IL MIGLIOR AVVOCATO - VI Domenica di Pasqua (Anno A)

Non vi lascerò orfani”! In un’epoca segnata dall’assenza della figura paterna, in quella che i sociologi definiscono l’“evaporizzazione del padre”, il Signore ci rassicura confermandoci la Sua presenza, come d’altronde già avevano annunziato i profeti: “se anche padre e madre vi abbandonassero, io no” (Cfr. Is 49)… E a rafforzare: “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” (Cfr. Mc 13,31). Ma paradossalmente per capire davvero il valore di una presenza eterna è necessario, “è bene”, che Gesù “se ne vada” (Gv 16,7). Molte cose le si comprendono solo passando dal loro contrario e dalla loro assenza (è una delle cose che ci ha insegnato questo tempo di pandemia).

Poiché spesso ci attacchiamo terribilmente a quanto passa sotto i nostri cinque sensi, il Signore deve trovare una strategia per “liberare il Senso”, per librare la beatitudine di chi crede senza vedere! Così l’uomo, il grande cercatore, è come costretto a rimanere “sempre” nella continua benevola tensione della ricerca, ricerca della “ragione della speranza” e del senso, che non sono l’esercizio frustrante, ma quello nobilitante; il cantiere aperto dove nel fare fatica, si impara l’arte della vita e del costruire…

Abbiamo tutti paura di restare orfani, di perdere cioè quelle presenze indispensabili che sono il simbolo e la garanzia del carattere affidabile del mondo. E dinanzi all’andirivieni delle situazioni, agli alti e bassi della vita dai quali neppure gli amici e gli affetti più cari vengono risparmiati, perché spesso in un modo o in un altro, per un motivo o per un altro, anch’essi ci lasciano orfani, era necessaria una parola e un’azione che facesse da “ponte di continuità” tra assenza e presenza, tra dire e fare (!), tra parole e azioni, tra esteriorità e cuore, in una unica amalgama che diventa relazione d’amore: questa “pasta” è lo Spirito che ci invita non solo ad ascoltare e osservare, ma a mettere in pratica la Parola, per trovare Dio, scortati dalla sua multiforme azione di grazia.

Non vi lascerò soli”, ma vi metterò accanto “un altro” (dal greco :[ ALLOS - un altro uguale a me) con funzione da avvocato, che non solo ci riscatterà da ogni ricatto del male, ma che anche ci difenderà dall’accusa del mondo, di essere orfani, accusa che ci rivolge quando scade nella giostra di quelle facili provocazioni che si riassumono nel paradigma: “Ma se Dio esiste, allora perché…? Perché il Covid, perché il male, la cattiveria, l’ingiustizia, perché la morte… ?!? Insieme a tutte quelle altre situazioni che il salmista sintetizza nella domanda: “Dov’è il tuo Dio?” (Cfr. salmo 41/42). In un primo momento davanti a questo crudo proclama siamo quasi sempre spiazzati e si presentano lo sconforto, il dubbio, talvolta verrebbe quasi voglia di buttare la spugna; e così ci sentiamo i “parenti” chiamati a firmare l’atto di morte di Dio; in realtà è quello il momento propizio per far risuonare le parole che Gesù ci ha lasciato come testamento: “In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio, voi in me, io in voi”, uno dentro l'altro: Lui nel Padre, noi in Lui, come in un santo gioco di scatole cinesi… Sua dimora. E quello Spirito che abbiamo al fianco non ci è dato per avere parole roboanti da tribunale, quanto per essere confermati nella fede e dare testimonianza del Dio con noi.

Un Dio che non si onora con lo sforzo di volontà, ma semmai con la volontà e il desiderio di incontrarlo, amarlo e seguirlo: Il padre, il Figlio e così lo Spirito, sono persone e non un codice penale!

Mi piace pensare a questo spirito-vicino, come agli occhi del padre che non mollano un secondo il figlio che impara la vita, e nello stesso tempo agli occhi del figlio che sono sempre fissi sul padre per seguirne i passi e le mosse. E’ la lezione che mi ha dato il piccolo Elia, imparando ad andare in bicicletta senza rotelle, e ripetendo in modo scanzonato al padre: “io ti sono sempre dietro”. Provate a “chiedergli ragione” (cfr. II lettura) di quel girare intorno al padre… Per lui sarà di una evidenza naturale e sorprendente… Il padre è garanzia di vita! E questa risposta non sarà frutto di un lavoro di testa, è lo Spirito che glielo ha rivelato, nel suo gridare: “Abbà Padre”. Abbiamo bisogno di rivelazione, perché sono certo, che se ci troviamo a discutere su queste parole, a leggere ed ascoltare questi appunti sparsi, è perché tutti “conosciamo” il Signore e i suoi comandi, più difficile seguirlo come figli che lo amano e scelgono di obbedirgli e stargli sempre dietro! Per vivere questo “secondo livello”, non è sufficiente una fede di testa, che si limiti a professare l’“io credo” con le labbra. Il credo non è la preghiera che recitiamo alla domenica, ma la preghiera che ripetiamo ogni giorno con il vivere la vita nello stile di Gesù. Il Suo Amore è sempre una scienza pratica e puntuale, calata nell’oggi. E Solo nella pratica di quelle parole che Gesù ci ha lasciato, si apre la via per arrivare al cuore di noi e a quello del Padre e ad essere, quale che sia la nostra vocazione, “Collaboratori di Dio” […] Voi siete il campo di Dio, l'edificio di Dio” (Cfr. 1Cor 3,9)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui». (Gv 14,15-21)
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