RUDERI DI CUORE, CULLA DI GESÙ - Natale del Signore (Anno A)

È bello celebrare l’amore di Dio davanti ad un presepe, luogo nel quale possiamo prendere fiato… Il fiato richiama il respiro, il respiro la vita, e davanti ad una vita che parte la nostra vita… Riparte! Può ripartire perché Dio non ha scelto la stanza di un palazzo regale, ma una mangiatoia improvvisata. E anche se l’evangelista Giovanni nel prologo che abbiamo ascoltato, e che diventa ogni anno più difficile(!), non ha immagini così poetiche come quelle che ci evoca il presepe, ci presenta lo stesso mistero: Dio che si fa carne in mezzo alla confusione, alle tenebre, al caos.

Allora, noi che ancora abbiamo la cultura di costruire e fare presepi, lasciamoci istruire dal presepe: “Viene la luce e la luce splende nelle tenebre”. Vedete il Natale parte da una profonda notte, quella che abbiamo rievocato nella veglia vissuta solo fino a qualche ora fa. Emblema delle tante notti nei cuori di molti. Ma la buona notizia è che Dio nel cuore della notte agisce, opera, nella notte ha liberato il popolo dall’Egitto, e ha scritto tante pagine della storia della salvezza, nella notte ha fatto nascere suo figlio. Allora fratelli e sorelle non vogliamo essere di quelli che nei loro racconti si fermano solo alle notti, alle tenebre… perché “il popolo che camminava nelle tenebre ha visto la luce”!

Il profeta Isaia invita Gerusalemme a cantare di gioia... Ma cosa c’è da cantare e gridare? E’ interessante ricordare che ai tempi di Isaia, Gerusalemme, non esisteva più!… Erano rimaste solo rovine! Ma il lieto annuncio è che il Messia è venuto per occuparsi dei nostri ruderi di cuore, per curare i cuori feriti e pieni di spine. La domanda che ad un certo punto del cammino si ripete il popolo di Israele, e che richiama la domanda del credente di tutti i tempi, é: ma “Il SIGNORE è in mezzo a noi, sì o no?” (cfr. Es); perché ieri tanto quanto oggi l’umanità è un susseguirsi di tenebre, peccati e confusione… Ma se “in Principio”, nella Creazione, la Parola donava vita, oggi per noi, la Parola si fa vita e prende carne. Questa è la giustizia di Dio: amore donato incondizionatamente in un bambino! “Il verbo si è fatto cane, e venne a porre la sua dimora in mezzo a noi”… Il Signore non è lontano da noi! Dio è visibile - “tutti i confini della terra vedranno” - E l’esperienza che i cristiani hanno fatto nel primo secolo, arriva fino a noi! Dio non è un concetto astratto, è sì parola, ma la parola da sola non basta! Ha bisogno di carne… questa è la novità del nostro Dio. E in Lui, la nostra carne è redenta, liberata, sanata, santificata… e diventa essa stessa il tempio di Dio.

La via della fragilità è dunque la via maestra attraverso la quale Dio è venuto a noi e attraverso la quale noi possiamo andare a Lui.

E mi veniva in mente un racconto di Kierkegaard, questo filosofo danese, che mi ha accompagnato in questo tempo di preparazione….. Narra di un re in cerca della popolana di cui si è innamorato, ma viene cambiato il finale… Questo nobile re non sarà come i soliti re-forti, che in virtù del loro potere sradicheranno quella donna dalla casa del padre per introdurla a palazzo, ma lascerà la reggia, si vestirà di stracci e di sacco, e andrà a bussare alla porta della sua casa per cominciare a corteggiarla! Il Signore ci vuole corteggiare!!

Dio viene a corteggiare la tua carne, i tuoi pensieri, i tuoi affetti… perché se vi entrerà Lui vi porterà luce! Si dissiperanno le tenebre.

E abbiamo cosparso l’altare di paglia. Non si tratta di un atto blasfemo o dissacrante, il nostro Dio si è voluto compromettere e “sporcare” rivestendo la nostra comune umanità! Da quel Natale si è rinnovata una stupenda alleanza tra Dio e l’uomo che non vogliamo dimenticare o vanificare.

Questa notte: non c’era più posto, forse avrei risposto così anche io, forse non per cattiva volontà ma semplicemente per altre priorità… oggi alla luce di questo bambino, mi piace e ci piace dire: “quanto a me e alla mia casa, noi serviremo il Signore”, lo faremo entrare e lo seguiremo, lo metteremo nelle nostre priorità. Perché anche nella notte c’è ancora posto per la Luce! Anche nella confusione e quando non c’è più posto per niente e nessuno, c’è ancora posto per la Luce!

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato. (Gv 1,1-18)
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