I PANETTIERI DI GESÙ - XVIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

Gesù, la Buona Notizia di Dio Padre, riceve la brutta notizia della morte di Giovanni Battista: un amico, il cugino, un precursore, in qualche modo un “mentore”. Ha bisogno di elaborare questo lutto, il che richiede uno spazio e un tempo dedicato… Prende la barca, va altrove…

Gesù ha bisogno di staccare, ma anche la folla dei malati e dei sofferenti che lo seguono, ha bisogno di Lui, e ancora una volta a dettare la scaletta delle priorità sarà l’amore, il dolore degli altri.

Se in questo periodo dobbiamo dire di no agli assembramenti e alle folle non possiamo e non dobbiamo rinunciare mai alla relazione con il prossimo che ci chiede aiuto. E tanto più che è un principio biblico il guarire dalle proprie ferite prendendosi cura di quelle degli altri, Gesù non li ignora e prova profonda compassione; proprio come in questo momento noi crediamo stia ascoltando tutte le preghiere che stiamo innalzando nel silenzio dell’ascolto.

E Gesù quel giorno vive una potente giornata di evangelizzazione e guarigione, e sul fare della sera i discepoli pensano alla concretezza della fame. Partono da dei conti: tante persone, poco cibo! Fanno i conti in tasca a Gesù, ma non mettono in conto che le tasche di Gesù sono il cuore di Dio (!)… che sono dei pozzi senza fondo, delle dispense fornitissime! Voi tutti assetati venite all’acqua!” - “Voi affamati mangiate, senza pagare”… è l’alleanza eterna, sono i favori assicurati a Davide, che era un re capace di riconoscere la non regalità di sé, la povertà di sé, senza il favore, la misericordia, l’aiuto del suo Dio. ..

Mi piace sottolineare questo aspetto proprio oggi, un giorno particolare per noi francescani, il giorno del perdono di Assisi. Nel quale il padre serafico Francesco riesce a stipulare un patto d’amore con il Signore e la vergine Maria, chiedendo salvezza e perdono per le anime, il che sarà accordato nell’indulgenza plenaria, che anche noi vivremo, a perenne memoria di quanto ci ha detto oggi san Paolo: Niente può separarci da Dio, né le circostanze avverse e… neppure il peccato!

Ma torniamo ai testi. Mangiare e bere gratis, non appartengono certo al registro del nostro comune vivere. Ma ad onor del vero anche qui c’è un prezzo da pagare, quello della fede: credere che Dio possa! Il miracolo dei pani, ci insegna che Dio può nella misura in cui l’uomo voglia prendere parte con Lui. Si può moltiplicare solo se si divide, o meglio se si condivide! E così quel giorno, gli unici ad essere congedati, sono stati i conti dei discepoli, che hanno imparato che la matematica del Signore ha altre regole.

Date voi stessi da mangiare”: lasciate che Dio si serva di voi, e permettete che ai tanti appetiti risponda il Signore! Per Gesù la pochezza che si apre alla fede non è un limite, quanto la condizione necessaria per far scattare il miracolo del Padre e l’adesione al Vangelo.

Allora credo che tra le righe dobbiamo cogliere l’incoraggiamento di Dio che ci chiama ad essere suoi collaboratori, che ci invita a gettare meno luce sui nostri limiti, meno parole svalutative su di noi e gli altri… e ci chiama a gettare più fiducia nella grazia: quello che hai basta, quello che sei è sufficiente se Gesù è con te e pronuncia la sua benedizione.

Vi ricorderete di quel passaggio biblico nel quale vennero inviate dodici spie per andare a visionare la Terra Promessa. Dieci di loro si lasciarono vincere dalla paura degli stranieri e nel loro racconto sentendosi inferiori descrissero quella terra come abitata da giganti fortissimi al confronto di loro che si sentivano come locuste… ebbene sapete che fine fecero? Morirono come locuste nel deserto. Solo Giosuè e Caleb un uomo di 80 anni videro e conquistarono la terra Promessa, perché si lasciarono conquistare ancor prima dalla Promessa del Signore: se Dio l’ha detto, Dio lo farà! Se ti senti una locusta farai la fine della locusta. Se ti senti nelle mani di Dio, sai che anche con poco - una fionda e un sasso - potrai vincere i giganti.

Sentiamoci allora nella fede di Giosuè e Caleb, collaboratori di Dio, panettieri del Signore, chiamati a “dare noi stessi da mangiare” perché ogni fame nel mondo sia debellata… E questo può partire solo dal mangiare noi per primi di quel pane di vita, che dà vita

In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati. Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui». E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini. (Mt 14,13-21)

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