GUARDA IL SERPENTE NEGLI OCCHI - IV Domenica di Quaresima (Anno B)

Celebriamo la domenica in Laetare, domenica della gioia, della letizia, all’interno di questo itinerario quaresimale, che racconterà anche la sofferenza, il tradimento, la morte… ma c’è una GIOIA DA CELEBRARE, perché ci viene ricordata la fonte e il culmine di tale possibile Letizia: e cioè che DIO CI AMA TANTO. Ed è questo Amore a scrivere la storia con l’uomo… ma il rischio è che questo amore non ci dica più niente, che questa espressione “ti amo” - “Dio ti ama”, “ha tanto amato il mondo da dare suo figlio”, sia parola dovuta, scontata, come tra un marito e una moglie da tanti anni… E invece tra voi/noi non sia così! E’ invece il miracolo che quotidianamente si rinnova, e rende nuovo e possibile ogni giorno, è dono di continua possibilità…

Solo l’amore é in grado di curarci, liberarci e donarci salvezza, infatti: “Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui” (3,17).

Il bambino nel pianto, trova rassicurazione quando dopo uno sbaglio, una brutta parola, un fallimento, si sente comunque dire: “sei amato” e trova a dirglielo degli occhi presenti. C’è per noi un amore grande, capace di far sperimentare che posso conoscere anche il mio odio ma senza odiare, la mia depressione senza deprimermi di più… la mia angoscia senza raddoppiarla… il mio peccato senza lasciarmi divorare dal senso di colpa! Ecco la misericordia che è come un fuoco… per la nostra fede e per le nostre relazioni..

Ma la liturgia di oggi ci ricordava però che amore e grazia che possono anche essere sperperati, perduti ed esauriti, perché non c’è un reddito di cittadinanza della fede, non c’è un minimo garantito… La fede non accetta il “sei politico”: dobbiamo imparare a scegliere e a dire di sì o di no a Dio…

La prima lettura ci ha presentato un popolo che viveva solo ed esclusivamente per se stesso e che sembra far scaturire al Signore un’ira feroce, l’esasperazione e la voglia di un altro diluvio. E con questa lente leggiamo oggi ogni situazione amara che si abbatte su di noi: sappiamo anche noi di aver trascurato il Signore, di non aver corrisposto al suo “tanto” amore, di non aver amato e onorato la sua parola e quindi sentiamo che sotto sotto ci meritiamo ciò che ci accade… e così ci abita questo senso di colpa: ma questo è un inganno, in realtà neppure la distruzione di Gerusalemme è stata senza rimedio. “SENZA RIMEDIO” è il nome del diavolo, non quello di Dio, che è Dio di continua ed eterna possibilità! Anche al mare, amico e nemico per il popolo di Israele, Dio ha fissato degli argini, alla tempesta ha fissato un tempo! Anche il nostro peccato non è senza rimedio… solo uno lo è: quello contro lo Spirito Santo, cioè contro il credere in Colui che oggi può compiere l’impossibile proprio per te… ll popolo di Israele nel deserto comincia a lamentarsi e a vacillare, a concentrarsi sulle proprie paure, come spesso accade anche a noi: la paura di non avere le forze, la paura di non mangiare, la paura di essere abbandonato, e le paure diventano come serpenti velenosi che iniettano il loro veleno. E viene dato un antidoto: per vincere i serpenti bisogna guardarli negli occhi. Dio ordina a Mosè di forgiare un serpente di rame e di metterlo sopra un’asta. Molto spesso solo aprendo gli occhi e guardando quello che ci sta facendo male, possiamo trovare la forza per guarire. E come Mosè innalzò il serpente, così bisogna sia innalzato il figlio dell’uomo, che stanandoci dal nostro peccato, dalle nostre abitudini, egoismi, tiepidezza, spesso un po’ ferisce la nostra comodità. In fondo il cammino di Nicodemo nel Vangelo di Giovanni è un cammino di liberazione da un’immagine comoda e irrigidita di sé. Ecco la dura cervice che parla di una incapacità a girare la testa per cambiare sguardo, prospettiva, postura… un non volersi piegare. Certo girarsi verso la croce spaventa, la croce è simbolo di morte, giudizio, dolore, abbandono, solitudine. Nicodemo deve guardare la croce che gli fa paura, per scoprire che su quella croce non è chiamato lui, perché un altro ha preso il suo posto… per dirci che anche lì, situazione estrema, ci sarà un rimedio da parte del Padre! Ma noi spesso siamo come Nicodemo, e ci ripetiamo e rimbalziamo l’un l’altro…. “come può, come è possibile, come accade, cosa resta?” quasi come se il nostro Dio non fosse il Dio dell’impossibile… E cerchiamo di rialzarci da soli, di innalzarci e di farci vedere (spesso abbassando gli altri!), Gesù è l’opposto: abbassamento totale… e solo chi crede in Lui e guarda Lui “innalzato sulla croce” ha la vita eterna, ovvero ha la vita dell’Eterno in sé, e perché sia così occorre fare una scelta, prendere una decisione, ora, adesso… nella consapevolezza che l’uomo riuscito secondo Dio è Gesù, cioè chi offre se stesso per amore, chi si fa mettere in croce dall’unica giusta causa: l’Amore…


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