PREGHIERA: LA CURA PER “STARCI DENTRO" - I Domenica di Avvento (Anno C)

Inizia oggi il tempo forte dell’Avvento… e la liturgia ci dona come ogni anno la parola chiave per entrarne dentro pienamente: vigilare, “vegliare in costante preghiera”. E’ un tempo di revisione e preparazione, tempo nel quale verificare se i nostri occhi sono aperti sulle realtà che viviamo, se il cuore è libero, se l’animo è pronto… Quando ci apprestiamo a vivere un appuntamento, le facciamo tutte per apparire carucci e in tiro… ecco diciamo sempre che il cristianesimo è un incontro, una relazione… Ma per la bellezza e presentabilità richiesta abbiamo a disposizione la migliore delle Beauty farm, low cost e con risultati reali: la preghiera. La preghiera ci rende belli, la preghiera ci rende pronti.

E pensando a questo essere “pronti”, mi veniva in mente una immagine di un po’ di anni fa… Quando a scuola avevamo un professore che amava fare le interrogazioni a sorpresa e non le cosiddette “programmate”, perché così, diceva, eravamo costretti a studiare e a seguire il programma giorno dopo giorno… Se riuscivi a farlo dormivi sonni tranquilli e al mattino andavi a scuola un po’ più sereno, altrimenti venivi preso da attacchi d’ansia. Avvento non è certo una “interrogazione a sorpresa” o benché meno un “mandato di comparizione” dinanzi ad un giudice spietato, ma è vero che a volte la vita ci sorprende e ci spoglia più che rigidi inverni, capitano cose difficili e spiacevoli che ci tolgono l’entusiasmo cantato dal salmista “tutti i sentieri del Signore sono amabili”; e allora “perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che accade”, cioè perché abbiate la forza di vivere l’ogni-giorno, ci viene detto di “pregare continuamente”. Occorre prepararci PRIMA che la prova, piccola o grande, venga a bussare alla porta. E questa prima domenica di Avvento ci ricorda che anche nel tempo avverso, anche quando le temperature si fanno più rigide, il nostro Dio è fedele e le sue Promesse saranno mantenute: in tutta l’ingiustizia che c’è, che abbiamo vissuto, che abbiamo praticato… “germoglierà un germoglio giusto”. Non è certo l’immagine di qualcosa di così resistente, di robusto e solido, quanto piuttosto la tenerezza di una intuizione, uno sprazzo di speranza che però parla di vita che nasce e non di morte, di vita e non di fine.

Noi purtroppo, per “inclinazione naturale” siamo più attenti al segno avverso, anche nelle letture di queste settimane… ci concentriamo più sui passaggi che descrivono le acque impetuose, i vari sconvolgimenti nel sole e nella luna, piuttosto che sulla Promessa del Signore: “la liberazione è vicina”. Ma come, tutto si spezza e finisce e “la liberazione è vicina”?… La politica è incerta, la crisi economica sembra non finire mai, la cattiveria è gratuita, c’è il terrorismo… eppure… Eppure in tutto questo, oggi più di ieri il Signore è vicino… perché “sua è la terra e quanto essa contiene, e noi siamo suoi”!

Forse solo attraverso l’andare in pezzi di alcune nostre costruzioni inutili, il frantumarsi di certe mura che negli anni abbiamo innalzato, potremo davvero incontrare Dio che viene! Chissà… ma certo è che non serve soffermarsi solo sul negativo e sulle circostanze avverse, che tanto ieri come oggi ci sono sempre state e sempre ci saranno, quanto occorre leggere tutto questo come il travaglio per un parto… a questo ci condurrà l’Avvento, a questo serve la preghiera, come esperta levatrice nel dolore che danno le contrazioni. In quel parto che celebreremo a Natale ci sentiremo ripetere le parole dell’amore e della speranza “risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina”… anzi è “in mezzo a voi” e si è “fatta carne!” Se quando le cose non vanno la tentazione è quella di lasciarci “appesantire i cuori”, di rattristare lo Spirito Santo che è in noi, è importante ricordare che prima o poi i “nove mesi” passeranno e dopo sarà Natale, Gesù verrà a nascere proprio in quella situazione impossibile, quando non era certo tempo per portare frutto… come è avvenuto per Maria. E per non appesantire il cuore è necessario ricordarci che in questo tempo di attesa, la preghiera è la cura indispensabile per “starci dentro” rimanendo concentrati sulle “promesse di bene” che il Signore ci fa. Allora, se vissuto così, ogni giorno può essere un tempo forte, e non solo perché può capitare di tutto, ma perché posso incontrare davvero il Signore!

E in conclusione mi piace riportare l’accostamento che ci regala uno studioso, che legge la preghiera, come il lavoro di Noé per la costruzione dell’arca, un lavoro che sembra assurdo quando si è su terraferma, ma che è indispensabile, portatore di salvezza, quando arriverà il diluvio e tutto farà acqua! Difficilmente nei momenti di burrasca troveremo la forza e le condizioni per costruire una barca… occorre farlo prima! Che possiamo vivere il tempo dell’Attesa così, non proiettati sul diluvio, ma sulla Salvezza! Questo è l’Avvento: l’Evento salvifico di Gesù Cristo.


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