TRA PIETRO E SATANA - XXII Tempo Ordinario (Anno A)

Ricorderete tutti l’immagine che ci racconta sant’Agostino, di quel bambino che in riva al mare scavava una buca con l’intento di mettervi dentro e raccogliervi tutto il mare… Missione certo impossibile!!! Ecco quando vogliamo racchiudere il nostro Dio in una definizione, in una semplificazione siamo un po’ quel bambino perché, come ci fa comprendere la liturgia di oggi, il nostro Dio non va definito ma va seguito! “chi vuol venire, vivere, amare, gioire, perdonare …mi segua!”. Un saggio di Israele Ben Sira, conosciuto come il Siracide dice “figlio se ti presenti a servire - a seguire - il Signore, preparati alla tentazione!” (cfr Sir 2). E una di queste è la tentazione di Geremia. Quella di essere pieno di entusiasmo quando tutto va bene ma poi quando le cose non vanno più come si aveva previsto, sentirsi quasi presi in giro, nel turbinio e vuoto di una seduzione, che lui chiama violenza, in cui si è sentito “prevalere”… e così quasi come per arrendersi e difendersi scatta la reazione del “Basta! Non lo seguirò più”, “non ne voglio più sapere!”…

Pensate alla delusione di un progetto di vita infranto… pensate ad un matrimonio fallito, a una famiglia dove regna la falsità, ad una relazione tradita tra genitori e figli, alla delusione sul posto di lavoro, ad una comunità fatta solo di mattoni e poco più…

In questo contesto hanno un sapore diverso quelle parole così rudi che troviamo nella Scrittura “maledetto l’uomo che confida nell’uomo”… Perché ci viene ricordata la triste realtà che prima o poi tutti ci deludono per qualcosa di piccolo piccolo o di grande e serio… e che solo Uno è fedele nel senso pieno e da Lui può discendere come cascata benefica ogni altra fedeltà, forza, coerenza, grazia! Ecco il Signore sembra ricordarci: figli carissimi in questa vita la delusione va proprio messa in conto (!)… e l’unica forza che può aiutarci ad attraversare questo stato è il dire “è successo tutto questo MA il Signore non mi ha deluso (!)”… perché Lui scrive promesse e patti eterni con sangue e vita!

Ma come? Oggi, Geremia e Pietro sono delusi proprio dal Signore… Certo! Ma ad essere deludente e a dover essere infranta è una certa immagine ‘naturalmente religiosa’ che ci portiamo dentro ma che poco ha a che fare con il nostro Dio e che ha niente meno che il sapore satanico. Quando ad esempio pensiamo che Dio stia facendo la sua opera e sia in azione quando c’è manifestazione di forza e potenza, quando tutto mi va bene, quando il portafoglio è gonfio, quando non prendo un raffreddore e non muoio mai!

E Geremia intuisce tutto questo, è deluso MA ha dentro un fuoco alimentato dalla parola di Dio, che non si può spegnere. Vive un combattimento interiore! E quel fuoco di cui parla è l’amore dell’amato che Geremia non vuole perdere, e alla fine decide di vivere il suggerimento di Paolo, quello di “non conformarsi alla mentalità di questo mondo!”, e di “lasciarsi trasformare!” da quel fuoco per pensare secondo Dio che chiede di perdere la vita, non per sprecarla ma per giocarla fino in fondo… Chiede di portare la croce non come rassegnazione o fuga (!) ma con il coraggio del guerriero che ha una meta, e sa attraversare la prova con una Speranza.

La vocazione del discepolo è seguire Cristo, ciascuno con l'amore addosso…con il fratello addosso, con il bene addosso… cioè con la propria vita sulle spalle!

Se Pietro avesse camminato dietro a Gesù, si sarebbe accorto di tutto questo. La scorsa domenica lo avevamo lasciato come la Pietra sulla quale fondare la Chiesa, oggi lo ritroviamo come pietra d’inciampo, avevamo lasciato Pietro come “primo tra gli apostoli” oggi come satana; il Signore Gesù gli aveva detto che nessun inferno avrebbe prevalso, oggi ne diventa la porta… Quanto siamo fragili… è un soffio!… E non è così tanto per un padre fondatore, un sacerdote, quanto per un padre di famiglia, una moglie, un amico, un politico…?!? Ma tra questa oscillazione cosa passa? Cosa ci sta? Un Dio che può scegliere chiunque come suo strumento e In Pietro, in Geremia… Un cuore che ardeva!! Per chi arde oggi il mio cuore? Perché quel fuoco dentro ci può salvare! Cuore che arde è avere passione per l'esistenza, in tutte le sue forme perché il vero dramma non è perdere la vita, ma non avere nessuno per cui perderla! E’ questo allora il “culto spirituale da offrire”: la mia vita. Un cuore che brucia… come è accaduto ai due discepoli di Emmaus, come l’amato quando sente la voce dell’amata, come quando senti il profumo di casa, il ritmo che hai nel sangue che ti porta a ballare e a tenere il tempo con il piede, l’esperienza di quando gusti il tuo piatto preferito… e allora ci auguriamo che la Chiesa, e il pane eucaristico che stiamo per condividere, abbiano davvero il gusto della vita e donino la forza per viverla! Perché senza di Lui possiamo fare ben poco… essere in un minuto capaci di gesti di alta santità e un minuto dopo rimangiarci tutto, tra Pietro e Satana.


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