ISPETTORE D’IGIENE - XXII Domenica del Tempo Ordinario - Anno B

“Il Signore è vicino ogni volta che lo invochiamo”. Che questa eucaristia sia proprio questo: una invocazione profonda della presenza di Dio, perché abbiamo bisogno di sentire questa Sua vicinanza, nelle cose della vita! Perché si sta male quando ci si sente orfani di Padre…

E nelle parole della prima lettura troviamo, quasi con sano orgoglio di famiglia, la memoria della Sapienza contenuta nella Legge del Signore, una eredità preziosa, una Sapienza che non regge alcun confronto, non teme rivali, non ha eguali… tanto che in un altro passo leggeremo che la stessa sapienza dei greci, emblema e modello di ogni sapienza, al confronto è in realtà poca cosa…. “Chi ha un Dio come il nostro Dio?!?” E quella che al mondo appare “stoltezza della croce" in realtà è ben più grande e alta di ogni saggezza, anche se non è sempre così chiara e comprensibile… e questo perché qualcuno ci ha instillato che l’amore o è logico o non è, invece troviamo qui, che nella follia di Cristo c’è una Via che può “portarci alla salvezza”. E accogliere questa Parola non é solo a livello di testa, ‘accoglierla’ significa essere “di quelli che mettono in pratica la Parola, e non ascoltatori soltanto, illudendo noi (voi) stessi”. E’ tagliente questa sottolineatura….! Quante volte ci illudiamo e diamo la colpa e la responsabilità del male agli altri, alla società, ai tempi difficili, alle circostanze… “Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro”… a dire che è quello che scegliamo e che facciamo mettere radici dentro di noi, tanto da diventare noi, da raccontare di noi, cioé quello in cui ci riconosciamo e che alla fine ci identifica, questo é il materiale di giudizio su ciò che è puro o impuro, non quello che sta fuori… Al Signore é questo cuore che Gli sta a cuore! La differenza la fa quel “dal di dentro”… Perché è ‘dal di dentro’ che si ama o si odia, il resto può essere superficialità, ipocrisia, falsità, semplice emozione…. ‘Dal di dentro’, perché ci può essere anche un popolo che “onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano”. E a rendere pure le labbra non sono le parole belle, ma quelle Vere! A rendere pure le mani non sono i bagni rituali, le abluzioni, ma i gesti della generosità, della compassione, quelli della carità. Il vero luogo dell’incontro con il Signore non é l’edificio Chiesa, ma è “l’interno”, il cuore…

Alcuni scribi criticano Gesù perché i suoi discepoli non si lavano le mani prima di mangiare… Diciamo subito ai più giovani che è cosa buona e giusta lavarsi le mani prima di mangiare, ma qui la questione è diversa, Gesù richiama il pericolo di una religione intesa come pratica esteriore e dedicata alle cose di facciata, perché per Gesù NON è peccato il non lavarsi le mani prima dei pasti ma avere un cuore che non sa gioire con chi mangia e non sa piangere con chi non mangia… avere cioè un cuore apatico, un cuore coltivato con appezzamenti ben recintati… con confini e palizzate che separano e rendono indifferenti e insensibili… La ritualità mette in campo il simbolico, e symballein (da cui ‘simbolo’) significa “far unità”, e non dividere, giudicare, separare… Allora coltiviamo il “dentro” perché sia unito ad un sensato e luminoso “fuori", e questo attraverso la preghiera, la vita comunitaria, la Parola di Dio… perché non accada di sentire rivolto a noi “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano”… Quante volte abbiamo parole grandi, belle e facciamo promesse enormi al Signore; ma un Padre direbbe al figlio: Figlio il modo migliore per onorarmi, è dimostrarmi tutto questo con la vita, una vita buona… D’altronde è molto più facile lavarsi le mani che scegliere il Bene sempre e comunque.

Il culto dovrebbe essere ciò che ci richiama questo Bene e ci fa riconoscere la signoria di Dio, e il rito di conseguenza, sarà l’espressione concreta di quello che ci abita dentro, in una parola, il rito sarà esercizio sintetico della nostra fede, che prende la forma ora della preghiera, ora dell’offerta, ora dell’adorazione…

Per questo il vero culto gradito a Dio è quello del cuore, cioè quello della vita, il vero culto è quello espresso nella ritualità di tutti i giorni, che attesta quello che è ‘dentro’ in quello che viene ‘fuori’, proprio come l’albero lo si riconosce dai frutti… Il problema è che spesso quello viene fuori da noi non c’entra nulla con Dio!!! Questo è impuro: ciò che non c’entra con Lui, la distanza da Lui, ciò che ci allontana da Lui… perché il Signore non è tanto un ispettore a caccia di batteri o germi, o di chi sanzionare perché non ha rispettato norme igieniche, quanto uno alla ricerca di persone che hanno fame, persone che desiderano mangiare e non perdere tempo a lavarsi e rilavarsi le mani senza mai sedersi a tavola con Lui! Ecco… che oggi possiamo invocarlo e trovarlo vicino come non mai, a tavola con noi, perché è Lui a volerci suoi commensali, Lui quindi a renderci degni dell’invito, Lui a consegnarci l’abito della festa che è la grazia, Lui quindi a renderci puri!


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