IL BENEFICIO DEL DUBBIO - XXXII Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)

“Guardatevi dagli scribi”. Il monito di Gesù suona come la voce di una madre al figlio in quel: “mi raccomando, stai attento”… Scribi e farisei nei vangeli sono presentati come persone che, pur nei loro sforzi e nelle loro buone intenzioni, risultano come “appannati e sfuocati”, velati da un'ombra perché in realtà in tutto quello che dicono e fanno non si coinvolgono mai fino in fondo, sono capaci di belle parole che sono tanto fumo e poco arrosto, tanta facciata, apparenza e poca sostanza, tanto “superfluo” e poco essenziale. La vedova è altra storia… Lei è ormai considerata “la donna di nessuno” e proprio per questo può rivendicare di essere proprietà di Dio! Ecco quando il poco e il niente diventano una finestra su altri orizzonti…

Sia la vedova incontrata da Elia, sia quella descritta nel Vangelo, sono esempi di una umanità capace di andare oltre al limite oggettivo. E al tempio di Gerusalemme questa vedova, emblema della donna “povera”, diventerà maestra e teologa con più sapienza degli scribi e farisei messi insieme… perché anche se non contribuirà poi tanto al “riscaldamento della chiesa”, diventerà con la sua fede, la colonna che la sorregge, anche se il suo lascito non farà un gran tintinnare nella cassetta delle offerte, il Signore scorge una ricchezza che fa cantare il suo cuore.

Quante volte, quando ci troviamo nella situazione della vedova, anziché donare tratteniamo per riprenderci quanto la vita ci ha tolto, ci auto-giustifichiamo e cerchiamo di andare a scomputo come a cercare una sorta di pareggio con il Signore a cui attribuiamo il male. E nella situazione facsimile avessimo avuto 2 monete, avremmo optato, nella migliore delle ipotesi, nel fare a metà: una a me e una a Dio… e sarebbe anche parso logico, normale, non avrebbe suscitato alcun dissenso, perché nel caso specifico è a rischio la sussistenza, la vita… le bollette a fine mese! Ma quella donna, quelle donne, concedono a Dio il beneficio del dubbio: un giudizio favorevole nell’assenza di piena evidenza. Anche se sembra finita so che ho un Padre che provvederà. E se ho ben chiaro che “chi fa vivere” è il Signore… Dio può essere “davvero Dio” solo quando non avremo accumuli di certezze e riserve di beni e Gli lasceremo essere tutto il Bene…

Ad essere degno del tempio non è la quantità ma la fede, non la quantità ma la qualità, che fa diventare la persona che sa compiere gesti così, il vero tesoro! Questa la grandezza di misura della bilancia di Gesù: la qualità dei gesti e delle parole, e questa donna compie un gesto in cui se il “visibile” è pari ad un nulla, l’invisibile é pari ad un “tutto”. Non sei chiamato a dare “troppo” o a scervellarti su come fare economia e dare “poco” ma a dare “con-tutto-te-stesso” qualunque sia la quantità… “non sappia la destra ciò che fa la sinistra”… ma sappia il cuore ciò che fanno entrambe! E la donna in questione con il suo gesto, potremmo dire, disegna nell’ombra la sagoma della croce di Cristo: in quel donare tutto! Infatti le parole originarie di Marco qui sono bellissime: “gettò intera la sua vita”. Non è un semplice dare, ma gettare, che ha in sé anche la sfumatura dello spreco… Ma non si ama per guadagnare… L’amore è in un certo qual modo sempre in perdita… e quella perdita diventa guadagno, perché solo chi perde la vita la ritrova… solo chi sa perdersi un po’, “rischia” di trovarsi sul collo di Gesù come la pecorella smarrita, persa e ritrovata, cercata e raccolta da Gesù.

A differenza di quanto raccontato nella prima lettura, nel Vangelo non si dice se la vedova tornata a casa avrà avuto ancora da vivere, ma molto probabilmente sì, o meglio, in qualche modo sì, perché "più forte della morte è l’amore”, e l’amore ama tutto… e questa donna donando tutto è entrata nell’eternità, perché l’amore non avrà mai fine… e se hai qualche perplessità, almeno concediti il beneficio del dubbio…


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