EMMAUS REWIND: FASE DUE - III Domenica di Pasqua (Anno A)

Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino”…

Quanti discorsi in questi giorni, anzi fiumi di parole sempre(!), non solo oggi. Ma in questo periodo ancor di più ci aggrappiamo alla parola e alla sua trasmissione, perché sembra esserci rimasto solo questo!

Nello specifico, la frase di Gesù smuove emozioni come se facesse riferimento ad un palesarsi di pensieri nascosti per pudore, o discorsi che talvolta ci capita di fare sottovoce, fra noi, oppure dietro le spalle di qualcuno… Anche questo fa parte, se così possiamo dire, di una spiritualità da “sabato santo”. La libertà della Pasqua ha un altra portata… Ma neppure per i due di Emmaus la risurrezione è avvenuta “il terzo giorno”. La strada di Emmaus diviene un rewind accelerato per una fuga da Gerusalemme, una corsa all’indietro capace di alzare e gettare polvere sulla memoria di quanto tristemente accaduto; la vita non è un nastro ri-avvolgibile, ma in qualche modo vive sempre di “una memoria con le stigmate”, del racconto “provato” di quanto vissuto sul sentiero dei giorni, e soprattutto dall’amore che ne è zampillato; perché se la delusione fa andare via (de-ludere), l’amore fa restare (stabat mater) e ritornare (“Ritronarono a Gerusalemme..”) concedendoci di mettere radici…

La memoria, non a caso, è il comando eucaristico per eccellenza e il compito dello Spirito: “Fate questo in memoria di me” - “Lo Spirito Santo vi ricorderà ogni cosa”. Allora non si tratta tanto di fuggire e rimuovere, ma di ritornare e ricordare con sapienza, perché c’è un ricordo mortifero, e uno vitale. I due di Emmaus hanno bisogno di riprendere il cammino che sta dietro le loro spalle, per rileggerlo con occhi “rispettosi” (= guardare all’indietro, riguardare).

Scriveva Prust: “Il vero viaggio verso la scoperta, non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell'avere occhi nuovi”. Gli occhi “vecchi” sono quelli che hanno semplicemente “salvato i dati” su un formato o un codec sbagliato: quello di una aspettativa erronea, che in realtà, non ha a che fare con Gesù. Un’attesa sbagliata genera “sciocchi e tardi di cuore”: “Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele”. Ma Lui aveva parlato di altro, aveva promesso altro, e non: il non soffrire mai, non sbagliare mai, non rimanere mai delusi e soli, non ammalarsi mai, non essere mai traditi, il non morire… La stessa vita di Gesù ha raccontato proprio tutto l’opposto! E il rimprovero del Signore sottolinea l’insipienza dei due nei confronti della Legge e dei profeti, che già avevano preparato la via raccontando il destino “del giusto”; e invece ora, sulla strada, i discepoli si ritrovano senza via, smarriti, immersi e avvolti solo nell’ombra della morte e nella proiezione di questa su tutto. Non ricordano che c’è una “grazia che vale più della vita”, e che è la sola a poter rendere possibile la vita!

Gesù avrebbe, dalla sua, tutte le ragioni per rivendicare il riscatto di una ignobile ingiustizia commessa, la storia vissuta gioca a suo favore, ha delle prove ancora sanguinanti, eppure continua a decidere di mettere “la lingua” nel fodero, non forza, non umilia, non intenta un contro-processo contro chi lo ha messo a morte o gli ha voltato le spalle, e ascolta con pazienza la sua stessa storia, con l’attenzione di chi ascolta una cosa per la prima volta, perché sa che il dolore spesso aliena, e non allenta la sua morsa, fino a quando non trova qualcuno che lo sopporta, che lo condivide e ne prende almeno un pezzetto su di sé. Da soli Cleopa e il compagno anonimo, diventano stolti… e lenti, lumachine che sbavano di rabbia e si portano la loro casetta di risentimenti sulle spalle nel vano tentativo di lasciare un segno su quel Viandante, che è invece è proprio il Segno di Dio, donato per noi, nello spezzare il pane. E finalmente, allo spezzare del pane, lo riconobbero: i cercatori son trovati, in quel gesto di ogni padre e madre sulla mensa, nello sfamare i figli. Quotidiano come il pane, dovrà essere il ricordo di quel giovedì santo, eterno come lo Spirito, il tempo di quella Pentecoste. E da quella sera, ritornare attorno a quella tavola, sarà per la Chiesa, aprire e abitare lo spazio nel quale il Risorto si fa incontrare, in un andirivieni movimentato, che fallimento dopo fallimento, come ciascun Cleopa che gira le spalle, e Pietro che rinnega, può maturare fino a scegliere di tornare a Gerusalemme e di dare la vita per il Signore, imparando ad essere “orto-pedici”, a camminare cioè, dritti sulla via del Vangelo, dritti sulle vie storte della vita.

In questa pagina, il gesto della frazione del pane, che rimanda all’eucarestia, diventa immagine di un corpo che si spezza, si rompe, come spesso il nostro cuore davanti alla delusione, ma che attraverso il ritorno a Gerusalemme, diventa pane condito dalla conversione e capace di alimentare la forza di un ritorno. Emmaus è il cammino pronto alla nuova unità, dove la comunità, corpo di Cristo, è ricomposta… Da qui si apre la “fase due” che deve necessariamente diventare “fase tre”!

Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane. (Lc 24,13-35)
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