UN G72 PER LA PACE - XIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)

La liturgia di questa domenica ci ricorda che siamo degli inviati. Il compito per cui siamo qui dentro nel nome di Gesù, è andare là fuori per il nome di Gesù… Se ha senso ritrovarsi insieme-in-una-chiesa è per testimoniare insieme-l’amore di Cristo-per-il-mondo intero.

E ancora prima del G7, G8, G20… che sono dei gruppi di una porzione potente di mondo, Cristo ha indetto un G72, numero che indicava “tutte le genti”, allora contate e conosciute, per coinvolgere tutti i “disgraziati della terra”, per gridare che il Regno di Dio è vicino per tutti, non solo per una gruppo di eletti: é una possibilità per ciascuno! E questo Regno per arrivare, ha bisogno di testimoni, non è una realtà costruita e finita una volta per tutte, necessita di operai: una manovalanza qualificata nello stile di Cristo, perché l’abbondanza di grano non vada sciupata!

Allora ecco la missione: “vi mando come agnelli in mezzo ai lupi”. Ma quale padre manderebbe al macello i suoi figli?… Il nostro Dio non è incosciente, é semplicemente realista, mette in conto la durezza di questo mondo, la possibilità del fallimento, ma al contempo getta speranza, ricordando che alla fine a vincere saranno gli agnelli, perché “il Signore sarà loro pastore”, che darà "il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni” e sopra tutta la cattiveria del nemico. E allora da qui l’invito: “Cristiano riscopri e prenditi tutta la potenza che il Signore ha preparato per te… C’è una forza, una speranza, una grazia, una luce di cielo, che ti sta aspettando, che va ricevuta per essere messa in azione!… Non sei solo passivo ed inerme." Fede in azione, ma sempre con l’umiltà dell’agnello che si riconosce vulnerabile, e non la violenza del lupo integralista. Infatti veniva detto in aggiunta: “il tuo vanto non sia tanto nel vedere i demoni sottomessi”, quanto nel fatto che “i vostri nomi sono scritti nei cielo”, cioè rallegrati nel saperti, dalla testa ai piedi, di Cristo…

E in questa missione “non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada”… Non è una visione scanzonata e sessantottina del mondo, ma è per ricordarci che la Provvidenza sarà nostra sorella e compagna di viaggio, e non saranno le nostre sicurezze a farci vincere! Ma ancor più in profondità queste parole ci vengono dette per ricordarci che una è la meta, e che per il nostro bene non possiamo deviare né a destra, né a sinistra (Gios 1,7), perché chi si volgerà indietro, significa semplicemente che non ha il pieno desiderio di quella meta e non la raggiungerà mai! E lo sappiamo bene, non si ama per forza, non si ama per costrizione, non si sta nella Chiesa di Dio per obbligo, per precetto; non si sta nella preghiera per tradizione.

E quindi il testimone deve sapere bene cosa comporta il viaggio: “non portare borsa”. Lo rileggiamo così: ricordati che non è compatibile servire più dei, Dio e Mammona, è necessario fare una scelta. “Non portare sacca”: ricordati che non tutto è un alimento sano, una é la fonte dove alimentarti. Mangiare male e mischiarlo con il bene, indistintamente, nuoce gravemente alla salute! “Non portare sandali”: i sandali erano la calzatura dell’uomo libero… ma solo una è la fonte della libertà, se tu vuoi “tenere il piede in più sandali”, sei ugualmente schiavo! “Non salutare nessuno”: se le relazioni diventano la causa e la scusa per dimenticarti di Dio con la falsa idea dell’essere accoglienti con tutti, in realtà stai confondendo la missione iniziale, che era quella di portare a tutti Cristo e non Te a tutti o tutti a te…

Ora comprendiamo un po’ di più quelle parole dell’Apostolo “D’ora innanzi nessuno mi procuri fastidi”,come a dire: “ho capito la mia missione, ho capito qual è la cosa che conta, ho capito e non voglio distrazioni, non voglio cambi di priorità, dico il mio eccomi fino in fondo”!

Ecco nei nostri cammini, non ci siano paia di doppi esistenziali… L’unico ammesso è quell’“andare due a due”, perché la vita è credibile quando è condivisa con un altro da me, che ricorda che non vivo per me, proprio come un albero non da frutti per se stesso, e mi libera dall’autoreferenzialità.

E dove giungerà l’annuncio di tutto questo, arriverà la pace: “pace su questa casa”. E se qualcuno la rifiutasse? Quella pace “ritornerà su di noi”, cioè merita sempre esser portatori di pace! Quella pace si rafforzerà e radicherà sempre più, diventando come diceva la prima lettura: “un fiume di consolazione”, capace di allietare ogni circostanza. Il profeta ce lo ha trasmesso con l’immagine del bambino che si nutre dalla madre. Non c’è gioia, pace e consolazione più grande di quella che prova il bambino quando è attaccato al seno della madre. E come l’infante non ha altro da chiedere alla vita se non quella situazione di vita beata, così il discepolo non ha altro vanto che la croce di Cristo. Questo rimane il cuore del messaggio, non l’inventario del tuo guardaroba o l’occhio indiscreto dei tuoi conti! Se Cristo è al centro, potrai avere allora anche più paia di sandali, e di borse o vestiti, perché saranno portati sempre con “l’eleganza” dell’agnello, che è consapevole della sua precarietà e riconosce che ciò che fa la differenza è il pastore; un pastore che gli ha già dato tutto quello che conta davvero.

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.nDiceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città». I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli». (Lc 10,1-12.17-20)
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