IL DIO SENZA LA "D" - XXX Tempo Ordinario (Anno C)

E continuano delle istruzioni meravigliose sul tema della preghiera. Domenica scorsa abbiamo imparato la preghiera incessante, oggi vogliamo da subito lasciarci scuotere gli animi da una provocazione: ma in questa nostra Eucarestia Dio dov'è? Nelle nostre Liturgie Dio è presente? Nella nostra preghiera c'è Dio? Perché il Vangelo di questa domenica denuncia che la preghiera, e così le nostre liturgie, anziché farci incontrare Dio, ci possono allontanare da Lui, possono aumentare la distanza... perché ci parlano di un Dio che in realtà non è Dio ma è un Dio senza la D... Un grande e ben nutrito IO... la proiezione di noi. E così anziché tornare a casa un po' più liberi, salvi, belli, trasformati, rinnovati (tutto ciò che Dio vuole !), torniamo a casa perfettamente uguali o persino con un peccato in più... perché magari abbiamo giudicato nel nostro cuore i fratelli o Dio stesso, perché magari abbiamo fatto i conti senza di Lui, senza fede in Lui, perché magari siamo al banchetto della vita, ma abbiamo mangiato senza la presenza dell'ospite d'onore...

È il problema del fariseo che è convinto di pregare ma che in realtà non prega, si prega e si frega! E se il libro del Siracide ci ha insegnato una cosa bellissima, e cioè che"La preghiera del povero attraversa le nubi", in questo caso invece troviamo che la preghiera è bloccata, zavorrata a terra, impedita di attraversare le nubi perché si ferma alla propria statura, perché il monologo del fariseo (non è un vero dialogo con Dio!) esprime il tentativo di alzarsi sulle punte dei suoi piedi per sentirsi più buono, più giusto, più grande... è il tentativo di fare una scalata per mettersi su un piedistallo, per farsi ammirare nei suoi successi, per ammirarsi nei suoi tratti somatici... come Narciso sullo specchio d'acqua, come Grimilde nello "specchio-specchio delle sue brame" per essere confermata nell'immagine positiva di se stessa... è davvero triste, basso e vuoto chi guarda solo a se stesso, chi fa di sé l'ombelico del mondo e il metro di tutto. Hai delle cose belle?!? Loda e ringrazia... ma non gonfiarti perché tutto è dono e grazia e soprattutto non cadere nel gioco dei paragoni! La preghiera non è un esercizio di taglio e cucito: "guarda quello, guarda quell'altro"... e poi come su Facebook metti un pollice giù verso gli altri e un like verso te stesso... Chiediti piuttosto se Dio metterebbe un Like, un "mi piace" alla tua vita! E nello stesso tempo la preghiera non è un esercizio sui comparativi: "io sono di più di..., ho meno di..., sono uguale a...", quanto un esercizio di fede, dove la prima regola è quella di partire dalla consapevolezza del pubblicano. Non a caso iniziamo l'Eucaristia proprio con quell'invocazione "Signore pietà, Cristo pietà"... L'atteggiamento del pubblicano ti fa stare in quel pudore che quasi neppure alzeresti lo sguardo, ma al contempo ti fa abitare anche la consapevolezza di trovarti in una intimità così grande da non avere "timore di sfogare davanti a lui il tuo lamento" (Sir 35,17) e, ancora, in quella grande confidenza da farti chiedere il dono più grande, quell'iper-dono che è il perdono... "Questi, a differenza dell'altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato". Uno ha tentato di auto-assolversi, di giustificarsi con le proprie forze, e così ha velato il suo limite spostandolo tutto sull'altro (!). E sapete qual è stato il suo velo? La sua maschera? Lo STRAFARE RELIGIOSO: digiuna due volte alla settimana, mentre il libro del Levitico (al cap, 16) chiedeva di digiunare solo una volta l'anno, nel giorno dell'espiazione; dice di pagare la decima su tutto ciò che possiede, mentre la Torah chiedeva di pagare la decima su ciò che si aveva prodotto.

Così il fariseo incontra se stesso, mentre il pubblicano ha incontrato Colui che Giustifica... La battaglia più grande ce la giochiamo proprio fra il pubblicano e il fariseo che sono in noi... E a tal proposito, come compagno di viaggio ancora una volta la Liturgia ci affianca san Paolo: "Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede". Quali sono le mie corse quotidiane? Verso chi, verso cosa? Verso il piedistallo?

Il Signore ci conceda di conservare e far crescere la fede in Colui che giustifica, e che porta a dire: "Il Signore mi libererà da ogni male e mi porterà in salvo nei cieli, nel suo regno; a lui la gloria nei secoli dei secoli".


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