UN TAGLIO SUL VIVO - V Domenica di Pasqua (Anno B)

Quella di oggi suona come parola “tagliente”… in tutti i sensi!

C’è un contadino che taglia i rami secchi e infruttuosi, ma che pure taglia il ramo perché viva e porti più frutto… Viene da dire: “comunque vada sarà un taglio!” Per cavalcare l’onda di un luogo comune, sembra di essere davanti ad un chirurgo, che desidera operare comunque e a tutti i costi…

Ma ho da farti una rivelazione: non c’è nessuno che ami la vigna più del vignaiolo! Non c’è nessuno che ami il figlio più del padre! E questo ci rassicura perché ci ricorda che siamo in buone mani!

Se tagliare un ramo secco lo può fare chiunque, la potatura no, richiede la competenza del contadino, che sa quando e come potare, modi e tempi. Come, fuor di metafora, solo l’amore sa' e può fare. L’intento del contadino è quello di rendere sana e forte la sua pianta, il suo obiettivo non è “stroncare” (separare dal tronco), ma anzi aiutare la pianta a ricevere con più facilità la giusta linfa per crescere, tirare fuori dal seme tutto il suo potenziale, il massimo di quanto c’è di buono... senza perdersi in grovigli di rami infruttuosi. Far sbocciare il massimo di noi senza perdersi in relazioni inutili e giri di pensieri futili.

E poiché ogni albero lo si riconosce dal frutto (cfr. Lc 6:44 ), la seconda lettura ci diceva, come seconda sferzata: “Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità”. Questi frutti si devono vedere! San Paolo ha tagliato con la vita di prima e la sua vita è cambiata, e che frutti!… Quando lo Spirito Santo incontra il terreno fecondo dell’eccomi, quali miracoli! Il paradigma è cambiato: da quel “vivere per sé” a quel “ed io vivrò per Lui” (cfr. Sal 21). E la Parola ci offre una formula interessante: “Che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli”. Io ve la propongo come equivalenza: diventare discepoli é portare frutto! Perché senza di Lui non possiamo far nulla! Quindi la Parola ci fa intravedere che con Lui…possiamo molto! Un tempo mi sembrava esagerato questo versetto… ora lo sento vero più che mai, basta davvero poco per deviare, cadere, non accorgersi del male che si compie e accorgersi che le proprie forze non bastano mai! Diventare discepoli significa far scorrere la SUA linfa in noi e contrastare tutto quanto gli è contrario! Questo il senso dell’accorato “rimanete in me”… perché va' da sè che se, anche inavvertitamente, stacco un ramo dalla pianta, questo è votato alla morte!

In settimana abbiamo meditato un commento di don Epicoco sul Siracide 2 che al versetto 3 riporta “Sta' unito a lui senza separartene” - ci é arrivava tutta la potenza e il segreto della vita. Rimanere in Lui… non è un rimanere fine a se stesso, un rimanere inerme, passivo… questo lo fa il ramo secco! Alle volte si può rimanere in una situazione, ma lamentandosi continuamente, isolandosi, ribellandosi, chiudendosi e ripiegandosi, cercando vendetta.… No non è rimanere per rimanere, stare per stare in uno sforzo di volontà, per obbligo o dovere… Gesù ci invita a restare in una intimità … E questo è ben di più che l’aver capito semplicemente chi è Gesù e quale sia la meta; non basta conoscere la storia di Gesù, i dieci comandamenti, i precetti e i dogmi della Chiesa, occorre la relazione viva con il Vivente, con il Crocifisso Risorto, una vita di comunione, il gusto di stare alla Sua presenza… che è ancora di più che il frequentare il Suo messaggio anche perché a volte - ci veniva ricordato - come i discepoli, capiremo poco o niente di quel messaggio! Ma può cambiare la vita se Lui é con noi perché se, come veri discepoli, prendiamo parte a quanto Gesù ci partecipa… allora saremo anche ‘portatori’ di Lui, invece a volte siamo i primi ‘potatori’ di Lui… gli tarpiamo/tagliamo le ali, lo rendiamo un dio piccolo, un dio altro rispetto a quello della Scrittura…

E’ vero la vita - come la politica (!) - , ci chiede continui tagli, ma anche la prova è un tempo per volere e decidere…un tempo nel quale capire cosa é potatura e cosa no, separarci da chi e in funzione di cosa! L’invito di Gesù che ci ha ricordato Papa Francesco nella sua esortazione apostolica Gaudete et Exsultate è “Siate santi”: siate cioè “separati”, “tagliati”, “potati” dal male e dalle sue macchinazioni. e uniti a Lui! Allora non “tagliamo” la corda dinanzi alle prime difficoltà, insoddisfazioni, fatiche, ma accompagniamo la potatura con la fede che abbiamo… e con la preghiera che è il primo modo per “rimanere in Lui”.

Concludiamo affidando al vignaiolo sapiente, al contadino buono, tutti noi, la comunità, tutti i rami sofferenti della vigna… il mondo con le sue contraddizioni e con le sue scelte a volte così difficili da capire soprattutto quando sono contro la vita dei più piccoli ed indifesi…. e lo facciamo con alcuni versetti del profeta Isaia: “Dio degli eserciti, volgiti, guarda dal cielo e vedi e visita questa vigna, proteggi il ceppo che la tua destra ha piantato, il germoglio che ti sei coltivato".

E da parte nostra: […] Da Te più non ci allontaneremo, ci farai vivere e invocheremo il Tuo nome.

Signore ci mettiamo nelle Tue mani, e se porteremo o non porteremo frutto è anche affar Tuo!


#ramo #frutto #germoglio #intimità

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