COSA FARE? RALLEGRARSI! - III Domenica di Avvento (Anno C)

Come la folla radunata intorno a Giovanni, anche noi potremmo chiederci: “Che cosa dobbiamo fare?”… Perché qui è tutto un gran “fare”… sotto Natale poi non ne parliamo: ci sono i regali da fare, i pranzi e i cenoni, gli inviti e i botti da fare, le pulizie a fondo, i biscotti a forma di stella e il cotechino con le lenticchie da fare, le catechesi di Catartico e i concerti Gospel… insomma in questo periodo - ma in realtà come in ogni altro - sembra che chi si ferma sia perduto… ma il tempo forte dell’Avvento, invece, ha il coraggio di dirci che chi si ferma può gioire, e chi sa gioire, sa vivere!

L’attesa, non è tempo perso ma tempo in cui ci si può ritrovare, accorgendoci che è arrivata per noi una Buona Notizia: in tutto questo “da farsi”, il “grosso” è già stato fatto! Allora “Rallegrati”, il Signore ha già provveduto. Ha revocato la tua condanna, condanna al “fare”, all’”avere”, al “dover dimostrare sempre qualcosa agli altri”, ai tuoi multiformi “debiti”, al male e alla morte… “Rallegrati!” come quando un verdetto negativo pendeva sulla tua testa, sulla tua salute, una brutta situazione sulla tua famiglia… ed improvvisamente tutto questo é stato cambiato, ed é stato dichiarato esserci stato un errore… che sollievo, che gioia!

Bene, ma dato che l’enzima del fare è nel nostro DNA, qualcuno si starà già chiedendo: “Ho capito. Ma per vivere questa gioia e ‘rallegrarmi sempre’ - come ha ripetuto più volte san Paolo - che cosa devo fare?”

Il Vangelo, la Parola non sono un prontuario di ricette pronte; ma delle indicazioni ci vengono comunque fornite: “non siate nel loop del volere, dell’esigere sempre di più… imparate ad apprezzare e a ringraziare per quello che avete perché, come diceva il Saggio del Qoelet, “Non si sazia l'occhio di guardare, né mai l'orecchio è sazio di udire”. L’insaziabilità e la cupidigia sono le malattie della gioia e così molto spesso ci ritroviamo preoccupati “per nulla” (Fil 4,6), e ci perdiamo quella pace di cui potremmo godere, “pace che supera ogni intelligenza” e che sa custodire i nostri cuori agitati e stanchi, in “Cristo Gesù” (4,7). Il Signore è Vicino! In Lui la sorgente della gioia. L’arsura sta per trovare acqua. Ma oggi non ci viene semplicemente detto che il Signore può essere per noi vera gioia, ma paradossalmente che noi lo siamo per Lui! Il Signore gioisce, si rallegra, festeggia, esulta per noi! Cara pecorella del suo presepe ricordati che “c’è più gioia per un peccatore che si converte che per novantanove giusti”… Il Tuo Dio è felice che tu ci sia e stia facendo la tua parte; che tu aggiunga, al grosso già fatto, il tuo Amen, la tua firma sul compito che la realtà ti offre e la pazienza nel cercare le risposte. In questo senso oggi, tu puoi decidere di essere felice!

Forse non puoi cambiare le situazioni in cui ti trovi, ma puoi modificare il modo di starci dentro. Quante volte abbiamo ripetuto che “non è un problema avere problemi”, forse va solo rivisto il modo con cui li stiamo vivendo.

La Parola ci mette dinanzi ad una verità di livello base: siamo fratelli e per aiutare noi e la storia comune, dobbiamo imparare a condividere. Là dove siamo chiamati a vivere, dobbiamo essere uomini e donne di comunione, questa è la nostra profezia, la nostra corona regale, l’esercizio del nostro sacerdozio comune. Questo il “fare benedetto” che ci fa “essere” gioia. Allora “Non lasciamoci cadere le braccia”, perché c’è sempre qualcosa da condividere e che ti viene condiviso, sempre qualcuno da amare… E questo perché non ci capiti di sentirci dire: “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!”, l’immagine dell’eterno insoddisfatto a cui non va mai bene nulla e sempre fa le pulci su tutto… Ma invece che possiamo gioire con chi gioisce e piangere con chi piange! Quando non so prendere parte al vissuto dell’altro il mio battesimo è semplicemente con acqua, il condividere e dare noi stessi, ha la forza del fuoco che trasforma le cose, che è al contempo la morte delle cose e la loro rinascita nel calore e nella luce. Buona trasformazione.


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