DALLA MANO BUCATA ALLA SCARPA CON IL BUCO - VII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

Più conosciamo la Parola di Dio e facciamo esperienza del Cristo, parola fatta carne, e più comprendiamo che la fede non è un pio pensiero, ma consiste in una forma di vita, uno stile di vita, che si traduce in un determinato modo di agire, pensare, incontrare, parlare… insomma una forma di abitare il mondo, decidendo ‘dove’ e ‘come’ portare e condurre la nostra vita. Il luogo che ci suggerisce il Vangelo di questa domenica, potrebbe risultare come una vetta irraggiungibile o un’isola che non c'è: la casa del nemico, il suo cuore, fino a spingersi a chiedere la ‘perfezione’ come il Padre dei cieli: “siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”. Ma in realtà il focus non va posto tanto sulle capacità di raggiungere questi obiettivi, anche perché saremmo tutti da subito in un fuorigioco che bloccherebbe ogni azione, ma piuttosto sulla ‘capacità’, sulla misura, traboccante e ‘senza misura’ della misericordia di Dio, quella che sparge su giusti ed ingiusti, come il buon seminatore che getta il seme in ogni dove con “mani bucate”, perché l’amore sa trovare percorsi e vie impossibili.

E se essere figli significa somigliare al Padre, da qui può nascere il desiderio di essere anche noi animati dai suoi stessi sentimenti, dai suoi stessi atteggiamenti: essere nuove creature, capaci di portare quella luce che illumina i nostri passi, quella misericordia che ha salvato e liberato la nostra vita. Se la legge del taglione (dal lat. talio/talis, ‘cosa di entità simile’), “occhio per occhio, dente per dente”, era comunque una buona MISURA, un argine alle dighe rotte della vendetta, un codice etico che invocava la proporzione; qui la risposta è una non-misura, perché l’amore è di più, non è nell’ordine del calcolo, non è arginabile, non ha un prezzo e si paga con tutta la vita. La chiave di lettura per poterci spingere oltre alle reazioni istintive e vendicative del regolamento dei conti è quel “non caricarsi del peccato degli altri” alimentando la radice dell’amarezza, del rancore, dell’odio, della rabbia… perché quando rispondiamo al male con il male, stiamo permettendo ad altri di decidere la direzione della nostra vita. Stiamo conferendo un potere troppo alto a quei sentimenti troppo bassi.

Ecco allora che l’evangelica offerta della guancia è il tagliare il filo che disinnesca la bomba del male, è l’immagine del disarmato, di chi decide di non fermarsi al torto subito, di chi vuole smettere di guardare sempre indietro, ed è desideroso di riprendere il cammino, cambiando prospettiva e conquistando spazi di libertà inesplorati, quelli che svicolano dal dover vivere come ostaggi e prigionieri del male subito. Fratelli e sorelle, Non ci è chiesto di far finta di nulla, ma di resistere alla tentazione di una vita piccola e brutta, che è capace solo di copiare, emulare, e quindi di ripagare con la stessa moneta, di fare altrettanto. “Fare altrettanto” è la vita del pappagallo e della scimmia, non dell’uomo nuovo in Cristo, che vuole percorrere le vie dello Spirito.

E’ vero nella Bibbia è scritto che “si raccoglie quello che si semina”, ma attenzione ad usare questa espressione nel contesto sbagliato, quello del tornaconto e della giustificazione personale! Potrei avere anche tutte le ragioni di questo mondo ma il male, la cattiveria, l’indifferenza, l’odio, la distanza; per chi vive di Cristo, non sono mai giustificati! Nella Bibbia abbiamo esempi illustri, Giuseppe avrebbe avuto mille motivi per ribellarsi alla cattiveria dei suoi fratelli; Samuele era in contatto con i figli corrotti di Eli, avrebbe potuto dire: “ma quale insegnamento ho ricevuto…? E lo stesso Gesù, quale accoglienza ha trovato?? Non cercare giustificazioni ma cerca il Giustificatore - l’uomo giusto - e alla Sua Luce chiediti quale persona vuoi essere? La dignità dei figli di Dio, non la perde chi viene colpito, ma chi colpisce.

Ricordo la testimonianza di un pastore che raccontava della sua reazione ad un fedele che l’aveva colpito con uno schiaffo: gli andò vicino con espressione dura e minacciosa e con il pugno già pronto gli disse: “Se lo fai un’altra volta” - pausa di terrore - … “ti amerò di più”! Quel gesto valse la conversione di una persona scettica che era lì presente. Proprio ieri dopo una predicazione, una sorella che per tutta l’ora aveva avuto il volto cupo, viene a salutarmi con un altro viso, e mi dice: “…e tutto, grazie ad una scarpa bucata!!” La guardo perplesso, (aveva distrutto la sua scarpa dal nervoso). e lei dice: “non sapevo come fare per fare il primo passo ed andare incontro alla sorella, ho chiesto aiuto allo Spirito, ho guardato il buco nella scarpa e a partire da quella situazione ridicola, ho rotto il gelo e il silenzio tra noi, e ora sono leggera, libera!”. La creatività dello Spirito a partire da piccole cose….

Siamo chiamati a vivere le azioni del “come ci ama Dio”, un amore che non si lascia condizionare dalla risposta, che non si lascia depotenziare o bloccare per la paura dei risultati, che non si lascia amareggiare dai possibili insuccessi… “Chi fissa lo sguardo sulla […] legge della libertà, e la mette in pratica, questi troverà la sua felicità nel praticarla (Gc 1,25)”, e il resto.. gli verrà dato in aggiunta! (cfr. Mt 6,24-ss).

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti». (Mt 17,1-9)
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