PAROLA FATTA CARNE - Natale del Signore

Nella veglia di questa notte, p. Ferrruccio ci ha fatto aprire la processione, non come da tradizione con il Bambinello Gesù, ma con l’Evangeliario, la Parola, la Buona notizia del Vangelo che abbiamo deposto nella culla vuota all’interno della grotta preparata dai bambini nella Veglia, e al momento della proclamazione del Vangelo, abbiamo sostituito la Parola con la statua del Bambino Gesù…

E tutto questo perché, perché come ci diceva il Vangelo oggi, il nostro Dio non è solo parola, ma parola che si fa carne: parole e azioni che agiscono in un corpo, per mezzo di un corpo, che da questa notte è diventato il tempio dello Spirito, la casa di Dio, la vera grotta di Betlhem…

Il registro del Natale nel Vangelo di Giovanni è sicuramente meno poetico di quello che troviamo negli altri evangelisti: là troviamo la mangiatoia, gli angeli, i pastori…. qui il Verbo che si fa carne… ma perché la poesia possa rendere davvero bello il cuore, possa fare la differenza, lasciare il segno deve farsi segno! E per fare davvero bene e non fermarsi all’esteriorità, quel segno deve attuare il cambiamento! E la parola deve farsi carne! Altrimenti si batte l’aria!

E abbiamo pregato che in principio era il Verbo … “In principio”, è proprio il nome del libro della Genesi che comincia proprio dalla Parola. Come all’inizio della Genesi (Dio disse…), Dio esprime ancora una volta il suo desiderio di parlarci, di venirci incontro, di creare una relazione. Se all’inizio della Genesi, la Parola donava vita, adesso la Parola si fa vita, prende un volto, un nome, una famiglia, una destinazione geografica… E quella Parola diventa Qualcuno, con cui poter stringere una relazione personale e non più anonima.

I cristiani non si fermano al libro, ma credono in una persona concreta, la nostra fede non è solo parola, ma carne… e in quella carne che “porta in sé la gloria di Dio”, si apre la possibilità di salvezza per tutta la carne e si stabilisce la collaborazione strettissima tra l’opera di Dio e quella umana.

La parola “gloria”, in ebraico non traduce semplicemente “splendore, bellezza, luce”, ma dice “il peso” della cosa… occorre conoscere il peso specifico di Dio, occorre conoscere Dio per come è veramente… non per le sue immagini o proiezioni che creiamo. Dio non è un concetto da capire, ma un uomo da incontrare, che ti dice delle cose da capire… Se io capisco l’umanità di Gesù, capisco anche la mia e se capisco fino in fondo la sua gloria, capisco anche la mia “rilevanza”… quanto Io sia importante per Lui!

Quest’anno ho raccolto lo sfogo di diverse persone che proprio in questi giorni mi hanno detto che quest’anno il Natale è, secondo loro, arrivato troppo in fretta!! Tanto che non lo sentivano come gli altri anni… Che il loro cuore era in subbuglio come per un referendum in cui non sai cosa decidere o un censimento che ti fa sentire solo un numero fra tanti, che erano abitati e attraversati da tanti turbamenti come se avessero visto un fantasma o un angelo annunciare loro qualcosa di strano e inaspettato, che avevano ricevuto delle notizie che avevano scompaginato i loro piani, come una maternità desiderata ma non in quei termini…. persone che si sentivano piene di pregiudizi e di gossip come quelli di un piccolo villaggio di Galilea dove non si capisce se la reputazione di quella ragazza è integra… altri invece che mi confessavano di non essere riusciti a prepararsi bene e che il cuore era disordinato e sembrava più una un stalla che un luogo pulito e sicuro… bhè avete capito dove voglio arrivare!?! Anche tutto questo è natale… proprio tutto questo è Natale… È venuto per noi!

E se viviamo in un mondo in cui tutti vogliono essere “dei grandi” e ogni uomo vuole sentirsi un po’ “un dio”, qui troviamo il nostro Dio che solo desidera farsi piccolo, da Dio farsi uomo, farsi bambino.

E la logica del Natale è un po’ quella del “Dio capovolto” che ci chiede il coraggio di girare, capovolgere a nostra volta il foglio e accettare che forse stavamo leggendo tutto al contrario e forse proprio per questo non ci capivamo nulla….

Dio si è fatto uomo per camminare con noi su questa terra, per orientarsi con noi tra le tempeste umane, per imparare a piangere, per imparare l’arte del vivere la carne e insegnarcela… E così Cristo nasce perché io possa nascere di nuovo, si fa piccolo perché io finalmente possa crescere.

Oggi è giorno di letizia, pace e speranza perché in Cristo ciascuno ha la possibilità di ricominciare, di ritrovare il senso perduto! Magari orientati da una stella.

Papa Francesco ci ha fatto l’augurio di un natale cristiano, e sarà Natale cristiano se i nostri desideri di bene non resteranno solo degli addobbi, sol o delle idee, ma si incarneranno nella vita, solo se la Parola continuerà a farsi carne ed e continuerà ad abitare in mezzo in noi. L’amore chiama questa concretezza. E la promessa di oggi e per sempre e che se avremo il coraggio di accogliere un Dio bambino riceveremo “la cittadinanza di figli di Dio”, e la testimonianza che ci viene data da tanti uomini di buona volontà che l’hanno accolto è che è un altro vivere, vivere come figli di Dio, sapendo di avere un Padre nei cieli, piuttosto che sentirsi semplici figli di Adamo, senza nessuna speranza se non la nostra.

Buon Natale con Cristo in noi! Cristo in mezzo a noi…

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