LA PROVA come “PIT-STOP” - XIX Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)

Quante volte abbiamo detto almeno una volta “adesso basta” “Ora basta, mi sono proprio stufato!” Anche i più grandi profeti, come Elia che sta scappando dalla minaccia di morte di Gezabele, perché ha ucciso i profeti dell’idolatria canAnea, anche i profeti, hanno fermato la lancetta dell’orologio esistenziale sull’ “ora-basta!”. Un modo per dichiarare in estrema sintesi che non ce la si fa più, che si è capito che così non si può più andare avanti! E le vostre mani alzate lo hanno attestato, quante volte è stato anche il ritornello delle nostre canzoni quotidiane: “non ho più la forza, sono stanco, non ne vale la pena… E questo anche sul fronte spirituale: ho pregato ma non è cambiato nulla, ho provato a seguire il Vangelo ma essere buoni oggi non porta a nulla, è troppo esigente il cammino e c’è troppa cattiveria e troppo dolore… Ed ecco che al “troppo” negativo dell’uomo, risponde Dio con il suo “poco” positivo: una focaccia. Nelle scorse settimane pane per tutti, oggi per il profeta Elia una focaccia per il cammino… E’ lo stile di Dio che prende posto nella storia con la forza delle cose di ogni giorno, per ricordarti che è proprio questa vita, quella che tante volte, forse “troppe” volte hai maledetto, disprezzato e trattato male, ad essere l’unico luogo reale per incontrare il mistero di Dio e realizzare la propria chiamata. Per la vita che non ne può più c’è l’ancora di Dio, che diventa l’àncora di salvezza, il suo intervento che alimenta la vita. La liturgia di oggi ci mette in guardia sull’atteggiamento che ha assunto Elia, quello dello scoraggiamento estremo che si presenta in noi quando le cose che non vanno diventano il solo argomento di cui parlare, la sola situazione a cui pensare, l’unico luogo a cui fare sempre ritorno… e così si sovrappone la nostra storia con quel problema, e si diventa quel fallimento, quel no, quell’esito negativo… A spezzare questo loop, questo circolo vizioso di pensieri e azioni autolesioniste, oggi può intervenire Dio, proprio come sotto quella ginestra ha mandato un angelo che dice ad Elia “Alzati, mangia e cammina”…. Un po’ con lo stile di quell’amico che un po’ rozzamente ti sprona per il tuo bene e ti dice, basta parole, basta lamentarsi, basta mormorare: “ma cammina!”… stai in piedi, fai quello che devi fare e vedrai che si aprirà una via”… perché non sei solo e Dio è con te. Non è fatalismo ma fede… La fede fratelli e sorelle è quel pane che ci viene incontro come rimedio alla stanchezza mortale, perché è un pane disceso dal cielo, con cui Gesù ha la pretesa di identificarsi. Ma come fa a venire dal cielo se è figlio di Giuseppe e di Maria…C’è un grande insegnamento qui: per il cristiano, per il discepolo, per chi vuole vivere di fede non potranno mai essere scisse la dimensione umana, concreta, quello che vedi e senti con quella spirituale, perché sono una cosa sola… Se vuoi avere a che fare solo con la dimensione terrena, per te Gesù è e sarà semplicemente il figlio di Giuseppe e Maria, come per i farisei e gli scribi. Se vuoi aprirti alla dimensione sovrannaturale: Gesù sarà il figlio di Dio, il pane disceso dal cielo. Se ti fermi alla dimensione solo umana, mangi il pane e muori, se ti apri a quella divina e soprannaturale, mangi, muori e hai la vita eterna…. che significa la vita dell’Eterno in te. Se intendi solo da un punto di vista materiale le parole di Gesù suonano assurde, un inno al cannibalismo, ed hanno ragione a dire: “come può costui dare la sua carne da mangiare?”. Ma per il cristiano non c’è alcuna opposizione fra carnale e spirituale, fra fede e sacramento… ma lo puoi capire se ti apri allo Spirito: Infatti Gesù stesso ci dirà che “Nessuno può andare a Lui se non è attirato dal Padre, e nessuno può dire Gesù è il Signore se non è mosso dallo Spirito” come a dire: per capirmi, amarmi, servirmi, è importante guardare a me e nello stesso tempo mettersi in ascolto di uno oltre me: il Padre. Gesù diventa in mezzo ai suoi sacramento, cioè segno di qualcos’altro. E allora come ci invitava Paolo, non manchiamo a questo appuntamento con lo Spirito che apre questi orizzonti più ampi, non ignoriamo questa dimensione, non resistiamogli, non «rattristare lo Spirito Santo» !(Ef 4,30). Se Gli apriamo uno spiraglio, e spesso la prova è il momento in cui o per fede o per disperazione, siamo portati a farlo, ecco che iniziamo a vivere di una vita nuova, e quella prova diventa come il pit-stop, come per Elia nel deserto, e anche a noi verrà dato, (viene dato!) un pane come rifornimento per rimetterci in cammino (cf. 1Re 19,5-8). Non ci viene detto che Dio risolverà tutti i nostri problemi, che verranno stravolte le situazioni in cui viviamo, che saremo sottratti alla fatica e all’impegno, ma rimessi in cammino, ancora in piedi (!) avendo davanti un orizzonte nuovo, un nuovo paesaggio, una nuova visione. Ecco, che il pane che stiamo per ricevere ci permetta di stare in piedi e di ripartire, e ci faccia diventare davvero ciò che riceviamo: il corpo di Cristo… perché non ci sia mai più un ricco epulone a cui basta solo il pane della sua tavola.


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