GESÙ… QUOTIDIANO COME IL PANE E IL VINO! - Corpus Domini (Anno B)

A quel mistero balbettato la scorsa settimana della Santissima Trinità, Dio uno e trino: Padre, Figlio e Spirito Santo, nomi che sanno “di famiglia”, eppure talvolta così estranei; la liturgia di oggi ci dice che per renderli davvero familiari, occorre ritornare sui segni della vita quotidiana; perché ciò che è quotidiano parla del reale, ciò che è di ogni giorno porta con sé la concretezza del senso e dà forma alle parole… E il segno per eccellenza della vita quotidiana è il cibo: condiviso nella memoria dei ricordi importanti, e tra familiari. Non c’era segno più concreto e quotidiano di quello che Gesù ha insegnato a chiedere ogni giorno: il pane. E attraverso di questo, dopo la risurrezione i discepoli ebbero la certezza che la morte non aveva tolto per sempre Gesù alla loro compagnia, ma che Lo avrebbero avuto per sempre alla loro tavola, tutti i giorni! Da quel momento pensate a quale senso avesse per il discepolo mettersi a tavola! E da allora come per i due di Emmaus, siamo chiamati anche noi a riconoscerlo in quell’umile e fondamentale gesto, e così fino a quando mangeremo, non potremo dimenticarci più di Lui, e cioè tutti i giorni fino alla fine dei giorni!

I discepoli compresero in profondità, il senso dell’ALLEANZA antica rinnovata in quel giovedì santo. ‘Alleanza’, parola chiave di tutto l’Antico Testamento da Noè, Abramo, Mosè… fino a noi. Il patto che Jhavè sancisce con il popolo di Israele è come un alimento, è una cosa intima come il cibo che entra nelle viscere e diventa nuova forza, dona energia… ed è rito, perché l’uomo ha bisogno di una ritualità, rito che secondo gli usi del tempo si compiva nel sangue, per gli Ebrei sede della vita… In un patto è in gioco la vita! Si fa sul serio! E sia che lo si segua e onori, sia che lo si tradisca o ignori ne va di mezzo la vita, nel bene o nel male!

A dire che non c’è cosa più forte che entrare in una alleanza, in una amicizia, in una promessa, in un patto… ma conosciamo anche tutta la nostra fragilità nel rimanere saldi e fedeli ad una alleanza! Ecco perché occorre che Gesù nella ‘nuova alleanza’ entri con il suo corpo e il suo sangue: non c’è più l’agnello al centro, non c’è più un rotolo della Legge, ma una parola fatta carne. Non c’è più un semplice patto bilaterale… ma la sua iniziativa sovrabbondante. E’ per amore che entriamo nella nuova alleanza, è per grazia che entriamo nella nuova alleanza…. Se Gesù ci viene a salvare “dal di dentro”, quella fedeltà sarà possibile… perché Lui è fedele… perché Lui è amore.

Quel calice, quel sangue, diventano la garanzia che il Signore non revocherà mai la sua alleanza. Lui fa la sua parte, ma è bisogno dell’uomo convalidare con qualche gesto gli impegni che si assume… Ecco perché abbiamo bisogno anche noi di celebrare l’alleanza e fare la nostra parte: e così l’eucaristia diventa come il banchetto nuziale con Dio. Il momento in cui Dio e il popolo diventano partecipi della stessa vita, proprio come lo sposo con la sposa…e le gioie dell’uno sono le gioie dell’altra e così le sofferenze… “come la cintura aderisce ai fianchi di un uomo, così io volli che aderisse a me tutta la casa di Israele e tutta la casa di Giuda, perché fossero mio popolo, mia fama, mia lode e mia gioia…” (Ger 13,11)

E ricordare il patto con Dio, significa da parte nostra rimanere nelle sue vie “tutto quello che ha detto il Signore noi lo faremo!”… Ma guardiamoci in faccia? Dovremmo diventare rossi davanti a queste parole, è davvero così? “Quello che ci dice il Signore noi lo facciamo, lo viviamo? Siamo disposti a perdere la vita, a perdonare, a essere miti…a pregare per il nemico? Ci sarà alleanza piena quando per lo meno il nostro desiderio sarà su questa direzione…

Perché l’eucaristia non è un incontro devozione con Gesù, non è un obbligo scaccia inferno, non un precetto per mettere la coscienza a posto, ma comunione di vita con chi è l’autore della Vita, è il seguire i suoi passi, essere come lui pane spezzato non solo per sé, ma per gli altri…

Davanti all’Eucaristia siamo tutti uguali, tutti indegni e proprio per questo degni al tempo stesso, perché è il malato ad aver bisogno della cura!!!… C’è solo un’unica intolleranza alimentare per questo pane: pensare di non averne bisogno o di non meritarselo. Questa domenica ci ha ricordato che questa cena è una cosa grande, non è un aperitivo, non è uno spizzicare parole e sorrisi qua e là… e allora anche se troviamo in realtà una mensa scarna con solo un po’ di pane e un po’ di vino, troviamo qui il più ricco dei banchetti, il famoso banchetto di grasse vivande e cibi succulenti descritto dal profeta Isaia, dove siamo serviti dagli angeli e siamo imboccati da Dio stesso, dove il pane ha: il sapore del dono, il profumo del per sempre, la fragranza di un ti amo fino alla fine.


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