CRISTO RE - XXXIV Tempo Ordinario (Anno A)

La festa di Cristo Re è la festa che chiude l’anno liturgico… E nell’arco di un anno, proprio come ha descritto la prima lettura, molto probabilmente al sole, si sono alternate in una giostra imprevedibile e sorprendente, nubi e nebbia che forse in aggiunta al tanto smog hanno reso difficile la vista e l’orientamento e hanno reso faticoso il riconoscersi… In quella confusione qualche pecora si è allontanata, qualcuna si è persa, qualcuna ha deciso di dare sfogo allo spirito di avventura, qualcun’altra a quello di ribellione, qualcuna ha confuso le voci e ha seguito persone sbagliate, ancora, qualcuna si è lasciata incuriosire da una luce nuova ma magari ha perso la via… ma fortunatamente, passato il “temporale” - sempre per restare al testo - il pastore è andato in cerca di tutte le pecore perchè ciascuna è importante e non "una vale l’altra" (!) e le ha rassicurate ad una ad una con la sua voce….

A farci comprendere di quale regalità tratti questa festa, ci viene da subito presentata la figura di un RE pastore…. Questo re che va in giro “in borghese”, depone la corona e prende il pastorale (non quello del vescovo ma quello del pastore di pecore)… colui che aveva insegnato ad essere pescatori di uomini mette-su gli abiti da lavoro e diventa pastore di umanità … di uomini e donne chiamati a loro volta ad umanizzare la vita “io passerò in rassegna le mie pecore e le ricondurrò da tutti i luoghi dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine”. Il recinto, l’ovile, la casa è la meta ma nell’insieme. Insieme: pecore disperse e quelle vicine, quelle forti e quelle deboli, quelle ferite e bisognose di cure, quelle grasse e fiacche. In quel recinto si moltiplica lo spazio, l’erba, l’acqua fresca e la cura… in quel recinto c’è posto per tutte le pecore anche per la “pecora nera”.

In questo liturgico fine d’anno, ci vengono proposte immagini e parole che ci raccontano semplicemente la vita! Il giudizio dell’anno trascorso, della intera vita, dell’esistenza, viene misurato sui gesti quotidiani e banali dell’ogni giorno… perché è qui che si inscrive o si disperde l’amore.

La misericordia autentica è quella quotidiana, avulsa dai calcoli e dagli obblighi morali… che vive di una sorta di ‘inconsapevolezza’: “quando, Signore, ti abbiamo fatto questo?” . Infatti, chi si rende troppo conto del bene che compie, forse sta facendo troppo il contabile e poco il credente! E nello stesso tempo il richiamo è a quando altrettanto inconsapevolmente e spontaneamente viviamo atteggiamenti e parole disumanizzanti…

Ci sarà un giudizio del Signore e che per fortuna (!) competerà solo a Lui… perché se fosse ad opera di qualcun altro… sicuramente ce le farebbe pagare tutte… Con arretrati ed interessi!

Quel giudizio consisterà nel confermare definitivamente ciò che noi nel tempo abbiamo voluto e cercato, costruito e distrutto, sperato e attuato. Chi e che cosa ho cercato? Per la felicità di chi mi sono adoperato?

C’è un gesto che ha aperto e generato vita nella vita di altri? Perchè quel gesto può salvare la nostra vita!

Gesù nel suo discorso, dopo il lungo elenco, dice che quello che è stato fatto al piccolo e al povero: “l'avete fatto a me” = quindi “povero” è come dire Dio. Povero diventa definizione di Dio! Un Dio povero ma Re! Nella “memoria” di Dio c’è spazio solo per questo tipo di azioni, le altre preferisce non farle entrare neppure nel conteggio, avrebbero solo la potenza di un virus letale… Che bello che Dio non sia rancoroso come noi, che ci leghiamo al dito le azioni brutte e dimentichiamo che siamo chiamati a portare filatteri sul capo e sul cuore come rotoli della sua parola che ci chiedono di concentrarci e votarci al Bene !

Quindi ai fini della valutazione e del giudizio, per un cristiano non sarà utile dire “io non ho mai fatto del male a nessuno”; perché si fa del male anche con il silenzio, si uccide anche con lo stare a guardare e non fare nulla! Il tuo giudizio sarà positivo se avrai un povero nella lista del bene attuato!


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