FATTI FURBO: FATTI PROSSIMO! - XV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)

In questa XV domenica del tempo ordinario ancora una volta il Signore ci viene incontro, e si “fa prossimo”, in primo luogo per correggere quel meccanismo mentale che spesso ci fa pensare quanto sia difficile, quasi impossibile, esageratamente faticoso, seguire e servire il Signore… Ma ci è stato indicato nella prima lettura che quanto proposto non è “un comandamento troppo alto”. Come a dire che forse, se ci stiamo ponendo il problema, significa che non siamo poi così tanto lontani dalla “soluzione”… se ci stiamo riflettendo su, significa che quella “parola è già nel nostro cuore”, e poiché il cristianesimo è una “scienza” pratica, manca solo una cosa: dare seguito a quel pensiero! Mettere in azione quella indicazione sul cammino, fare gesti concreti. Siamo discepoli di una parola fatta carne che ci chiede di “essere carne” con le nostre parole! Di dare concretezza ai propositi, di dare sostanza alla meditazione, di dare corpo all’amore. Questa “pratica” che conduce alla vita Eterna, e cioè alla vita eternamente piena, ha delle coordinate ben precise: Il Signore e il prossimo, il cielo e la terra, riconciliati in Cristo Gesù.

Quindi molto pragmaticamente… “Maestro, che cosa devo fare?”. Devo?!? Ma figlio, non ti ha insegnato proprio niente “misericordia voglio e non sacrificio”!? La vita non “si deve”, “si vuole” (!), la vita non “si deve”, si dona, si vive, si condivide! Se non ci liberiamo dal regime del “dovere” sarà tutto lontano, pesante, non una indicazione per il cammino da figlio, ma un obbligo per il lavoro dello schiavo!

Ma a volte poniamo delle domande senza in realtà essere così disposti ad ascoltare le risposte e soprattutto senza essere disposti a cambiare qualcosa. Siamo così centrati su di noi, da perderci tutto il resto, e facciamo così fatica ad entrare nella prospettiva dell’altro! Quello scriba la teoria ce l’ha molto chiara, conosce molto bene la risposta alla sua prima domanda; proprio come accade spesso nella nostra coscienza… ma poiché fede e opere vanno sempre insieme, qui manca solo una cosa: i fatti! Così Gesù lo invita a percorrere un cammino di conversione, che passa attraverso la riformulazione della domanda: non si tratta di chiedersi chi sia prossimo a noi, quanto a chi oggi darò la possibilità di esserlo facendomi io vicino per primo! E ancora, questo capolavoro di parabola, ci fa comprendere che il “prossimo” che ci apre la vita eterna, non è tanto quello che ti vai a cercare… Perché fare il missionario alle Maldive piacerebbe a tutti… così come fare volontariato in certi centri famosi e rinomati… che fa chic e fa curriculum. Il prossimo, proprio come le cose più concrete e quotidiane di tutte… ti capitano sul cammino! E allora sulla strada stessa troverai le chiavi del regno esercitando la COMPASSIONE… come disponibilità alla prassi del patire-insieme-con, come ha fatto il “primogenito dei fratelli”, come “l’agnello che porta su di sè”… in quell’arte, che è fede in atto, che richiede disponibilità ad uno scambio di sguardi; la disponibilità a guardare e giudicare anche noi stessi, a partire da quello che, di noi, leggiamo negli occhi degli altri.

La misericordia di Dio, la sua dedizione, non oltrepassa mai, non attraversa mai la strada per evitare l’incontro, come invece fanno proprio il sacerdote e il levita. Quando il Signore va avanti, quando “va oltre”, é solo portandosi su di sé l’altro… per traghettarlo alla locanda… facendosi “locanda” e ospedale per l’altro… E allora con questa narrazione il Signore desidera che diventiamo capaci di avvicinarci così tanto all’altro da percepire ogni ferita e ogni dolore come fossero i nostri, riconoscendo proprio lì il Suo Volto. Amare Dio allora non è solo un modo di dire… ma è equazione che si risolve con il farmi prossimo, con l’essere amico, con l’inventarmi il modo di procurarmi olio e vino come kit di primo intervento da avere sempre a portata di mano. Una mano da tendere sempre e mai ritirare, anche a rischio di sporcarmi un po’.

Questo viaggio Gerusalemme-Gerico diventa appello a NON pensare: “Ma se devo fermarmi davanti a tutti quelli che incontro per strada, non arrivo più a destinazione” perché… se non è il fratello la meta, allora abbiamo sbagliato strada! E inoltre questo viaggio ci aiuta a non dimenticare mai che quell’uomo mezzo morto e mezzo vivo potrebbe essere proprio un nostro caro, o forse come abbiamo già detto, noi stessi. E ancora… se dietro l’uomo che mi scombina i piani o disturba la mia vista, ci fosse lo stesso Cristo… ora samaritano, ora Lui stesso uomo dei dolori…?!? In questa chiave ogni altro da me diventa possibilità per la Vita Eterna. Che questa possibilità ci aiuti a cambiare stile e smettere di scansare ogni prossimità.

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai». Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così». (Lc 10,25-37)
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