BENEDETTA “RETATA" - III Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

Il profeta Giovanni è ormai in carcere, dietro le sbarre, mani e piedi bloccati… Ma la libertà vera, la profezia della speranza, quella del guardare il mondo con occhi nuovi, non può essere ingabbiata, e Gesù che - potremmo dire - “ha scelto le sue catene”, quelle della volontà del Padre all’interno di questa comune e povera umanità, da uomo libero qual è, diventa voce di un Dio che attraversa il deserto, un Dio liberatore perché prossimo e vicino: Dio è vicinanza, è prossimità. Gesù si fa immagine e carne del Regno di Dio, cioè del mondo così come lo ha pensato e sognato il Padre fin dalle origini. Allora quel “convertitevi” risuona come quel “svegliatevi”, “aprite gli occhi”, accorgetevi che nella terra buia delle vostre Neftali e Zabulon c’è ancora luce! Cambiate il vostro modo di ragionare, per non rimanere intrappolati nelle reti dei soliti ragionamenti che vi stanno imbrigliando e facendo male.

Il primo a “convertirsi” è Dio stesso, che si “gira” verso il grido del povero, che si muove e commuove continuamente e per sempre verso gli uomini. E’ vero ci sono tante terre buie, mari senza pesci, sterili, piene di fatiche a perdere, ma la buona notizia è che Dio viene a pescarci, laddove siamo, là come siamo! Nelle file dei peccatori Egli è il generoso dispensatore di sguardi che sono come degli ami. Sguardi che hanno in sé la voce della chiamata, il taglio della giusta potatura, il sale, e al contempo il balsamo, sulla ferita. Da allora, dietro ogni sguardo, dietro ogni cosa su cui si è posata “il suo” sguardo, c’è una chiamata, una vocazione, qualcosa di sacro, di bello e mai banale! Quanto desideriamo che su di noi si posi uno sguardo così. Quanto desideriamo che il nostro nome sia pronunciato! Perché finché il nostro nome è pronunciato da qualcuno, significa che abbiamo un senso, che contiamo per qualcuno. Gesù chiama per nome. In Dio non c’è l’anonimato, e in in senso provocatorio potremo dire che non esiste “la privacy”: sei stanato, sei messo a nudo, perché gli sei presente, non c’è “distanza di sicurezza”, perché la sua prossimità-intima è la migliore garanzia per i tuoi giorni (!)… In questa prossimità non c’è nulla di assicurato né dalla parte dell’uomo, né tantomeno dalla parte di Dio, che non è semplicemente un Dio necessario, ma “più che necessario”, non un Dio che “deve” intervenire secondo i nostri bisogni, usi e costumi, per dimostrare di essere Dio, una sorta di genio della lampada; quanto piuttosto la possibilità sempre nuova dell’inedito di Dio, dove il Signore non promette certo un futuro roseo, ma che starà con te e dalla tua parte, fino alla fine dei giorni. E per ricordarci questo, nella pagina del vangelo di oggi, sceglie di aprire una cooperativa di pescatori… parte da chi ha l’attitudine del lavoro insieme. La prima coppia di fratelli, Caino ed Abele, non riuscivano a lavorare insieme, qui, i fratelli stanno gettando e riparando le reti.

“Vi farò pescatori” parto da qui e ora, da quello che c’è, dal desiderio che hai, dalla professione che fai… Gli apostoli di Gesù non vengono chiamati da e in un luogo sacro, ma sul posto di lavoro: immagine della realtà, della quotidianità, della concretezza. Chiamati perché lavorino dietro a lui, perché lavorino per lui. Occorrono cristiani che siano pescatori di uomini, che gettino le reti con lo “stile di Gesù”: reti di tenerezza, mitezza, accoglienza, speranza, amore, gioia, comunione che vince la solitudine e la divisione… Pescatore di noi, di fratelli, di figli… di umanità.

Allora anche noi che abbiamo avuto la fortuna di essere pescati, di incappare nella sua rete benedetta, con umiltà diciamogli “Sulla tua Parola Signore getterò le mie reti”… per vivere e rivivere, e far vivere ad altri, l’esperienza di liberazione da ciò che ferma e annega la vita.

Questo gettare le reti e diventare pescatori di uomini diventa allora annuncio missionario, chiesa in uscita… “Voglio dire a tutti l’amore del Signore, che l’ho incontrato e che è la cosa più bella che potesse accadermi”.

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: «Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti! Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta». Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono. Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. (Mt 4,12-23)
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