ANSIA DA ALLEANZA - V Domenica di Quaresima (Anno B)

In perfetta continuità con quanto la Parola ci ha consegnato la scorsa settimana, ritroviamo quest’ansia di Alleanza da parte del Signore… Mentre noi viviamo le nostre cose con l’ansia da prestazione, Lui vive l’ansia di Alleanza: «Io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo». E anche davanti alla ripetuta infedeltà del popolo, Dio non si arrende e attraverso le parole del profeta Geremia propone l’oracolo di un patto rinnovato… che non addolcisce la realtà e assume tutta la concretezza dei fatti: “anche se la città cadrà, non sarà la fine”, anzi il profeta sostiene che la novità passerà proprio attraverso la distruzione e la successiva ricostruzione! Quanto ci consola questa parola nel bel mezzo della distruzione di tante e tante cose dovute alla pandemia: sogni, prospettive, progetti, vite, economie… E noi sappiamo che questa novità sarà una persona, Gesù, è lui la nuova alleanza. In questo contesto ci viene ricordato che se quello che viviamo non ci porta a Lui, è fatica sprecata e tempo perso! Dobbiamo mettercelo bene in testa, che nella Bibbia è anche il cuore, in quella visione unitaria dell’uomo. E la novità del nuovo testamento sarà tutta basata sulla Legge del cuore, non più sulla norma esteriore. Come a dirci che se non siamo dentro ad un patto con il Padre, diventiamo una umanità orfana e allo sbando. Abbiamo bisogno di una legge scritta nel cuore capace di orientarci, capace di motivarci, di starci accanto nelle scelte di tutti i giorni… Cuore nuovo, pensieri nuovi, per imparare da Gesù che dalla sua vita, dal suo personale deserto e tentazioni, dai tradimenti subiti, dalla sua via Crucis, imparò l’obbedienza del figlio. La lettera agli Ebrei ci fa capire che se in quelle situazioni di dolore non ci fossero state la parole e la presenza del padre anche Gesù avrebbe smarrito la via! Perché il dolore è il discrimine per ogni vita. E anche allora Gesù pregò, supplicò, e venne esaudito, perché pur perdendo la vita non perse la fede in colui che è la vita piena, dà là vita, e mantiene la vita oltre la vita. Lo abbiamo ricordato già molte volte, quello di Gesù non è il patire di chi ama il soffrire e il dolore, ma di chi entra nella vita e ne condivide tutto il suo scenario drammatico e ci insegna a non averne paura.

Se il criterio e obbiettivo della nostra vita e delle relazioni è il “non patire”, e cioè non farsi mai male e non perdere mai, questo significa votarsi ad una vita perennemente in “prognosi riservata”, un referto che porta a non amare mai!

Chi vuole averla sempre vinta, non è un uomo forte quanto piuttosto un uomo capriccioso con atteggiamento infantile che sta giocando “il gioco della vita” ma non si sta mettendo in gioco nella vita. Occorre giocare d’anticipo e consegnare la vita prima che qualcuno se la prenda e la rubi. Occorre cioè entrare nella logica del chicco di grano che si consegna alla terra… che non ha paura di sporcarsi e sa che quello è l’unico modo per evolversi, per cambiare, per maturare: per dare frutto, occorre sempre darsi alla terra!

Quante volte abbiamo paura di consegnarci totalmente alla terra di Dio, degli altri, del nostro prossimo… e ci tratteniamo qualcosina come nella compravendita del terreno di Anania e Saffira… Il Signore viene a liberarci dalla paura di perderci che in realtà ci fa sprecare tempo e occasioni per amare. E il sacrificio della Croce è proprio perché nessuno si perda.

Quando è stata l’ultima volta che posso dire di aver rischiato la vita per l’altro?

Poiché il rischio più grave è che anno dopo anno diventiamo sempre più individualisti, chiusi e soli, il rischio è che cadiamo nell’assuefazione delle parole del Signore che svuotate di sorpresa e meraviglia sembrano non dirci più niente e non chiederci più nulla. Vogliamo allora far risuonare quel desiderio che anima tutto l’antico testamento: “vogliamo vedere Gesù”, parola fatta carne! Vedere Dio non è una verità astratta ma vedere un figlio che si fida del Padre, un Padre che non lo delude… un incontro che ci viene in contro. Certo che vedere Gesù richiede anche il non coprirsi la faccia quando è sulla croce e scoprire che quel terribile spettacolo ha sempre due lati: uno che dice l’odio del mondo nei confronti di Gesù, ma anche l’altro, che attesta l’amore di Gesù per il mondo. E su questo dobbiamo far leva… E così scoprire che Gesù si comporta con noi come il parente più prossimo che si prende personalmente carico della nostra sorte… e anziché fare la vittima come Caifa, Erode, Pilato…si fa vittima per insegnarci a non vivere più per noi stessi. Questa la profezia per oggi: non vivere più per noi stessi.

Gesù lo si vede solo così: seguendolo!

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!». La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire. (Gv 12,20-33)
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