TU SEI TABERNACOLO - Corpus Domini (Anno A)

Quello che celebriamo nella solennità del Corpus Domini non è la festa della Santa Messa, non è l’esaltazione di un rituale o della domenica passata in Chiesa. Neppure la riverenza in vista del mangiare l’ostia e fare la comunione: “il Regno di Dio non è - semplicemente - questione di cibo o di bevanda” (Rm 14:17)… Nel deserto gli israeliti mangiarono per quarant’anni la manna, ma morirono tutti e alcuni non ne trassero alcun vantaggio. Puoi fare la comunione da una vita ma senza aver mai ricevuto ed incontrato la Vita!

Di tutto questo e di quello che celebriamo, c’è una lettura che si deve fare sotto l’azione dello Spirito. “Le parole che vi ho dette sono spirito e vita”. Le parole di questo Vangelo per essere intese hanno bisogno di farsi carne e sangue, hanno bisogno del testimone.

Anche oggi, come in ogni nostra liturgia, celebriamo il testimone di un amore totale, celebriamo una vita che si è donata, e lo sappiamo: “non c’è amore più grande di chi dà la vita”! (Gv 15:13 ). E la vita del nostro Dio passa proprio attraverso la carne, sceglie la carne, cura la carne, salva la carne. Quella di oggi è la festa del mistero dell’amore senza “se” e senza “ma”, che si può capire solo facendone esperienza. Il gusto del pane, di quel pane, non lo si può spiegare, il sapore dell’amore non lo si può descrivere … e questo mistero va vissuto all’interno dello ziccaron, quel fare memoria, che riparte ancora una volta dalla stanza del piano superiore dove Gesù stesso ha detto “fate questo in memoria di me”. E da subito tra i primi cristiani c’è stata una grande attenzione a ripetere questa cena in obbedienza a quanto aveva detto e fatto Gesù.

Questo memoriale va anche contestualizzato all’interno della notte di Pasqua: quando il popolo di Israele ha mangiato la carne dell’agnello per poter avere forza necessaria per il grande viaggio nel deserto… e ha versato il sangue sugli stipiti delle porte per non essere raggiunto dall’angelo mortifero… Per dire a noi oggi: già qui su questa terra vi aiuterò ad essere forti per il cammino dei deserti dei giorni che verranno e separati dal male. In Me vivrete una vita indistruttibile anche se dovrà essere trafitta dalla prova e impolverata dalla sabbia del deserto ma: “chi ci separerà dall’amore di Cristo”? (Rm 8).

E allora comprendiamo bene come quello di Gesù nell’ultima cena non sia un discorso di morte, ma di vita per la vita! Per questo Gesù ha associato tutto il mistero della fede all’atto vitale del mangiare e bere: come a dire che la nostra necessità primaria si sazia solo in Lui.

In questa epocale frammentazione della vita e frammentarietà del mondo, c’è un frammento speciale che contiene il tutto, un’ostia, una briciola, che crea e mantiene unità: il pane eucaristico, un pane che non è solo lievito e farina, ma Parola fatta carne e memoria di un testimone, riletta alla luce dello Spirito, non per autocelebrare ma per proclamare salvezza e vita eterna. Attorno a questo si forma la Chiesa.

Non celebriamo tanto una pia pratica nel ricordo di un buon uomo… quanto l’assimilazione della vita stessa di Gesù, non più un codice esteriore da seguire, ma un’esistenza da masticare, una parola da ruminare… Celebrare il corpo e sangue del Signore significa mangiare la vita di Cristo e farla nostra, ricordandoci che - nessuno può mangiare al posto nostro!. Io mangio e bevo la vita di Cristo quando, attingendo alla sua Parola, credo, mi fido e cerco di mettere in pratica! Mangio e bevo la vita di Cristo quando, nel susseguirsi dei giorni, metto in conto il perdono, mi batto per la pace, farò un qualche spazio all’ultimo, al povero, all’ammalato, al carcerato, quando creerò ponti, e farò corpo con gli altri, con la comunità, quando mi sentirò grasso di luce e pieno di Vangelo. Perché l’uomo non vive solo di pane! Ma di quanto esce dalla bocca di Dio. E da quella bocca e da quelle parole è stato creato il mondo con i suoi abitanti. Allora occupiamoci di quella Parola e tutto il resto ci sarà dato in abbondanza, “pendiamo da quelle labbra” e sarà una nuova creazione! Tra i cui esseri spicca il vero tabernacolo di Cristo che non è fatto d’oro o di argento o pietre preziose, ma di corpo e sangue: l’uomo!

Tu sei il tabernacolo di Cristo.


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