NON METTERE IL DITO NELLA PIAGA - II Domenica di Pasqua (Anno B)

I discepoli oggi sono chiusi dentro al Cenacolo… quando il cuore non è pronto anche una cosa bella può fare paura e non sanno più come uscirne, cosa fare, a cosa pensare… Quante volte anche noi siamo come loro, rinchiusi nei nostri “cenacoli”, che anziché essere luoghi di ritrovo nella gioia della fede, della misericordia, pervertiamo nell’altra faccia del sepolcro… Ma oggi il luogo della morte ci parla di vita, e il luogo della vita, il cenacolo, la casa, contiene gente morta! Se il sepolcro è aperto, troviamo il cenacolo barricato, talmente chiuso da non rendersi conto che c’è una tomba vuota, che come una bocca spalancata grida gioia, grida l’inaudito! Quando siamo arrabbiati, spesso ci chiudiamo in noi stessi, teniamo i pugni chiusi, tratteniamo la rabbia, fermiamo il tempo, feriamo e uccidiamo la vita nostra e quella altrui, e non c’è miracolo che tenga! Le stesse lacrime possono diventare come pareti di roccia, che ci separano dal mondo fuori, le proprie ragioni possono diventare muri fortificati, i propri giudizi delle roccaforti… E il peccato e la paura possono fare del cuore un sepolcro.

Ma Gesù non si arrende dinanzi alle porte chiuse. Il Dio di Misericordia “Venne … stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!”. Vuole stare in mezzo… in mezzo ai tuoi affari, alla tua vita affettiva, alle tue relazioni, ai tuoi discorsi, ai fatti tuoi, ma non come un Dio dell’invadenza ma come Colui che sente tutto questo anche come un po’ suo, perché per Lui, tu sei di casa, sei di famiglia, sei figlio! Vuole stare in mezzo, “Dio con noi”, poiché vuole aiutare a dare senso a tutto quel parlare e agire che popola le nostre giornate, vuole dare senso alla tanta fatica e impegno che ci mettiamo…

Tommaso pensa che la soluzione allo smarrimento che stanno vivendo come discepoli, sia mettere “il dito nella piaga”, proprio come noi, quando continuiamo a raccontarci e ripeterci quanto è successo, amplificando ogni volta di più il male, ingigantendone i toni, e arrovellandoci sempre sullo stesso punto, sicché mai un passo in avanti, per smuoverci un po’, ma cento su se stessi come su sabbie mobili. E le parole, i punti di vista degli altri, ci suonano convenzionali e indifferenti, perché tanto c’è solo il nostro punto di vista!

Ma la cosa buona di quel gesto di Tommaso, sta in quel non accontentarsi di quello che dicono gli altri, e in quell’osare un gesto che esprime il desiderio di voler vivere di più di quel mistero della fede, farne esperienza in prima persona, proprio perché il nostro Dio è vita da incontrare più che frase da dire, preghiera da recitare, o episodio da ripetere a memoria…

Sappiamo tutti che Tommaso significa “doppio”, e Tommaso è un doppio: un po’ c’è un po’ non c’è, un po’ crede e un po’ dubita, un po’ sta nella comunità e un po’ la rifiuta e critica. Ma la risurrezione porterà proprio un cambiamento in tutto questo, porterà l’unità e la comunione: “essere un cuore solo e un’anima sola”… La vita risorta è comunione, non è individualismo e questo mette pace: “Mettevano tutto in comune”. Quei discepoli hanno capito di appartenersi un po’ gli uni gli altri. Hanno capito di fare davvero parte di quel corpo di cui il Crocifisso Risorto è il capo. Allora vogliamo cogliere la giusta provocazione di Tommaso, che è un po’ come se ci dicesse ricordati che non ti salvi da solo, e hai bisogno degli altri, se ci sono problemi?! Riconciliati! Parola d’ordine: misericordia! E ancora ci pungola Tommaso su questo: “Se Lui è vivo, come fate ad essere ancora qui rinchiusi? Perché siete tristi? Se Lui è risorto, la nostra vita deve cambiare!… Un filosofo ateo diceva “Non credo ai cristiani perché se davvero Gesù è risorto come loro dicono di credere, non dovrebbero avere quelle facce!” I discepoli sono ancora con le facce da veglia funebre… ma intanto qualcosa è andato avanti, qualcosa è cambiato… un soffio li ha raggiunti. E la vita nuova è legata a quel soffio di Gesù… Il Salmo 104 dirà, “Signore, se togli il respiro muoiono e ritornano nella loro polvere. Mandi il tuo Spirito e sono creati e rinnovi la faccia della terra” (Sal 104). Quello Spirito è respiro, ossigeno del cielo! Se manca l’aria si muore! Se facciamo mancare aria alle nostre relazioni, muoiono! Se manca aria ai nostri pensieri e idee, muoiono! E quell’aria, quel soffio sono legati al Suo Spirito.. cioè all’azione di Cristo in noi… Paolo dirà: “Non sono più io che vivo, ma Cristo in me!”. E solo Cristo in noi può essere la capacità di rimettere i peccati, misericordia in azione, Shalom in atto che non è assenza di difficoltà, ma la sovrannaturale forza dei figli di Dio anche dentro le persecuzioni, dentro la lotta, in mezzo all’ingiustizia, forza dei credenti in mezzo alla prova… Shalom è la vita del Risorto… Allora fratelli risorgiamo e rinasciamo nella sua capacità di amare, di farci prossimi agli uomini, di perdonare, di non cercare il proprio interesse quanto di valorizzare l’altro, di essere misericordia… tutte cose che sono forti e potenti come una risurrezione!… E in tutto questo… non essere incredulo come se ci dovesse essere sempre qualcuno o qualcosa a doverti fregare e ingannare… Tommaso… sii credente! E sarai beato perché in qualche modo pur non vedendo nulla… avrai visto tutto!


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