DIO È AMORE SENZA COPYRIGHT - XXX Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

Il Dio che apre la bocca ai muti e fa udire i sordi, oggi, chiude la bocca ai farisei, e a quanti come loro si sentono saccenti, presunti diplomati nel mistero della vita, laureati alla facoltà del “so tutto io”; e lo fa invitandoci all’ascolto -SHEMA ISRAEL - orecchio attento ed aperto su una parola: AMORE.

Sì perché l’AMORE, almeno così come lo intende e declina il nostro Dio, è la parola che vince su tutto e lascia senza altre parole, ci fa porre la mano sulla bocca, AD-OS da cui la parola ADORAZIONE… ecco l’unico atto dovuto, perché dinanzi all’amore tutto il resto sparisce, tutto è smascherato, e il resto passa in secondo piano. Puoi parlare tutte le lingue, ci diceva san Paolo, puoi conoscere tutta la scienza, ma se non hai l’amore, “TUTTO” VALE NULLA! Allora per vincere il nulla devi amare, e devi farlo nella tua totalità: con TUTTO DI TE: con tutto quello che sei, che hai e che non hai, che sei e che vorresti essere. Ama. Se la parola amore è ormai inflazionata ed imbrattata anche da inganni che vogliono dire il suo esatto contrario, la Parola di Dio, ci aiuta a capirne il senso, il peso, la gloria. L’amore è centripeto e centrifugo, verso il centro e verso la periferia, verso sé e verso gli altri, dentro e fuori, verso Dio e verso i fratelli, l’amore “tutto - e tutti - copre: amare Dio senza i fratelli, o amare i fratelli a prescindere da Dio, invalida l’amore. E amare gli altri e disprezzare se stessi è “gioco fallo”: se non accetto la mia storia, difficilmente accoglierò quella degli altri e molto probabilmente tenderò ad invidiare quello che negli altri mi rimanda alla mia inadeguatezza. Già domenica scorsa abbiamo intravisto che non si può dire la socialità e la politica a prescindere da Dio, non si può dare a Cesare quello che è di Cesare se non diamo a Dio quello che è di Dio.

Se solo “umano” il nostro amore avrà la nostra piccola misura e si muoverà solo sul piano razionale, legale, del principio causa ed effetto. Ma il mistero della vita, dell’altro, delle relazioni, è tutto fuorché dimostrabile ed incasellabile sui principi… è un attimo che va…

Non ci spiegheremmo mai certi atti e sacrifici dei genitori nei confronti dei figli, certi gesti eroici della carità, le storie dei santi e di alcuni uomini e donne di Dio nel mondo, dove anche dire la fede è a costo della vita.

Abbiamo bisogno di Dio per “starci dentro!”, per amare i fratelli, e abbiamo bisogno dei fratelli per amare Dio, e per amarci.

Le parole spesso viaggiano leggere e disincarnate … (è il peccato moderno delle veloci connessioni)… Non a caso il nostro Dio, ci parla del verbo che si è fatto carne. L’amore è una scienza pratica ed è il comandamento di tutti! Non possiamo essere cristiani senza confrontarci con Matteo 25: “ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi”. Persino la Legge religiosa può diventare ridondante: 613 precetti che zavorravano e appesantivano terribilmente la vita; persino una omelia può diventare semplice verbosità… persino venire in Chiesa può essere una perdita di tempo. Ieri come allora bisogna fare sintesi. Il decalogo, i 10 comandamenti, erano già una buona scrematura… ma anch’essi, “perdono”, dieci a due: amore a Dio e al Prossimo, questo è lo spirito di tutta la legge e i profeti. Da qui parte e ritorna tutto il resto. Solo l’amore resta, solo l’amore basta, se ci crediamo davvero, saremo pur manchevoli in tutto, ma non ci mancherà nulla!

Puoi anche metterti a mani giunte e in ginocchio, ma se poi quelle mani non sanno stendersi per donare e sanare le ferite, se quelle ginocchia non sono piegate per raccogliere e rialzare chi è caduto e lavargli i piedi, l’amore rimane una pia intenzione e la vita rimane una “corsa sul posto”: non si va da nessuna parte! Ma se amiamo, anche due passi valgono la meta, e anche se un imprevisto, una malattia, un virus, ci strappasse la vita, questa sarebbe nella tomba vuota di Gesù. Quel Gesù, che con la sua vita, i suoi gesti e le sue parole, ha avuto il coraggio di ridare a Dio quello che è di Dio. Ecco dove sono i figli nel Figlio: i malati, i poveri, i lebbrosi, le prostitute, gli orfani e le vedove, i ladri, i saputelli, i religiosi, i politici, gli omosessuali, i profughi, i barboni, i disoccupati, i drogati…. Di che cosa ci scandalizziamo?!? Dio è AMORE… amore senza diritti d’autore.

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti». (Mt 22,34-40)
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