa mettere al centro il Signore … In questi giorni, nei quali il paese si prepara a ripartire, noi vogliamo ripartire da Cristo, dal mediatore della salvezza … e una volta usciti fuori, ricordarci dell’esperienza fatta dentro e della grande necessità di un pastore, di una guida, per non sprecare neppure una briciola di vita e non tornare a barricarci dentro, impauriti. Signore, una volta fuori, non lasciarci abbindolare ed incantare dalla voce dei ladri e dei briganti ... e ricordaci di come ci hai parlato “a porte chiuse”. La voce del pastore ha il suono delle pecore! Quel suono canta la rivelazione di un Dio misericordioso che ci conduce con il bastone ed il vincastro per difenderci ed indicarci la strada e che prepara per noi una mensa, perché non vengano meno le forze.


In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza». (Gv 10,1-10)

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