ABITARE “IL TUO FIANCO” - Pentecoste (Anno C)

La Pentecoste inaugura e spinge il tempo della Chiesa, e il tempo della chiesa è lo spazio dello Spirito: ovvero il tempo della missione dell’uomo con la Santa Trinità. Il lavoro dello Spirito con l’uomo, quale “paraclito”, avvocato della difesa, di Colui che si mette al fianco dell’uomo per essere il suo aiuto. L’uomo fin dalla creazione ha avuto bisogno della relazione come suo aiuto, ma non basta la relazione giocata solo in orizzontale, occorre anche il cammino con lo Spirito, dono di Dio. Non si tratta di una giustapposizione: cioè di un Qualcuno che si mette ‘semplicemente’ a fianco, quanto piuttosto di una cura dal di dentro, una inabitazione: “prenderemo dimora presso di lui”. Una cosa è regalare consigli sentenziando a priori e da lontano, altra cosa è prendere parte della stessa casa, pensare e agire dal di dentro della famiglia. Che cos’è il mistero dell’incarnazione se non questo farsi così prossimi, tanto da assumersi l’umanità di Adamo, la nostra umanità??! Non dall’alto dei cieli, ma dal basso della terra, elevando al cielo, perché la forza del cielo possa fecondare la terra.

Quando una persona è coinquilina, conosce tutto di chi le vive insieme: le abitudini, gli orari, il carattere…. e pian piano il modo di parlare gli usi e i costumi diventano reciprocamente familiari: nasce una amicizia, una intimità. Lo Spirito Santo è proprio questa relazione intima tra Padre e Figlio in noi, che ha il compito di addomesticare la vita e addestrare la memoria… tanto da farci sentire Gesù familiare come uno di casa! Ecco la santa confidenza che ci permette di dare del “tu” a Dio, perché chi ha visto il Figlio, ha visto il Padre.

E proprio come quando siamo abituati ai sapori di casa e fuori ne sentiamo tutta la nostalgia, e ci sembreranno strane certe cose, estranei certi sapori, e sentiremo come un dovere morale il prendere posizione nei confronti di certe scelte; allo stesso modo, accadrà nei confronti di quelle “abitudini interiori” che ci ha insegnato lo Spirito Santo, accordandoci a Lui, tanto da averci consegnato un ritmo, imparato alla tavola del banchetto eucaristico e alla mensa della Parola nella condivisione con i fratelli… Questo il compito dello Spirito. Così come un profumo ci rievoca ricordi, ci attiva emozioni e affetti, così lo Spirito Santo farà nei confronti del buon sapore di Cristo, cercando di difendere come avvocato di parte, l’immagine di Cristo in noi.

Quello Spirito sarà in noi “maestro di comunicazione”, “laureato in lingue”, (una “lingua di fuoco”!) e persino inventerà una linea di connessione del tutto particolare anche quando il campo delle frequenze sarà disturbato dalle fatiche della vita, e ci ritroveremo come isolati, tagliati fuori anche dai numeri di emergenza. Quale vero maestro, ci aiuterà a capire che tanto più conosceremo noi stessi: quello che desideriamo, quello che cerchiamo, i nostri punti di forza e debolezza, la fame che ci abita… e tanto più ci sarà dato di capire Lui. Il Signore non ci vuole infatti attori di un copione, ma parte sempre dal nostro desiderio più profondo, perché è Lui l’autore di quel desiderio di amore più grande, che da qualche parte ci abita! La vera domanda allora è “Chi amo? Cosa voglio veramente, cosa desidero? Per chi vivo?”.

Fino a quando non avremo fatto la scoperta che il Signore è l’unico a poter rispondere ai bisogni profondi del cuore, bhè Lui non potrà fare e donarci nulla. E come accadde a quel ceco di Gerico…. o al centurione nei confronti della figlia morta - tutte situazioni in cui parrebbe scontato l’oggetto della richiesta - Ecco il Signore invece fa capire che nulla è da darsi per scontato e occorre articolare il proprio desiderio: “Signore che io riabbia la vista” -: “ti sia fatto secondo la tua fede” (Mt 8,5-13). Ecco che la nostra “parte”, la nostra aspettava ha un peso notevole. E questo va ricordato.

“Ricordare” è affare di cuore: “ricondurre-al-cuore”. E lo Spirito lo farà appunto attraverso tre verbi ‘liturgici’: “rimanere, insegnare e ricordare” che mettono in azione il “meccanismo” della RIPRESENTAZIONE, contro la semplice rappresentazione. Tutto quello che lo Spirito “ci ricorda”, non è solo un esercizio di memoria, non è solo un pro-memoria ma un “pro-noi”. Pro nobis, nel senso dell’effetto benefico che ricade su di noi. Lo Spirito che tocca, scuote, guarisce, striglia, benedice il buono e maledice il male in noi…

Grazie a quell’azione le parole vanno ad effetto. Quelle parole che Egli pronuncia diventano oggi. Quelle parole diventano qui. Quelle parole diventano me… diventano la celebrazione dell’Amore fino alla fine.

Stiamo celebrando su questo altare l’amore fino alla fine e reciteremo a breve la preghiera del Padre Nostro che ci farà dire “Sia fatta la tua volontà”. E questo significa che “non possiamo più tirarci indietro” da quello che vogliamo veramente! Quelle parole sono un dare voce a quanto portiamo dentro, un “sì” a noi stessi. Non al Dio nascosto nell’alto dei cieli, ma a quello nel basso di noi. NOI SIAMO SUOI: questa è l’unica ‘prova' dell’avvocato della nostra difesa.


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