UN ANTIDOTO ALLA RABBIA - IV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)

Dopo l’ammirazione iniziale, in sinagoga, è scoppiato il caos. Quanto è labile il cuore dell’uomo, quanto fragile il suo prendere posizione e restarvi fermo. In quella sinagoga c’è grande confusione: la gente è rimasta delusa “dall’oggi” di Gesù che non ha portato con sé quegli effetti speciali sperati, è delusa dalle parole di Gesù che ha interrotto il brano del profeta Isaia proprio sul più bello, quando finalmente si annunciava “la vendetta“ per i pagani che osteggiavano l’Israele di Dio ma invece Gesù si è fermato qualche parola prima … a “proclamare l’anno di grazia”. E questo turba. Ieri quanto oggi la storia sembra consegnarci una ‘società sempre (un po’) arrabbiata’, che spesso si trova ad invocare il Signore come una sorta di giustiziere spietato, che spera in Lui, quale regolatore di conti. Il Signore è anche tutto questo ma sempre ‘a modo suo’. Lo fa con la grazia, lo fa con l’amore, questo “modo suo” è la forma che nel cristianesimo è la sostanza! E’ il modo con cui esercitare ogni carisma, ogni dono, ogni verità, ogni compito… Noi siamo chiamati a vincere quel “a mio modo - a modo mio” che spesso ci diciamo e ripetiamo quasi con orgoglio, e che ci rende così autoreferenziali, così chiusi, così falsamente sicuri, vincere questa supponente presa di posizione con il “suo modo”… che è la scienza pratica dell’amore che non fa della Parola un’astrazione, un concetto, un vuoto dogmatismo, una lezione… e neppure una lampada di Aladino da strofinarsi al bisogno, così che quando Dio non risponde alla nostra sete di desideri, e come se si fosse inceppato qualcosa che ci è dovuto che ci deve essere dato, e a quel punto, disincantati, Lo vogliamo fare fuori. Quelle persone vogliono segni, vogliono miracoli, vogliono pane; e ammettiamolo, chi di noi, oggi non è qui anche un po’ per questo… ma Gesù sa che i miracoli non sono il cuore della salvezza, i soli miracoli non bastano a liberare e curare l’intero della persona. Di miracoli è pieno il mondo ma non ne basta mai! Il Signore non vuole attrarci a sé con l’altisonanza dei miracoli, non vuole obbligarci con una evidenza violenta, con la seduzione del risultato facile. I miracoli sono pur sempre ‘segni transitori’ di una grazia che va ben al di là ed è per l’eternità, e la fede chiede una decisione anche quando non si vede e non si sente, una libertà piena. Riportando Paolo potremmo dire: “anche se possedessi tutta la scienza, tutta la sapienza, tutte le ricchezze, e… tutti i miracoli (!), ma non ho l’amore, a niente mi vale… perché tutto passerà, solo l’amore resta!”. O facciamo questo salto o il rischio è di rimanere a bocca asciutta e profondamente frustrati dal nostro incontro con il Signore che poi di fatto risulterebbe un non incontro…. una ricerca del miracolo e non dell’amore, una ricerca di cosa Dio dà piuttosto di come Dio è. Come è avvenuto di fatto a coloro che presumevano di essere dei privilegiati per il solo fatto di conoscere Gesù, mentre altri, i lontani, i pagani, sono divenuti i destinatari di Buona Notizia, come la vedova di Zarepta di Sidone e il lebbroso siriano, perché con il cuore più libero da aspettative ed esiti, capaci di lasciarsi stupire, e di fare a Dio “il suo mestiere”.

Il Signore vuole curarci oggi dalla malattia di dare tutto per scontato, dal virus del pregiudizio e del preconcetto che spesso soffocano l’incontro con il Signore e la sua Parola di Vita, che ormai ci sembra di conoscere troppo bene… ma in tutto questo, rimane una “buona notizia” : la Parola e le parole che ci consegna la fede, hanno in sé il fiato di Dio e nessuno le potrà fermare, hanno in sé la forza dell’acqua che persevererà nel suo compito fino a quando non avrà aperto un varco per il suo corso, hanno la potenza del seme che se ha trovato il terreno della disponibilità, crescerà e di notte e di giorno e ‘come’, il contadino, egli stesso non lo sa.

Allora che non ci venga mai a mancare il coraggio dell’annuncio di una Parola così, e la testimonianza di profeti come Geremia… in una missione alquanto difficile, quella della verità, difficile soprattutto con in più vicini e familiari…che porta con sé la paura di passare dalla parte dell’accusatore a quella dell’accusato, la paura di perdere la propria tranquillità, di essere additato e rimanere soli. Il Signore assicura tutto il sostegno necessario perché possiamo affrontare il compito affidatoci. Geremia ci stimoli nella nostra vocazione profetica nelle nostre case, società, comunità, famiglie…

Se siamo disposti a lasciarci sorprendere, come da un ‘carpentiere qualunque’ di un luogo ‘qualunque’… e assumiamo tutte le conseguenze di un’umanità creata a immagine e somiglianza di Dio, possiamo anche noi aspirare alla via più alta, sublime e perfetta che è l’amore, e ricevere e donare questo amore. Chi invece è pieno di rabbia inevitabilmente farà fatica a riconoscere colui che gli sta davanti, il fratello, fosse anche il Cristo. Ecco che non ci capiti come nel finale del brano…“egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino”, andando oltre… (Lc 4,30). La Verità cammina con noi, non lasciamocela scappare!


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