DIO NON SI VERGOGNA DI ESAGERARE - XIII Tempo Ordinario (Anno A) -

Di quel Dio abbondante nella misericordia e ricco nella grazia, oggi il Vangelo esprime una sorta di esuberanza d’amore attraverso quel “di più” - “più di”… la richiesta di “amarlo più di …padre, madre, fratello….” Gesù non si vergogna di esagerare perché l’amore porta in sé questa audacia! Questo è il senso di quel “Dio geloso” dell’Antico Testamento (cfr. Dt 4,24) che in un altro passo dirà di non essere venuto a portare pace ma la visione fra padre e figlio (Lc 12,51)

Questi rapporti fondamentali (padre, madre, figlio, fratello..) vengono tirati in ballo perché sono il luogo dove ciascuno di noi è chiamato, ogni giorno, ad assumere il peso della propria vita e a non scaricarlo sugli altri. E il Signore vuole essere un rapporto fondamentale… Non vuole instaurare una gara del cuore, una classifica di sentimenti, non è un Dio contro gli altri affetti e amori, ma un Dio che poiché si dona tutto chiede il tutto del cuore: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore… forze, intelligenza, beni” (cfr. Dt 6,5) … Dio non si può amare come secondo… Se lo ami come secondo non è Dio! Quello non è il posto che spetta a Dio! C’è solo un amore che può essere assoluto. Tutto in questa vita, anche le cose meravigliose e i legami più forti e pieni di benedizione, sono come “sospesi”, sono “precari” (=affidati alla preghiera), neppure l’amore per la propria vita (=cosa buona e giusta e doverosa!) è al di fuori di ogni sospetto…le illusioni, il narcisismo e l’idolatria sono sempre alla porta…

Oggi il Signore Gesù ci mette alla scuola dell’amore e ci ricorda non solo il principio DI libertà che costituisce la nostra vita ma ci aiuta a liberare la libertà DA ogni persona perché l’altro non è l’assoluto!!… Tanti amori falliscono per questo errore di valutazione, per questo trasferire un attributo esclusivo di Dio a chi Dio non è… l’altro è quello che è, e solo in questa luce lo si può amare davvero. Questo non è frustrante o penalizzante gli altri amori, ma è semplicemente il principio di realtà, che libera le spalle da un peso troppo pesante che nessuno, eccetto Dio può portare. In questo senso l’amore per Dio libera… perché insegna ad amare nella verità, e diviene la base per ogni altro amore, ne diviene la conferma, la forza, la speranza, il perdono…

Questo “più di”… che insieme ad altri versetti al primo suono sembrano parlarci solo di divisione, di separazione, in realtà sono radice di un amore autentico in una vita reale. Già il libro della Genesi descrive che per unirsi a colei che ama, l’uomo, lascerà il padre e la madre! (si dividerà, si separerà che fra l’altro sono le parole per dire la consacrazione e la santità!!). Bisogna saper aprire la stretta cerchia dei legami di sangue e osare e rischiare l’accoglienza dell’altro. Non ci si salva da soli mai! Ancora di più: occorre “perdere la vita per ‘causa Sua’ ”… che significa investirla in una causa grande, donarla per qualcosa per cui valga veramente la pena.

Forse che tante vite falliscano e rimangano irrealizzate per la paura di fare questo passo e “svuotarsi un po’”, paura di “perdere qualcosa”, nell’illusione di trattenere e conservare per sé il tutto, tutta la vita, e così non si è più capaci di scelte definitive, di matrimonio, di consacrazione, perché donarsi totalmente all’altro sembra sottrarre, perdere, togliere un po’ di vita, di possibilità, di libertà, di beni… Oggi il Vangelo ci vuole far scoprire che perdere è l’unico modo per trovare e conservare… che noi possediamo solo ciò che abbiamo donato ad altri, come la donna della Prima Lettura, che offre al profeta una stanza “al piano superiore” (come quella dell’eucarestia, quella della Pentecoste)… E che nell’aver accolto la sfida del dono e dell’accoglienza del profeta, del discepolo, riceverà in cambio vita: un figlio. E’ il premio per la capacità di amare “di più”, “più di”. Noi solitamente, cerchiamo di occuparci della nostra causa e della nostra casa… quella donna mette al primo posto la causa di Dio, il suo Regno, la sua Parola… e il resto le verrà dato in aggiunta (Lc 12,31)…! questo devono fare i discepoli del Signore!

Non ci viene presentato oggi il generico amore del prossimo che è qualcosa che teoricamente piace a tutti soprattutto quando assume la forma della compassione, del volontariato… ai dodici Gesù dice di occuparsi dell’accoglienza di coloro che “per causa sua”, a motivo cioè della dedizione al Regno, appaiono piccoli, indifesi, inutili… Ecco chi avrà dato un bicchiere d’acqua a questi piccoli “miei discepoli”…non perderà la sua ricompensa…

Quel Dio che al suo fine vita ha provato un’arsura invincibile: “Ho sete”, ha gridato la sete d’amore e oggi dichiara che solo l’amore può dissetare… può salvare! Gesù è convinto che arriveremo a vivere pienamente la vita solo quando saremo capaci di perderla per qualcuno… In questo senso la croce e il bicchiere d'acqua sono due facce della stessa medaglia: il dono e l’accoglienza. Donare tutto…che parte e passa dal donare un poco o meglio il tutto nel poco… perché l’amore è un concreto dono di sé, della cosa giusta al momento giusto!

Fratelli siamo dei salvati, salvati dalla logica del peccato, dell’egoismo, dell’individualismo… ma quanti ne abbiamo salvati?!? Ora sta a noi portare come discepoli la salvezza nel nome di Gesù… sicuri di ricevere come compagni di viaggio una croce e un bicchiere d’acqua che fanno la differenza.


#misericordia #Diogeloso #amore #dono #accoglienza #legami

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