LIEVITO MADRE, CUORE DI PADRE - XX Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)

La liturgia di queste domeniche continua a presentarci il capitolo VI° di Giovanni; è così ricco e denso che non può essere meditato tutto d’un fiato, deve essere preso e ripreso, deve essere masticato come il pane, ruminato, così il Pane, così la Parola… per andare in profondità, al cuore, all’essenza….perché, come ci diceva la scrittura, “abbandoniamo l’inesperienza”… potremmo dire “l’insipienza”: le cose senza sapore, e possiamo invece gustare una vita di pane buono, una vita di sapori, una vita di sapienza (!) appunto. E la Parola ci fa capire che ‘sapienza’ è fare esperienza di Dio… tant’è che il salmista può esclamare “a chi cerca il Signore non manca alcun bene”. Chi cerca il Signore trova il sale della vita! Ed é chiaro per l’uomo di Dio che per cercare il Signore non basta stare lontano dal male, ma il comandamento dice: “stai lontano dal male e FA’ IL BENE”…

Fa un po’ “sorridere” quando nei confessionali sentiamo “io non faccio niente di male”… è troppo poco soltanto non fare il male… occorre entrare nella mentalità positiva e propositiva del bene, e per far questo dobbiamo stare in Dio, dobbiamo cioè stare sobri, non ubriacarci del vino che fa perdere il controllo, non dobbiamo lasciarci saturare dai veleni della vita, dal nettare delle tante cose belle fuori e brutte dentro che sentiamo e che ci tentano. Il Vino che ci viene proposto dal Signore non è mai 'a stomaco vuoto’ è sempre accompagnato dal pane, non annebbia la vista ma dona la lucidità di cui abbiamo bisogno: “perché viviamo!”. Il salmo 33 lo rimarcava: “C’è qualcuno che vuole la vita e lunghi giorni…?”

E’ importante capire il segno del pane perché richiamandoci la fame, la nostra natura, la nostra precarietà che ci fa dipendere dal creato e dagli altri, ci possiamo porre seriamente la domanda su cosa e di cosa ci stiamo alimentando. E da questa simbolica molto umana si apre per noi un segno, “un sacramento” capace di raccontarci la realtà di Gesù. Nella Bibbia le cose migliori avvengono a tavola… fino a dirci che Gesù è “il pane” che nutre la vita dell’uomo perché contiene quella farina che ha il sapore del Padre, quell’olio che è l’unzione dello Spirito Santo… fior di frumento, pane di qualità alta, che ci invita a ricordarci dell’Altissimo, a vivere quotidianamente la dimensione liturgica dell’offertorio: prendere dalla terra tutto quello che abbiamo per restituirlo al Padre perché tutto possiamo riavere trasformato in Gesù… per trovare in ogni cosa la Sua presenza e dire: “Ti loderò in ogni tempo”. Capiamo bene allora che mangiare e bere Cristo non è un gesto che si esaurisce nella Messa della domenica. Vi dò una rivelazione: prima o poi tutti moriremo… E allora decidiamo adesso per chi dare questa vita, per chi e per cosa versarla… Signore voglio Te o voglio solo me? Signore voglio te o voglio Barabba? Signore voglio il tuo pane o mi basta il mio vino? Impariamo a vivere uno stillicidio quotidiano non nel male, ma nel metterci a disposizione di chi amiamo e di chi ha bisogno di essere amato e ci verrà restituita vita piena.

Questo è l’Amore del crocifisso… A pensarci bene, dinanzi ad un Amore così, che si spezza, si versa, si immola… vengono i brividi! E ancor di più a sapere che per questo suo Amore tutto il peccato che portiamo nel cuore nel momento in cui mangiamo quel Pane, non é più nostro!!! Chi celebra l’eucaristia sente questa liberazione. Sappiamo tutti di non esserne all’altezza - "O Signore, non son degno di partecipare alla tua mensa..." - ma proprio per questo ne sentiamo il bisogno. Chi vi si accosta è proprio il peccatore pentito, è il debole reso forte, è l’uomo vecchio reso Nuovo Adamo. Questo pane ci racconta Gesù, vissuto per anni nel nascondimento, come il lievito madre di un pane d’amore che ha impastato di eternità, parola che non significa “fuori dal tempo” ma “tempo di pienezza”… E allora non soffochiamo questo lievito, non facciamolo marcire ma, a partire dal pane della nostra tavola, dal pranzo che tra poco vivremo, guardiamoci negli occhi e in qualche modo facciamo brillare questo sapore nuovo!


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