UNA PARTITA A MEMORY - VI Domenica di Pasqua (Anno C)

Una delle tentazioni più grandi del nostro tempo è quella di dimenticare facilmente, rimuovere, ridurre la memoria soltanto a “memoria-breve”, o ad un muro da imbrattare e da imbiancare ogni volta che ci si è stufati del colore dato… Ma l’uomo è memoria. Se si dovesse ogni volta ricominciare da un ipotetico grado zero, da una tabula rasa, non ci sarebbe la possibilità di vivere, di affidarsi, di costruire le relazioni, di essere liberi davvero… La memoria ci definisce, racconta la nostra storia; in questo senso noi non disponiamo di una memoria esterna, come una sorta di una chiavetta o un disco fuori di noi che possa salvare i dati, ma solo uno Spirito Santo in grado di salvare la vita intera, ricordandocene il senso: il perché e il per chi vivere.

Il Figlio dell’uomo, che nella sua vita terrena è descritto come Colui che non aveva dove posare il capo, ci ricorda che ha scelto di renderci sua dimora, suo tempio, suo unico vero santuario. “Se uno mi ama, osserverà la mia parola” … e l’intera trinità dimorerà in lui. E “Lo Spirito santo ricorderà ogni cosa”. Lo Spirito è l’artigiano della nostra memoria, il curatore del Cristo in noi… Colui che, fra le tante voci e i ricordi, difende il Cristo in noi… ci permette di leggere la nostra vita in sinossi, cioè insieme, a quella del Cristo!

Il male, e questo lo sanno bene gli psicanalisti, lavora molto sulla memoria, sui ricordi… Non è un caso che il Signore riproponga continuamente ad Israele il ritornello “Ascolta Israele, ricorda”, non dimenticare i benefici di Dio, il suo intervento nella tua storia!”… il tutto sintetizzato dalla formula del Deuteronomio (4,9): “[…]Guàrdati dal dimenticare le cose che i tuoi occhi hanno viste, ed esse non ti escano dal cuore finché duri la tua vita. Anzi, falle sapere ai tuoi figli e ai figli dei tuoi figli”. E ancora nel libro di Giosuè riguardo alla Legge troviamo: “Non si allontani dalla tua bocca il libro di questa legge, ma mèditalo giorno e notte, perché tu cerchi di agire secondo quanto vi è scritto; poiché allora tu porterai a buon fine le tue imprese e avrai successo”. Il che significa imparare a vivere “dipendendo” da Dio… “Lo Spirito Santo […] vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto” E tutto quello che Gesù ha detto e fatto, l’evangelista Giovanni lo riassume nell’amore. Se c’è l’amore non è detto che sia subito paradiso, ma se questo amore non c’è, è subito inferno… Senza questo amore è difficile seguire ed osservare le parole del nostro Dio. E’ il fondamento del Cristo e di conseguenza del cristiano, che si concretizza e prende forma nell’amore al fratello, una vera e propria conditio sine qua non, tanto da provocarci così: non si può essere sicuri di amare Dio se si è indifferenti nei riguardi del fratello, se non si è interessati a lui, se non ci si fa vicini e solidali. Ogni creatura è tempio dove Lui si manifesta. Un atteggiamento escludente equivarrebbe ad aprire le porte ad una sorta di virus, accogliere un baco nel sistema operativo della nostra fede. Insomma è tentazione del nemico instillare nel pensiero un’altra modalità d’amare, escludente la prossimità. Tant’è che nel libro degli Atti, la Chiesa capisce e apre le porte anche a chi è fuori dalla stirpe ebraica, agli stranieri, i pagani, i lontani…

E perché anche il tempo della Sua “assenza” sia vissuto secondo la modalità della Sua presenza, il Signore, oltre allo Spirito Santo prepara un’altra promessa: la Pace. "Vi lascio la pace vi do la mia pace”… Una pace che non assomiglia a quella del mondo… Se per noi pace, è un quieto vivere, è l’assenza dei problemi… Per il Signore è fare memoria che Lui sarà con noi proprio nei nostri problemi! Il Paraclito infatti è l’avvocato, il soccorritore, Colui che è vicino… ma non Colui che interviene dopo il problema e l’emergenza, (sarebbe la visione del Dio tappabuchi); quanto piuttosto Colui che precede, e poi segue l’emergenza, colui che permette la continua relazione senza interromperla per alcun motivo (!) Ecco perché la Sua è una pace diversa da quella del mondo, perché non viene dopo la guerra… semmai la precede e tenta di evitarla. Allora “non sia turbato il vostro cuore” - ma anche nella tempesta - “soltanto abbiate fede”! Anche nel “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato”, anche allora rimanete nel “Dio mio”! Lo scoprirete come Padre Nostro.


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