IL VERO RELAX - XIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

Nel Vangelo ci troviamo all’indomani di quella che potremmo definire una vera e propria campagna di evangelizzazione, e per Gesù e i suoi è tempo di bilancio. Un bilancio in negativo. A tal proposito basta evocare città come Corazin, Betsaida, Cafarnao, tappe di questo “pellegrinaggio", per richiamare la profonda ingratitudine della gente che aveva assistito alle grandi opere del Signore, ma con scarso interesse e soprattutto senza produrre frutti sperati di conversione.

E laddove l’uomo avrebbe ricapitolato tutto questo in una grande maledizione per il fallimento vissuto, Gesù risponde con una benedizione: “Ti benedico o Padre”, e questo perché sceglie di vivere sotto il pieno controllo e dominio dello Spirito e non della carne (Cfr. II lettura). Gesù raccoglie il fallimento e lo mette in preghiera, perché sa che l’amore del Padre non è direttamente proporzionale ai risultati, tanto meno al successo così come lo intende il mondo. Questo modo di vivere e vedere le cose sarebbe ancora la logica della carne. E così ci viene insegnato che tanto più viviamo il “no” del mondo, il “no” degli uomini, tanto più ci verrà in contro il “si” di Dio. E il sì di Dio, l’Amen di Dio, è Gesù il Cristo, che ci ricorda: “ti basta la mia grazia”, “Quando sei debole, è allora che sei forte”.

È proprio in questa linea che il profeta Zaccaria può ancora rivolgere alla devastata “figlia di Sion” parole di speranza, di gioia e di pace… Perché in mezzo alle rovine di Gerusalemme “viene il Signore”. Il nostro Dio è capace di venire a porte chiuse, ma anche a porte divelte, in mezzo ai nostri disastri! Questa pace può essere ritrovata solo se si passa dalla consapevolezza di essere “cumulo di macerie”; solo se si passa dal totale disarmo, e si accetta di diventare “miti e umili di cuore” abbandonati cioè nelle mani del Padre, per godere del relax nello Spirito: “Venite a me voi tutti che siete stanchi ed oppressi, io vi darò ristoro”.

Troppe volte nelle scelte di ogni giorno abbiamo la tendenza a mettere, come si suol dire, il carro davanti ai buoi. Il carro delle pesantezze, dei dubbi, delle fatiche e dei timori, degli affanni e delle preoccupazioni, ma “chi prende mano all’aratro e si volge indietro, non è degno di me”, cioè non è fatto per gustare questo misterioso riposo del cammino di grazia; e purtroppo se mettiamo il carro davanti ai buoi anche se siamo nell’illusione di guardare avanti, e come se stessimo guardando indietro… il Signore ci sta proponendo un “pacchetto benessere” che ci ricorda che “a ciascun giorno basta la sua pena”, e per questo ci invita a prendere il giogo con lui per ricordarci che in questo andare non siamo soli, si affianca come il viandante misterioso dei discepoli di Emmaus, e ci aiuta ad andare dritti sui campi della vita, a non smarrirci, a non lasciarci sopraffare dagli affanni.

Queste sono le “cose” rivelate ai piccoli, che sono i destinatari privilegiati dei segreti di Dio. Se per la logica della carne e del mondo, il piccolo conta poco, per il Signore della vita, solo il “piccolo" è terreno di rivelazione. “Se non vi fate come bambini, non entrerete nel regno dei cieli” (Mt 18:3)

Gesù, parola fatta carne, chiama in ballo i piccoli, coloro che non hanno capacità di parola e che in tutto debbono affidarsi a qualcuno che gli garantisca la vita… E’ l’immagine più forte per descriverci questo abbandono in Dio, questa santa semplicità che dà riposo; che certo non vuole essere una parentesi rosa tra la complessità e la durezza del reale, ma che vuole essere la via per trovare in tutto Dio, e saper leggere anche nelle storture, nelle pieghe e piaghe della vita, la sua presenza viva e operante. In quei piccoli senza parola il Signore riepiloga tutta la storia di coloro ai quali in un modo o in un altro, è stata tolta parola, quelle situazioni nelle quali diciamo “non ho parole!”, e che diventano storia di salvezza quando sono poste sotto ai gemiti inesprimibili dello Spirito Santo che prega in noi e balbetta “Abbà Padre”. Spesso pensiamo di essere qualcuno se siamo “grandi”, se abbiamo parole sapienti, ma in realtà talvolta è proprio nostra salvezza non averne, perché quando si ragiona secondo la sapienza degli uomini non sempre siamo al centro della volontà di Dio. Gesù dirà a Pietro: “vai dietro di me, Satana, perché ragioni secondo gli uomini”. Ecco allora che come il centurione disarmato possiamo anche noi pregare: “non sono degno, ma dì soltanto una parola”… dilla tu Signore (!), sulla mia vita e per la mia vita, e io… sono salvato.

In quel tempo Gesù disse:«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero». (Mt 11,25-30)
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