NE VALE IL PANE? = NE VALE LA PENA - XXI Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)

Il brano evangelico di questa domenica ci porta a Cafarnao dove si conclude il lungo discorso sul pane della vita. Ma nonostante Gesù abbia affermato delle cose buone, grandi, belle ed importanti, non ci troviamo dinanzi ad un happy end, un finale felice, anzi, quanto piuttosto davanti ad un vero e proprio fallimento. I discepoli si chiedono più o meno esplicitamente “ma tutte queste parole hanno un senso? Questa fatica? Merita davvero seguire Gesù? Ne vale la pena?” Perché - dicono - : "questo discorso è duro, chi può capirlo?” Quante volte questa domanda ha intercettato anche i nostri pensieri… Gesù sta proponendo una vita di donazione totale, una vita che possa sfamare gli altri, una vita capace di spezzarsi come il pane, una esistenza capace di sedersi attorno ad un tavolo e accogliersi e mangiare insieme… E’ vero quanto propone Gesù non è così facile, perché non è facile seguire lo Spirito… che porta con sé tutta la forza contraria al vento e alla corrente del “così fan tutti”, del “così son tutti!”… Ma forse solo chi ha il coraggio di andare controcorrente Lo può incontrare faccia a faccia! Solo un pesce vivo può opporsi alla corrente, uno morto la deve seguire necessariamente (!) Gesù non procede secondo la logica della corrente: quella dello scambio o dell’accomodamento che naturalmente ci soddisfa e compiace… e infatti dirà subito che sono parole che si possono capire se a farci da maestro è lo Spirito. E il verbo qui usato nell’espressione: “chi può capirlo?” tradotto significa: “avere territorio”: per comprenderLo devo fare spazio, devo far diventare la mia persona, il mio cuore, la mia mente, un terreno, uno spazio, un luogo per una esperienza. Non tutti capiscono perché non tutti fanno spazio alla Parola e allo Spirito. Altrimenti sentiremmo come in Deuteronomio 30, 12-14: “Questo comando che oggi ti dò non è troppo alto per te, né troppo lontano da te. Non è nel cielo […] Non è di là dal mare […] Anzi, questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica”. Questa parola è per te…io sono per te… io sono con te!

Il Signore ci mette oggi all’angolo del ring della battaglia di ogni giorno, e forse della più spietata tra le guerre, quella con noi stessi e la nostra libertà: Andarsene o restare? E’ la stessa situazione che Giosuè pone al popolo di Israele: “Sceglietevi oggi chi servire: se gli dèi che i vostri padri hanno servito - ma… - Quanto a me e alla mia casa, serviremo il Signore” (Gs 24,15). Chi vogliamo servire, chi vogliamo seguire in realtà? … E “da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui”. Dio ci lascia liberi!

Possiamo decidere di fare spazio alle parole che ci mettono in discussione, che ci dissodano il terreno delle certezze ma che ci fanno crescere, che magari ci feriscono, ma che hanno in sé già la cura; oppure fare spazio alle parole che semplicemente ci confermano in quello che già sappiamo e che siamo, ma che non ci smuovono di un millimetro, che non danno linfa vitale, anzi ci fanno seccare! A noi la scelta, perché non c’è niente che si possa compiere senza di noi, senza la nostra libertà.

Ecco Pietro farà la sua dichiarazione d’amore come un amato con l’amata… Ma l’Amore chiede tutto, come ci veniva detto nella seconda lettura, nella quale al di là di alcuni passaggi che tradiscono una mentalità maschilista, e un certo modo di vedere la donna… se si riesce ad andare oltre, vi si scorgono parole che sono un inno all’amore, in quel: “come Cristo”… e cioè donare AMORE reciprocamente uomo donna - donna uomo indistintamente (!) FINO A VERSARSI TOTALMENTE L’UNO NELL’ALTRO, L’UNO PER L’ALTRA, gratuitamente!

Un linguaggio “troppo duro”??! Certo rispetto alla nostra sola forza sì…

Spesso ci blocchiamo perché il confronto parte da noi e si ferma a noi, facendo i conti su quanto conosciamo e abbiamo vissuto… Come quando chiedete ad un bambino “cosa vuoi fare da grande?” Lui ovviamente vi risponderà attingendo nel bacino della sua conoscenza, magari guardando al lavoro che fa il papà, la mamma, un parente, un amico di famiglia, perché quello è il suo mondo… Anche noi spesso rispondiamo in base a quello che è il nostro piccolo mondo, ma il Signor ci vuole aprire i cieli! Certo si deve partire dall’oggi e da chi sono io…ma per il credente c’è da mettere sul piatto anche la forza, la grandezza, la bellezza, l’eredità di Colui al quale si consegna la fiducia, la vita, la libertà…. Giosuè come Abramo, Mosè, Davide contro Golia… da soli non ce l’avrebbero mai fatta… Maria stessa si sarebbe fermata solo su quel “come è possibile?”: era il recinto limitato della sua conoscenza… Alla luce di questo, dinanzi a quello che non è immediatamente naturale e comprensibile nella nostra vita; si può rispondere o girando i tacchi, o dicendo “nessuno mi prende la vita, sono io che la dono”, come il Signore ci dice ancora una volta oggi su questo altare, cioè abbandonandoci nelle Sue mani. Volete andarvene anche voi? Perché il Signore non è interessato al senso del dovere, all’obbligo, alla forzatura…. La porta è aperta… per entrare e godere di Dio o per uscire… A noi la scelta per testimoniare con la vita, che qualunque sia la scelta, ne è valsa la pena, ne è valso il pane.


#fatica #controcorrente #esperienza

0 visualizzazioni

PARROCCHIA MADONNA DI CAMPAGNA

        Via Cardinal G. Massaia 98 - 10147 Torino

        011.252069 

        parr.madonna.campagna@diocesi.torino.it

UFFICIO PARROCCHIALE (chiuso se prefestivo)

LUN    chiuso

MAR    9.30-12   17-19

MER-GIO-VEN-SAB    17-19

DOM    chiuso

S. MESSE

FERIALI    7.30   18

PREFESTIVI   18

FESTIVI    8   10   11.30   18

Contattaci

AIUTACI AD AIUTARE!!!

IBAN: IT16O 02008 01119 00000 1327288

© 2020 by Madonna di Campagna

This site was designed with the
.com
website builder. Create your website today.
Start Now