IL POTERE DEL CREDENTE - XXI Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

Nel corso degli anni, forse in maniera un po’ semplicistica, si è letta questa pagina del Vangelo, concentrandola troppo sul primato di Pietro, improntandola su uno schema “istituzionale-burocratico”, che ha creato l’immagine di un san Pietro ieratico, mastodontico, con le chiavi in mano, che molto probabilmente oggi raggiunge meno le nostre coscienze e il nostro interesse.

Credo sia fondamentale riscoprire l’essenza del Pietro-pietra, del Pietro-roccia della Chiesa, che è e rimane il pescatore “Simone-il-credente”. La Scrittura non ama fare l’esaltazione dei privilegi! Il nostro Dio non chiama per mettere su di un piedistallo e fare gerarchie. Allo stesso modo come non è intenzione della Scrittura fare di Maria l’incarnazione e il modello dei privilegiati. Nella solennità dell’Assunta ci dicevamo che Maria è “Beata” perché ancor più che per l’essere stata eletta e scelta, perché ha ascoltato e messo in pratica la parola del Signore! Gesù, per poter edificare la sua Chiesa, ha bisogno di trovare le fondamenta della fede! L’eccomi di chi crede. L’edificio che gli sta a cuore è quello fatto con le pietre vive, con i cuori di carne, con le mani che sanno dare, i piedi che sanno farsi prossimi, gli occhi che sanno vedere le necessità e i bisogni del prossimo, i pensieri che mettono in conto il perdono, bocche che frenano l’urto della critica e sanno valorizzare l’altro… e puoi essere e fare tutto questo solo se Credi in un Padre Provvido che sa volgere al bene la storia di questa umanità fragile!

Se la chiesa ha come pietra di volta la fede di Pietro, sarà la svolta (!), e le porte degli inferi non prevarranno! Perché la luce vince le tenebre! Un sì pieno vince il “forse”, il “ma”, il “se”… E proprio perché Pietro non si sentisse come il maggiordomo Sebna, di cui ha parlato la prima lettura, uomo che è montato in superbia, ecco che a Pietro “è concesso” di sbagliare e sbaglia di brutto, rinnega il Signore, Pietro cade, Pietro dubita, Pietro è impulsivo e spesso ragiona secondo le emozioni, l’istinto, l’orgoglio… Quando il suo cuore è di pietra va a fondo, quando è cuore di Pietro, cuore di carne, vivo, capisce e si riprende dal suo peccato, e può guidare il cammino dei suoi fratelli e pascere le pecore del gregge. L’elezione è un dono ed un compito insieme, e Gesù che ha fede nell’uomo, non smette di affidarsi alle mediazioni umane. Allora anche Pietro, come Maria, è “beato” perché parla non istruito dalla carne e dal sangue, ma dal bocca e dal cuore del Padre dei cieli.

Gesù con la sua domanda: “La gente chi dice io sia?”, vuole istruirci ed indebolire il meccanismo “del branco”, quello che ci fa essere in qualche modo, tutti seguaci delle mode, del sentire comune. Cioè quell’entrare nella modalità del “fanno tutti così, tutti la pensano così…” in quel caso siamo “la gente” che non vuole sentire la voce che viene dal cielo, ma si accontenta della voce che viene dagli altri, e spesso questo diventa non il passaparola dei testimoni, ma il telefono senza filo che si dimentica della prima parola pronunciata, del “primo amore”, della Promessa. Fin tanto che non ci mettiamo in ascolto della voce che viene dal cielo, ogni risposta sull’identità di Gesù rimarrà un imparaticcio senza sapore, formule del ‘sentito dire’ che nel caso specifico, al massimo, si rifanno ad un uomo del passato (i profeti)… Credo che il messaggio centrale di questa domenica sia che in tutte le domande della vita, non si può dipendere solo “dalla carne e dal sangue”! Anche le risposte che la Chiesa può dare deluderanno sempre se non sono dei rimandi alla Parola del Padre, che ci fa incontrare e amare il Figlio, nella luce dei doni dello Spirito. Anche se siamo su una terra che spesso ci fa soffrire un po’… “in alto i nostri cuori, sono rivolti al Signore!”. Solo così possiamo trovare risposte che rimangono “ferme” come roccia e costruire una vita solida e credibile.

Pietro per dono, per grazia, sa chi è Gesù. Solo nello Spirito possiamo dire “Gesù è il Signore”. E la conoscenza di Gesù, e la fede in Lui, diventano la chiave per aprire il Regno di Dio e per dipanare, sciogliere, slegare le cose della vita, il regno dell’uomo… tutto quello che da questa chiave non sarà aperto resterà chiuso, resterà fuori dalla porta della stanza regale.

Eliakìm, funzionario della casa di corte, di cui abbiamo sentito nel libro del profeta Isaia, questa chiave la riceve sulle spalle… Non dobbiamo fare chissà quale sforzo per sentire il richiamo alla croce di Cristo. Quella croce risponde alla domanda sull’identità di Gesù, e al contempo ci ricorda che tutto quello che vivremo “sotto l’amore della sua croce” è destinato ad essere redento e a rimanere in eterno.

E adesso tutto si gioca sulla domanda che Gesù proprio non può evitare di farci: “E voi chi dite che io sia?”… Nessun tempo può sfuggire a questa domanda e che - come direbbe papa Francesco - “pretende una risposta vissuta”. A noi la parola!

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo. (Mt 16,13-20)
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