JESUS THAT’S A PARTY! - XXVIII Tempo Ordinario

La parola di questa domenica ci ha detto che “c’è un velo di tristezza che copre i popoli, che copre i nostri volti”… e ciascuno ha le proprie situazioni difficili e le motivazioni per autorizzarsi all’infelicità, ma oggi ci viene chiesto, proprio come a quel cieco dalla nascita: “tu vuoi guarire?” Vuoi che sia strappato il velo di questa tristezza, e soprattutto… “vuoi essere felice?”.

E per dirci tutto questo e tirarci fuori dal nostro letto di dolore, e divano di depressione, il Signore, che in queste ultime tre domeniche è stato a lavorare tra i filari dei vigneti per vendemmiare, ora cerca riposo, e il senso più pieno del risposo è nella “festa degli affetti”… e per questo ci chiama a prendere parte al banchetto di nozze del figlio. Questo Signore ci fa una sorpresa… eppure… per gli invitati sembra sempre ci sia qualcosa di più importante… ho il mio campo, ho i miei parenti, ho la mia condizione di salute, insomma ho le mie ragioni, ho “il mio” che vince su tutto il “tuo” possibile e immaginabile e quindi … “mi dispiace ma non mi interessa”…

Dinanzi ad una proposta di festa, ci si immagina che una folla sia entusiasta… come quando si prepara, un esempio a caso “la festa della comunità” e ci si aspetta una grande affluenza, o come quando si preparano le catechesi e i gruppi di preghiera che pensi possano davvero smuovere il cuore, cambiare le vite, far crescere la comunità e… magari tutto cade nella più cordiale indifferenza… Nulla è più amaro, per gli organizzatori di una festa, di aprire le porte di casa e vedersi la sala vuota. Ma è la realtà e non è così difficile entrare nella logica di questa dinamica. Quante volte ci capita (!). Non abbiamo tempo per la celebrazione perché dobbiamo cucinare, quante volte nei confronti di quell’intimità da coltivare nella preghiera, magari siamo lì lì per cominciare ed ecco che ci viene in mente quella telefonata da fare, il vicino che suona alla porta, la mini-serie preferita in tv, il telegiornale e quant’altro….

Siamo nell’epoca del narcisismo, del piacere, dello sballo, della trasgressione, delle mille possibilità, ma in realtà “sappiamo prendere parte alla festa?”. Sotto sotto sembra che facciamo fatica ad occuparci della nostra felicità, e così volontariamente o involontariamente entriamo nel numero dei “guastafeste”… Addirittura quell’invito suona come molesto, un dispetto che scatena ira e violenza e persino morte. Perché questa incomprensibile reazione davanti ad una notizia bella e felice? Proprio perché si tratta di una Bella Notizia! La Bella Notizia non fa notizia. Siamo immersi nell’eco che “il mondo brucia!”, tutto non funziona, io ho il “mio”. Ho la mia tristezza che si è invitata a cena e del tuo pranzo di nozze non me ne posso occupare anche se è gratis come la grazia, ed è già tutto pronto come il perdono e la salvezza!!

Spesso tutto il negativo e il male che ci circondano hanno questa forza: quella di toglierci la speranza, ci paralizzano, ci fanno sembrare che tanto è tutto inutile, che tanto nessuno si accorgerà della mia assenza, che tanto non ne vale la pena e non serve a niente perché non cambierà nulla! E così non abbiamo la voglia e la forza di fidarci e affidarci. Come se in famiglia, in parrocchia, nell’ambiente di lavoro, nella società e nel mondo intero non ci fosse più nulla di buono… così ci legittimiamo a non agire, a non deciderci e ci arrendiamo alla vita e non ne diventiamo protagonisti.

E allora, protagonisti… lo diventeranno i crocicchi…. gli angoli delle strade, i quartieri malfamati, le periferie! Ed ecco che la sala si riempie! Perché?!?… perché si tratta di gente che ha fame. La festa non è sospesa o finita, cambiano semplicemente gli invitati… quelli che prima di essere chiamati sembravano senza futuro! E capiamo bene cosa voglia dire che “prostitute e pubblicani ci passeranno davanti”. Hanno fame e sete di riscatto, di vita, di buone notizie! E così gli altri troppo presi dal loro domani si sono persi l’oggi… l’oggi di Dio che solo può costruire il domani dell’uomo. Credi questo? Vuoi guarire? Vuoi gioire?

E ieri come oggi la festa chiede un certo abito… pare che allora l’abito lo desse colui stesso che invitava alla festa… Ma c’è un uomo che non lo indossa: forse perché diffida di quell’invito, non crede sia possibile una festa "degli ultimi”. Se abbiamo capito o percepito da parte di chi ci viene rivolto questo invito, il messaggio è - per dirlo in termini paolini - “rivestitevi di Cristo”… “rivestitevi dei suoi stessi sentimenti”: è questa la via per la festa della vita! Ci sono quelli, che ad esempio entrano a messa, vestiti anche benissimo, ma senza gratitudine nel cuore, senza stupore… diffidenti, lontani, entrano con il corpo, ma il resto rimane nel letto, al bar, tra i fornelli…

Chiediamo al Signore di vestire il nostro impegno, il nostro progetto di vita, i nostri bisogni, le nostre miserie…. Ed impariamo dal nostro Francesco d’Assisi che abbiamo appena celebrato, che ha passato metà della sua vita a cercare come vestirsi, come essere al centro dell’attenzione, per vivere la seconda metà a capire come potersi spogliare, liberare dell’armatura e della corazza che gli stava solo appesantendo la vita e lo stava portando lontano dalla sala della festa.

#banchetto #festa #nozze #indifferenza #invito

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