DIVENTA TEOFILO - III Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)

Nel suo Prologo l’evangelista Luca ci aiuta indirettamente a capire meglio cosa significhi quel “Secondo Luca…. secondo Marco, Matteo, Giovanni…” che noi pronunciamo prima della proclamazione dei Vangeli. Dietro alla composizione del testo, c’è un vissuto, c’è un’ “attenta ricerca”, e questo ci viene riportato, sia per rasserenarci sulla solidità degli insegnamenti contenuti nel vangelo sui quali l’evangelista ci mette la propria faccia, la firma; sia per volerci stimolare all’imprescindibile lavoro di “attenta ricerca personale” che ciascuno è chiamato a fare, a partire dall’ascolto della Parola e dal suo consequenziale vissuto, affinché ogni cristiano possa diventare parabola di quel vangelo*. È una sorta di passaggio di testimone tra testimoni; perché anche noi possiamo diventare degli illustri “Teofilo”, che significa “amico di Dio”. E l’amicizia vera non è mai una relazione occasionale, superficiale, ma una condivisione che si costruisce giorno per giorno, amando - il Vangelo ci ha abituato all’espressione - “Con tutto il cuore, con tutte le forze, con tutta la mente…”, ma l’ebraico permette anche la traduzione “in" tutto il cuore: sia che sia cuore indiviso o diviso, pulito o sporco; “in” tutte le forze: sia che tu ne abbia poche o tante; “in” tutta la mente: sia che tua stia comprendendo o che non stia capendo nulla di ciò che ti sta accadendo. Per volere di papa Francesco questa terza domenica del tempo ordinario è dedicata proprio alla Parola. Non si può diventare amici di Dio senza la frequentazione assidua con la Sua Parola. Solo da questo dialogo si può imparare la lingua madre: l’amore.

E nel cuore del brano ascoltato, viene presentato Gesù agli inizi della sua predicazione. All’interno di una consueta liturgia dello Shabbat, Gesù legge il rotolo del profeta Isaia, un testo che risale a più di 500 anni prima; proclamato chissà quante volte, chissà in quante occasioni… Ma in quel sabato è risuonata con un’autorità particolare, per la speciale attualizzazione che Gesù ne ha fatto, rivelando che quelle parole stavano parlando di Lui. Quei cinquecento anni di attesa ora si compiono in Lui. E’ inaugurato l’inizio di un nuovo inizio! Da qui in avanti Gesù opererà e parlerà con la potenza di Dio che è su di Lui perché quella stessa potenza possa entrare e agire in noi, e così anche noi ogni qual volta annunciamo la Parola, possiamo darle “corpo”. E così lo Spirito del Signore perpetua quell’oggi nel nostro oggi, per un oggi che non avrà mai fine, un oggi nel quale Gesù continua ad essere presente come Colui che ci spiega Dio donando guarigione e liberazione, grazia e misericordia. E perché quell’oggi viva ancora, c’è bisogno di amici di Dio che tengano “gli occhi fissi su di Lui”, Lui che da quel comune sabato in sinagoga, ha aperto le porte del Regno su una umanità che SEMPRE si ritrova un po’ povera, prigioniera, cieca ed oppressa. E proprio come dalla fotografia scattata dal profeta Neemia - questo popolo fragile tutto da ricostruire - vuole pronunciare ancora: “Amen, amen, alzando le mani; inginocchiandosi e prostrandosi con la faccia a terra dinanzi al suo Signore”. Immagine di chi si piega solo davanti a Colui che riconosce Salvatore perché da Lui si sente sempre accolto, più che lasciarsi piegare e spezzare dal dolore e trovarsi prostrato e supino davanti alle avversità del tempo, o piegato dal potere umano da compiacere.

Gesù chiude il libro per aprire i sigilli delle vite e lo farà in quella rivoluzione copernicana: non è l'uomo per Dio ma è Dio per l’uomo! A reggere e salvare l’umanità, più che lo sforzo dell’uomo, sarà l’Anno di Grazia, sarà l’opera del Signore manifesta in Gesù grazie alla quale gli ammalati e i peccatori, i poveri e gli esclusi vedranno sovvertito il loro destino… perché gli ultimi saranno i primi e gli umili saranno innalzati. E il green pass che fa entrare nel Regno, non sarà tanto la bontà, come sforzo a tutti i costi - che pur speriamo diventi la conseguenza naturale - quanto piuttosto LA VERITÀ, altro modo per dire la realtà di noi totalmente consegnata e affidata. E’ venuta “oggi” la luce per ogni uomo, ma anche e soprattutto PER “tutto l’uomo”, in tutte le sue sfaccettature. Ecco l’azione di grazia che ci porta a fare eucarestia, ringraziamento, per un dono immenso: siamo dei “MISERICORDIATI” da un Dio che fa il tifo per noi e oggi ci dà la possibilità di ricominciare.

 
Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto. In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode. Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore». Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». (Lc 1,1-4; 4,14-21)
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