LA TENTAZIONE DEL TABOR - XVIII Tempo Ordinario (Anno A)

In un mondo dove sembra più facile affermare la cultura del brutto, delle cose che non vanno, divulgare l’informazione del male che prevarica, del prepotente e furbo che vince…la pagina della Trasfigurazione ci ricorda che c’è un luogo nel quale possiamo dire: “che bello!”. C’è un volto dinanzi al quale poter fare esperienza di bellezza, che non è solo fascinazione ma esperienza di verità, onestà, perdono, amicizia, gratuità… Una situazione nella quale “per noi è proprio bello stare e restare(!)”… senza quell’agitato desiderio di scappare via. Possiamo permetterci di restare perché ci sentiamo finalmente a casa: accolti, accettati, amati.

La luce della Trasfigurazione è quella che nutre di forza e speranza i discepoli in prossimità dell’imminente Passione di Gesù… Un invito ad andare oltre a quello che di lì a poco i loro occhi avrebbero visto… Quindi una “visione” che diventa Profezia e Promessa.

Una luce che ci fa capire e dire a noi oggi, che quella di questo mondo non ci basta: è la condizione necessaria ma NON sufficiente…

In questa pagina ci viene donata una via d’uscita dall’apparenza delle cose, perché “non è tutto oro quel che luccica!”, così come “non tutto il male vien per nuocere”: la realtà non è solo quello che vedo e comprendo nell’immediato! Occorre la scoperta del nascosto delle cose! Come ci hanno instradato a fare la parabola del seme di senape e del lievito nella pasta. Saper vedere oltre le cose opache che si vedono e saper guardare anche a quelle che non si vedono, perché anche in quelle c’è una sapienza.

E Gesù è emblema di tutto questo… Oh se si fosse fermato all’apparenza… avremmo un buon falegname in più ma saremmo ancora ad aspettare il Messia e le strade della Galilea sarebbero ancora piene di pubblicani falliti, pescatori insoddisfatti e peccatori in cerca di un’altra possibilità…

Gesù, proprio per aver dato credito e aver avuto fede, è trasfigurato dal riconoscimento dal Padre, un Padre che dice di essere fiero del figlio che gli obbedisce, che lo ascolta, che sa andare oltre la paura della morte che sta arrivando, e che nella fiducia e abbandono, è certo della luce della risurrezione che lo sta attendendo… Il Padre si compiace di questo figlio e ci invita ad ascoltarLo per fare già ora esperienza di trasfigurazione e risurrezione. In questo invito troviamo l’eco dello Shema: “Ascolta, Israele…” l’eco della parabola del seminatore “Chi ha orecchi ascolti!”, l’eco di tutta la legge e i profeti qui rappresenti da Mosè ed Elia…

Ma Pietro è colui che si ostina, come i peggiori e i più insistenti tom tom, a ricalcolare un nuovo percorso per evitare il passaggio dalla strada del Calvario… Non sta nell’oggi con la forza del domani, nella crisi con la speranza della Promessa e la luce della visione, ma vuole inventare una nuova situazione e quindi in realtà, paradossalmente, quel desiderio di piantare le tende non è per mettere radici, ma per scappare!! Quel “Facciamo qui tre tende”, nasconde una tentazione: quella di godersi solo la potenza e bellezza della gloria, dimenticando l’appuntamento a Gerusalemme! Pietro, fa diventare un fine ciò che è un mezzo. E questa è la tentazione del Tabor, la tentazione del bene. Pensate a quando anche noi viviamo questa logica con il denaro, il piacere, i beni, il lavoro, le persone… e ne riduciamo subito la grandezza.

Gesù voleva preparare al senso del Calvario come via alla salvezza, stabilire il peso della Croce da portare, Pietro invece, pensa di mettere su casa… in collina!

Dio a quella richiesta risponde non con le tre tende fatte da mano d’uomo, ma con la sacra nube, la presenza di Dio. Il Verbo ha messo una tenda definitiva in mezzo a noi: Gesù Cristo è la risposta.

Ciò che è avvenuto oggi sul monte Tabor in Gesù è promessa per tutti noi e per la creazione tutta, venire anche noi “trasfigurati” “in quella medesima immagine, di gloria in gloria”, di atto di fede in atto di fede, di perdono in perdono, di amore in amore, di caduta dopo caduta… “secondo l’azione dello Spirito del Signore”. (2Cor 3,18)… Nell’attesa di quel giorno a noi resta il volto di Dio nel volto di Cristo, ascoltare la voce di Dio nel timbro vocale del Figlio, toccare Dio nel pane e nel vino, nei fratelli di cammino che chiedono un bicchiere d’acqua o le cure del buon samaritano…così “alla sua luce vedremo la luce” (cf. Sal 35,10), nella sua luce vedremo anche la nostra luce!… perché anche in noi c’è del terreno buono, anche in noi c’è dell’oro che va purificato e che aspetta di splendere come luce pura… Luce, oggi per il nostro ieri, oggi per il nostro domani…


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