NON SCAVARTI UNA FOSSA: PREPARATI UNA VIA - II Avvento (Anno A)

La scorsa settimana ci siamo lasciati dicendoci che l’Avvento è il tempo nel quale riprendere a sognare il sogno di Dio… ad occhi ben aperti però, svegli e desti per pensare in grande concretamente, riprendendo ad avere visioni, visioni di speranza e di bene sulla storia, sul mondo, su di noi… e allora eccoci guidati direttamente non tra le braccia di Morfeo ma tra quelle del pensiero di Dio Padre: “ll lupo dimorerà insieme con l'agnello; il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme, la mucca e l'orsa pascoleranno insieme”… e non finisce qui: il profeta aggiungeva che non ci saranno più ladri, non ci sarà più guerra, dolore… Se a parlarci non fosse la voce stessa di Dio, ci sembrerebbe una pagina degna di una favola di successo per bambini, un copione per un film di fantasia… e pensando a chi invece in questo periodo della vita sta vivendo come in un film drammatico o dell’orrore sorge la domanda: “Ma Signore fino a quando dovremo aspettare perché tutto questo si realizzi?”… “Avrò le forze per arrivare a vedere quel giorno?” E la parola di Dio risponde “ancora un poco…”… Quando?!? “Quando la conoscenza del Signore riempirà la terra come le acque ricoprono il mare”… Quando il Signore sarà il mio pane quotidiano e farò di tutto perché il suo Regno venga! … quel Regno che la Parola ci diceva essere “vicino”... sì ma dove? Io non lo vedo, al più lo posso percepire come un miraggio, ma lontano…Eppure ci viene detto con forza: “Il Regno dei cieli è vicino”, vicino come il pezzo di pane sulla tua tavola… Vicino in latino significa “dello stesso vicus", cioè dello stesso villaggio, della stessa via… Allora quel sogno di mondo nuovo, rinnovato, migliore… è vicino come un vicino di casa! E comprendiamo come quel “preparare la VIA al Signore” diventi un preparare la propria strada, perché il Signore “è della tua stessa via”… quindi è un ritornare a se stessi in un invito a distaccarsi da ciò che sVIA e pian piano ti scava una fossa! Per questo troviamo l’imperativo “CONVERTITEVI”… Il tema del cambiamento personale solitamente è associato al “sentirsi in forma”, “al fitness”, e spesso è tutto molto autoreferenziale, parte da me e arriva a me… qui ci viene ricordato che il Regno non siamo noi(!), ma che la vera gioia nasce da un Altro!

Convertirsi è la consapevolezza che purtroppo spesso, anziché impiegare le forze per cercare di capire e attuare la volontà di questo Altro, (che poi so che alla fine è proprio la cosa migliore per me!) cerchiamo qualcuno che approvi la NOSTRA volontà, che ritagli la stoffa del suo SI’-pieno sulla sagoma dei nostri progetti ed iniziative…

Il Battista per “convertirsi” deve cambiare strada, deve tornare al deserto: il luogo dove, secondo il profeta Osea, tutto è iniziato e Dio si è fidanzato con il suo popolo, luogo dove Dio accompagnava passo passo con la sua parola…

Purtroppo piano piano ci siamo abituati e abbiamo dato per scontato questo camminare fianco a fianco, parlare bocca a bocca con Dio, e abbiamo disimparato che certi errori fanno sbandare e sbagliare strada e allontanare tanto, e allora Giovanni ce lo deve ricordare con uno stile forte: una dieta rigida e un abito inusuale: peli di cammello per poter essere l’uomo senza peli sulla lingua! Meglio il diamante della visione della pace di Isaia o il ferro della scure di Giovanni? Forse servono tutte e due le cose! E Giovanni ritorna al deserto di Giuda… termine che in aramaico significa - “lode, onore”… quando sei a secco di tutto come nel deserto, puoi renderti conto di chi sia veramente la fonte della vita e che sei abitato da una speranza, e puoi davvero lodare e onorare il Dio da cui proviene ogni bene, ma se sei vuoto, e in più secco, probabilmente quello diventerà il luogo della maledizione e non della benedizione… Questo Dio dello stesso tuo vicus ti dice e ricorda che non c’è altra via per la salvezza che quella che ti è aperta davanti e che stai percorrendo e che va preparata… Allora “conversione” non suonerà solo come un comando, ma come una opportunità nella quale incontrare come Giovanni “L’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo”. Il peccato maggiore oggi è quello di non credere più che Dio percorra queste nostre vie! Non credere più al suo sogno… Ai due ciechi che chiedevano il miracolo della vista il signore dirà “Ma credete che io possa fare questo?” E noi ci crediamo o pensiamo che il Signore ci stia solo raccontando storie?!

Avrei voluto iniziare l’omelia con il chiedervi di cambiarvi di posto… perché l’avvento è tempo di un nuovo inizio e si può iniziare di nuovo se e solo se si è disposti al cambiamento... conversione è questo. Ma mentre è piuttosto facile cambiare posto, vestito, (forse !), è più difficile cambiare vita: cambiare idea, modo di guardare alle cose e alle persone, i tempi di reazione, quelli di attesa, il mettere un sorriso sul volto, perdonare, fare il primo passo...

La parola di Giovanni vuole scuotere dall’illusione di voler ricominciare senza un vero cambiamento.

Il Signore ci liberi dal rischio di essere anche noi annoverati tra la “razza di vipere”, figli del serpente, quando pensiamo che basti il battesimo, la messa, il rito, il sacramento, una formula, una preghiera, un po’ di elemosina, per sottrarci al cambiamento, alle nostre responsabilità più profonde! Sappiamo di trovare in Cristo il migliore dei medici, ma non si può guarire se non si fa quello che il medico ci dice! Non ci si accorge del Regno vicino, se non si permette a Colui che si avvicina di starci accanto e di parlarci.


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