CORTEO DI DISGRAZIATI - Battesimo del Signore (Anno B)

Credo che mai come nell’anno appena trascorso, così profondamente segnato e solcato dalla pandemia, gli occhi dell’umanità si siano levati in un modo o in un altro al cielo. E forse ci è parso che quelle suppliche, domande e preghiere rimbalzassero contro una barriera, un cielo chiuso e sordo. La liturgia di questa domenica risponde alla nostra delusione con la parola di Dio rivolta al profeta: “i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le mie vie non sono le vostre”. Dobbiamo ammettere che spesso le nostre vie si perdono in vicoli ciechi, in orizzonti di fantasia, paesaggi di irrealtà. Siamo assetati e affamati di risposte, ma nello stesso tempo “spendiamo il nostro denaro per quello che non sazia. C’è quella enorme distanza terra-cielo che risulta incolmabile, che sembra affermare la lingua totalmente diversa di una contro-profezia e che alla fine, decreta un nulla di fatto, un silenzio assordante… Ma invece in quel nulla, qualcosa accade… Il cielo è stato segnato da una stella che ha dato luce ad un prodigio sulla terra: è nato Gesù che è venuto proprio per colmare quello spazio di separazione, alto una croce da peccato.

Perché il Padre fosse ritenuto degno di fiducia, ascoltato e seguito… ci è stato dato il figlio. Era necessario che Dio si facesse vicino, prossimo, e credibile come lo è una vita buona, pienamente riuscita, anche e soprattuto quando sa rimanere tale nelle avversità.

E’ difficile addomesticare un lupo tenendolo a debita distanza… è difficile accompagnare ad un cambiamento un peccatore, se lo si tiene lontano.

Ecco perché il passaggio di Gesù al Giordano non è un errore di percorso, ma una scelta voluta, come una mano tesa a chi è caduto. Nuovo Adamo scende nel Giordano con gli altri peccatori, perché “in tutto simile agli uomini”… E’ il Dio vicino, viene e si manifesta proprio lì, lungo la sfilata dei peccatori, corteo di disgraziati alla fiera dei peccati! E cioè in quei momenti della nostra esistenza in cui ci sentiamo sprofondare e “tocchiamo il fondo”, proprio come in una immersione… perché il mistero di Dio non lo si può descrivere, occorre incontrarlo, immergersi e “nuotarci dentro”, come nel Giordano delle genti. Ed ecco Lui ci aspetta al “fondo”, si abbassa sul fondale della nostra miseria per farci misericordia e ricordarci che siamo fatti per uscire dall’acqua, e quando riemergiamo, non è tutto come prima, c’è una sorpresa che ci aspetta: il cielo aperto. Quel cielo che sembrava essere chiuso per sempre, perché era come se Dio non ci parlasse più, adesso ha una voce per noi, una parola e una colomba in volo venuta ad assicurarsi che le acque del diluvio si siano davvero ritirate come fu per Noè. E che quindi è tempo di ricominciare, è tempo di vivere… tempo nel quale non cadere nell’errore di arrendersi alla sola terra, ma di ripristinare l’alleanza con il cielo!

Per l’evangelista Marco tutto ha inizio qui, con il battesimo di Gesù… Colui che battezza in Spirito, acqua, e sangue… il Figlio atteso, il quale essendo in tutto simile agli uomini fuorché al peccato, ha aperto i cieli come nessun alto uomo della fila. Gesù non passa per una corsia preferenziale, è la stessa fila di tutti, la stessa sabbia e lo stesso cielo, ma una voce, lo definisce in modo del tutto singolare “il figlio amato, il compiacimento” del Padre, colui dinanzi al quale il Padre non ha nulla da ridire. Ecco consacrata e battezzata l’immagine che Dio aveva nel cuore e nella mente quando pensava all’umanità…

Adamo usciva dall’umido fango, Gesù dalle acque del Giordano con una nuova missione. Ecco il nuovo inizio proclamato nel Natale, adesso è visibile e ha una nuova grammatica nella vita pubblica di Gesù… che nel suo proclamare il Regno del Padre ha tutto il sapore dei “cibi succulenti” narrati dal profeta. E come si mangia questo cibo? Con le orecchie aperte, perché è una Parola che si è fatta carne!

I magi hanno guardato al cielo e hanno scoperto che il miracolo era in terra, e da questa terra, la vita di Gesù ha ri-aperto il cielo… E così nel suo battesimo è battezzata tutta la realtà, ogni cosa diventa buona ma sarà capace di rimanere tale solo mettendosi in fila, dietro Lui, compiacimento del Padre, per diventare anche noi, figli amati e Suo compiacimento.

In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo». Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento». (Mc 1,7-11)
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