CONCEDITI UNA GIOIA PIENA - III Domenica di Pasqua (Anno B)

In questo periodo pasquale che precede la Pentecoste, la liturgia ci offre cinquanta giorni per ritornare sulla Risurrezione di Gesù per dirci che anche noi ne possiamo partecipare nella misura in cui desideriamo rinascere dall’alto!

E questa rinascita è la possibilità di vivere tutto, ma proprio tutto – anche il peccato – insieme a Cristo, alla luce della Sua presenza e della Sua Parola: “Convertitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati”; e ancora: “Vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un Paràclito presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto”. Chi rinasce in Cristo non affronta più nulla da solo, con le sole proprie forze, né la morte un giorno e neppure il peccato oggi! Il peccato è la morte che si muove e agisce in noi… e che deve essere sconfitta. Il peccato é la menzogna che parla di noi. L’uomo non è vero quando pecca e fa il male… ma quando combatte il male e sceglie il bene! In questo senso scegliere il peccato è cercare e trovare un posticino nel sepolcro, e non… il proprio posto nella vita! L’uomo, già adesso, può fare esperienza della Risurrezione, quando lascia il male e quando sperimenta il perdono: ricevuto e dato. Non è il perdono un atto emozionale, per la Scrittura è qualcosa di performante, è dono di una vita nuova… solo l’amore che agisce nel perdono può guarire nel profondo, può fare “rialzare” - “sollevare” (tutti verbi della risurrezione!).

E in quello stare in mezzo ai suoi discepoli il Risorto non porta l’attenzione sui vari, variegati e molteplici peccati dei suoi amici, ma fa concentrare l’attenzione sui segni dell’Amore, i segni della Sua Passione. Non và da loro dicendo: bravi ragazzi, grazie per avermi lasciato solo come un cane, rinnegato, grazie per la paura che avete, grazie per il vostro dubbio,… no! Al centro non pone il peccato ma i segni del Suo più grande Amore e la potenza del perdono: li sceglie ancora una volta come compagni di viaggio, di nuovo come amici e testimoni!!! Ma Risurrezione non è semplicemente un ritornare alla vita di prima: è vita nuova! E i discepoli rielaborano e comprendono che quanti fanno esperienza del perdono, cambiano e cominciano a vivere per gli altri. Questo il segno concreto del peccato cancellato e guarito: quando il criterio si sposta da quello che piace a me a quello che fa bene a te, dall’io al tu, quando vivi il perdono, questo arriva e guarisce…dentro e fuori. Si tratta di diventare non degli esperti di morale cattolica, ma discepoli del Risorto che vogliono la vita e portano vita! Vogliono amore oltre al peccato e alla ferita…

“C’è qualcuno che brama la vita e desidera lunghi giorni felici?” ci chiede un salmo. E se a parole rispondiamo tutti di Sì! Certo! E’ ovvio!… In realtà poi vediamo come troppo spesso seguiamo e ci adoperiamo per una cultura di morte…

In questi giorni abbiamo incontrato i ragazzi tossicodipendenti della Comunità Cenacolo di suor Elvira, azzerati nella volontà e nella libertà, lei quando li presenta oggi, li annuncia come “dei risorti”.

Il messaggio della risurrezione è proprio questo: “SI PUO’ CAMBIARE!! CE LA PUOI FARE!!!” Ma quando annunciamo un paradigma come questo, sembra facciamo appello alla fantasia… “Ma sì…e come è possibile?” - “E’ possibile. “Non sono un fantasma - dice il Signore - ”. Non ama un fantasma! Non cambia la vita un fantasma!! Troppo spesso crediamo in un dio di solo contenuto, una qualche i­dea vaga o più o meno precisa, un’emozione per un bel canto… allora sì, lo rendiamo un’astrazione, un fantasma o poco più… Per questo Lui si presenta come Qualcuno che mangia con te, concreto come il pane masticato, come il cibo da prendere, come un povero da salvare, un malato da curare… Toccando le ferite dell’umanità, tocchiamo le ferite di Cristo: qui l’ordinario e lo straordinario si incontrano…

“Cuori di coniglio avete creduto subito ad un Dio morto, ma ora faticate a credere ad un Dio risorto"… - “Poiché per la gioia non credevano ancora”- Spesso manchiamo l’appuntamento con la gioia perché pensiamo di non meritarcela… pensiamo che la gioia su questa terra sia fantasia, sia un fantasma… ma Gesù rende presente questa gioia nel condividere il pane - spezzando la Sua vita per gli altri. Quando anche tu dai in qualche modo vita, ecco arrivare la gioia, ecco il fare esperienza di Cristo Risorto… quando perdoni: dai Cristo Risorto e “sei Cristo”… che è venuto “Perché abbiano vita, e vita in abbondanza”…

Gli apostoli aprirono gli occhi davanti al pesce arrostito, e questo cibo è condito dalla parola “PACE”, “pace a voi!”. Quando il cuore non è nella pace non comprende. Ecco la Risurrezione: si tratta di una ripartenza e ripresa della vita, degli eventi, della Parola, nella pace… qui troviamo la speranza e la fiducia capaci di spostare cose ferme, immobili e morte come la pietra davanti alla tomba. Allora “pace a noi” perché Lui continua a vivere a partire dal nostro essere qui insieme, a partire da una piccola ostia su questo altare…


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